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Sud del Libano, missione italiana sotto pressione: quando la pace diventa zona grigia – IL VIDEO

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Libano: dalla base di Shama i caschi blu italiani affrontano attacchi diretti. La missione UNIFIL rischia di trasformarsi in un fragile equilibrio tra deterrenza e conflitto

Sud del Libano, missione italiana sotto pressione: quando la pace diventa zona grigia – IL VIDEO

Libano: dalla base di Shama i caschi blu italiani affrontano attacchi diretti. La missione UNIFIL rischia di trasformarsi in un fragile equilibrio tra deterrenza e conflitto

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Sud del Libano, missione italiana sotto pressione: quando la pace diventa zona grigia – IL VIDEO

Libano: dalla base di Shama i caschi blu italiani affrontano attacchi diretti. La missione UNIFIL rischia di trasformarsi in un fragile equilibrio tra deterrenza e conflitto

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Nel sud del Libano, la missione UNIFIL si trova oggi a un bivio critico. Gli ultimi episodi confermano che il confine tra presenza di pace e realtà di guerra è diventato labile: una colonna della Brigata Sassari, diretta da Shama a Beirut, è stata bersagliata a pochi chilometri dalla base. I proiettili hanno colpito pneumatici e paraurti dei mezzi, costringendo i caschi blu a fare immediato rientro. Nessun militare è rimasto ferito, ma la tensione è alle stelle.

Questo episodio segue di pochi giorni l’attacco a razzo alla stessa base, che aveva già danneggiato infrastrutture senza causare vittime.

L’attacco si inserisce in un’escalation più ampia lungo la Blue Line, dove gli scontri tra Israele e milizie filoiraniane stanno mettendo sotto pressione l’intero dispositivo delle Nazioni Unite. Sempre più spesso le basi UNIFIL finiscono esposte, direttamente o indirettamente, al fuoco incrociato.

In questo contesto, il ruolo degli italiani a Shama resta centrale: oltre al comando del settore Ovest, assicurano pattugliamenti, monitoraggio del cessate il fuoco e supporto alla popolazione civile. Ma le condizioni operative sono ormai profondamente mutate, con margini di sicurezza ridotti e attività sempre più condizionate dal deterioramento del quadro sul terreno.

Sul piano politico e diplomatico, la reazione italiana è stata immediata. Il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha ribadito con fermezza la linea del governo: “A Israele glielo abbiamo fatto capire in maniera molto chiara: i soldati italiani non si toccano”.

Sul piano operativo, la missione italiana è formalmente prevista fino a dicembre 2026, ma non si esclude una conclusione anticipata se il livello di rischio dovesse ulteriormente crescere o in assenza di un rafforzamento del mandato UNIFIL. Parallelamente, restano pronti i piani di esfiltrazione, predisposti per garantire un’evacuazione rapida del contingente in caso di peggioramento irreversibile della sicurezza.

Dopo l’attacco alla base e il fuoco contro la colonna in movimento, però, il quadro è già cambiato: la missione non si muove più in un contesto di semplice interposizione, ma in uno scenario in cui anche gli spostamenti logistici diventano bersagli. Ed è proprio questo il segnale più preoccupante: quando persino lasciare una base diventa un rischio, significa che il confine tra presenza di pace e zona di guerra è ormai stato superato.

Di Annalisa Iannetta

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