Trentini e Burlò liberi! Gioia, successo diplomatico e consapevolezza del grande gioco
La splendida notizia come la liberazione dei nostri connazionali Alberto Trentini e Mario Burlò è quanto di meglio ci si possa aspettare un lunedì mattina
Trentini e Burlò liberi! Gioia, successo diplomatico e consapevolezza del grande gioco
La splendida notizia come la liberazione dei nostri connazionali Alberto Trentini e Mario Burlò è quanto di meglio ci si possa aspettare un lunedì mattina
Trentini e Burlò liberi! Gioia, successo diplomatico e consapevolezza del grande gioco
La splendida notizia come la liberazione dei nostri connazionali Alberto Trentini e Mario Burlò è quanto di meglio ci si possa aspettare un lunedì mattina
Cominciare una nuova settimana, in un periodo così difficile e doloroso, con una splendida notizia come la liberazione dei nostri connazionali Alberto Trentini e Mario Burlò è quanto di meglio ci si possa aspettare un lunedì mattina. Banale, ce ne rendiamo conto, ma onesto e sincero.
Perché un conto è la sensazione che si fosse vicini alla svolta decisiva, dopo le aperture del nuovo governo venezuelano e il rilascio di un primo folto gruppo di prigionieri politici anche stranieri, un altro fare i conti con una liberazione che sembrava non arrivare mai.
E, dopo 420 giorni, anche un minuto pesa come un macigno. Quindi gioia, consapevolezza dell’enorme lavoro diplomatico svolto e anche che quest’ultimo non sarebbe riuscito a ottenere il risultato del ritorno a casa di Alberto Trentini e Mario Burlò, senza la deposizione, la cattura e il trasferimento negli Stati Uniti d’America dell’ormai ex dittatore Nicolas Maduro.
Questo è un fatto: a Caracas comandano gli stessi di prima, lo abbiamo scritto e riscritto più volte, è evidente nei nomi, nei volti, nella realtà di un Paese ridotto allo stremo e alla fame.
Però, questi stessi ex amici del dittatore in galera a New York ora devono capire come sopravvivere sotto il protettorato annunciato dal Presidente degli Stati Uniti Donald Trump e per questo hanno dato disco verde alla liberazione dei detenuti, tanto per cominciare stranieri.
Puro calcolo e cinismo estremo, applicati alla politica interna ed estera, lo sappiamo bene, ma quello che conta è innanzitutto il risultato. La liberazione di due persone in galera per più di un anno senza uno straccio di motivazione, accusa, neppure la prospettiva di un processo.
Un incubo assoluto. Per loro e le loro famiglie. Come non pensare agli anziani genitori di Alberto Trentini, finalmente tornati a respirare in questo inferno in terra che deve essere stato l’ultimo anno.
Poi, c’è la consapevolezza che le cose non cambiano per miracolo, che la gioia onesta e partecipata di un intero Paese per il ritorno a casa di due connazionali purtroppo non ha un rilievo e non può averlo rispetto ai destini di un popolo che resta di fatto prigioniero di una cricca improponibile e ora deve sperare che gli Stati Uniti siano in grado di costruire nella loro patria un’alternativa se non democratica – ci sembrerebbe francamente troppo, considerate le premesse – almeno preferibile all’era Maduro e all’incredibile miseria morale e materiale generata da decenni di chavismo.
Si torna sempre a quelle esigenze di strategia e consapevolezza che richiamavamo questa mattina, parlando sia di Venezuela che di Iran.
di Fulvio Giuliani
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- Tag: esteri
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