Ticket a 9 euro, un successo con molte ombre
| Esteri
A Berlino l’iniziativa dell’ abbonamento scontato sui mezzi pubblici è stato un successo e i cittadini ne chiedono il prolungamento.

Ticket a 9 euro, un successo con molte ombre
A Berlino l’iniziativa dell’ abbonamento scontato sui mezzi pubblici è stato un successo e i cittadini ne chiedono il prolungamento.
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Ticket a 9 euro, un successo con molte ombre
A Berlino l’iniziativa dell’ abbonamento scontato sui mezzi pubblici è stato un successo e i cittadini ne chiedono il prolungamento.
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Berlino – Dopo tre mesi e 52 milioni di abbonamenti venduti si è conclusa l’esperienza del cosiddetto ticket a 9 euro, il biglietto con cui si poteva viaggiare a bassissimo prezzo (appunto 9 euro al mese) su tutti i mezzi pubblici urbani di qualsiasi città tedesca e sui treni locali e regionali. Una misura, al pari dello sconto sui carburanti (anch’esso andato in pensione con l’inizio di settembre), varata a giugno dal governo per attenuare l’esplosione dei costi dell’energia e anche per incentivare i cittadini a preferire il trasporto pubblico rispetto a quello privato.
Il bilancio finale è ambivalente, tanto variegato quante sono le prospettive da cui lo si può valutare. Per cittadini e associazione delle aziende di trasporto è stato un grande successo. Ai 52 milioni di nuovi ticket vanno infatti aggiunti gli oltre 10 milioni di abbonati che hanno ricevuto automaticamente il biglietto scontato nei tre mesi estivi. Secondo i dati raccolti dall’associazione, i mezzi pubblici hanno registrato un miliardo di viaggi in più al mese, il 10% dei quali sarebbe stato altrimenti effettuato in auto. Un acquirente su cinque è stato un nuovo cliente. Numeri che, inquadrati nell’ottica della lotta ai cambiamenti climatici (tema predominante nel dibattito pubblico tedesco prima che si abbattessero crisi energetica e inflazione), significano un risparmio di 1,8 milioni di tonnellate di CO2 tra giugno e agosto. L’effetto, spiegano gli esperti, che si avrebbe se sulle autostrade tedesche venisse imposto un limite di velocità per un anno.
Dalle prime analisi di altre istituzioni emerge però un bilancio più in chiaroscuro. «Dagli studi condotti finora, è possibile individuare solo un leggero spostamento dalla strada al trasporto pubblico, pari al massimo al due o tre per cento» afferma Christian Böttger, esperto di ferrovie presso l’Università di Scienze Applicate di Berlino. Una percentuale che contrasta con quella del 10% fornita dalle aziende del settore. Chi studia il comportamento degli utenti di mezzi di trasporto, come gli esperti dell’Università Tecnica di Monaco, tende a evidenziare un effetto certamente positivo, ma più nel senso di una maggiore integrazione fra mezzo pubblico e privato che di una vera e propria sostituzione.
Chi invece festeggia la fine dell’esperimento è il personale dei trasporti, specie quello delle ferrovie. Il sindacato di categoria ha denunciato per settimane le condizioni insufficienti dei treni: vagoni super affollati, toilette in tilt, ritardi e coincidenze saltate. Una débâcle che potrebbe avere effetti fatali sull’attrattività futura del trasporto pubblico. È su questo aspetto, più che sul costo del servizio, che si gioca il futuro della mobilità in Germania. «Il sistema è davvero al limite» ha concluso Böttger, che per la sola ferrovia ipotizza un arretrato di investimenti in nuove costruzioni ed espansioni di circa 150 miliardi di euro: «Ma il governo è molto, molto lontano dal fornire questi investimenti».
I cittadini però ci hanno preso gusto e così l’esecutivo sta valutando un’offerta strutturale sul trasporto pubblico che sia anche economicamente sostenibile nel lungo periodo. La soluzione può arrivare da un co-finanziamento di Federazione e Länder e il ministro dei Trasporti Volker Wissing vuole capire quanto le singole regioni siano pronte a investire.
Di Pierluigi Mennitti
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