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Trump, Carlo e la relazione speciale risorta… per poco

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Con la presidenza Trump, le certezze valgono quello che valgono (non proprio molto) e ne abbiamo avuto l’ennesima dimostrazione ieri pomeriggio

Trump, Carlo e la relazione speciale risorta… per poco

Con la presidenza Trump, le certezze valgono quello che valgono (non proprio molto) e ne abbiamo avuto l’ennesima dimostrazione ieri pomeriggio

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Trump, Carlo e la relazione speciale risorta… per poco

Con la presidenza Trump, le certezze valgono quello che valgono (non proprio molto) e ne abbiamo avuto l’ennesima dimostrazione ieri pomeriggio

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Solo ieri ci soffermavamo sui rischi di una politica basata sull’interpretazione soggettiva della realtà – a voler essere ottimisti e delicati – che in Donald Trump trova il suo campione. Abbiamo sottolineato l’enorme pericolo insito nel giocare con la credibilità delle istituzioni, mentre ormai viviamo ammorbati da veleni e insulti.

Tutto cambia in questa convulsa fase storica, intanto, in modi che lasciano esterefatti chi come noi è cresciuto consapevole della delicatezza della geopolitica, ma pur sempre convinto che l’Occidente fosse la nostra “casa”, il riferimento e in definitiva il nostro rifugio.

Con la presidenza Trump, le certezze valgono quello che valgono (non proprio molto) e ne abbiamo avuto l’ennesima dimostrazione ieri pomeriggio: in teoria, le parole di profondo rispetto pronunciate dal Presidente degli Stati Uniti nei confronti di re Carlo III in visita ufficiale a Washington avrebbero – se non archiviato le recenti tensioni fra Casa Bianca e Downing Street – almeno ridotto le distanze.
In particolare, Trump è tornato a rispolverare la “relazione speciale” con Londra, facendone un pilastro delle relazioni degli Stati Uniti in America.

Peccato che negli stessi minuti in cui risuonavano le salve di cannone in onore del sovrano, il nuovo ambasciatore di sua maestà a Washington assurgeva alle cronache per una registrazione malandrina. Nel file si sente sir Christian Turner (succeduto al molto discusso Peter Mandelson) archiviare senza troppi complimenti la medesima “relazione speciale”, sostenendo che l’unica ancora esistente è quella fra l’amministrazione Trump e Israele. Boom.

Sembrano pettegolezzi, cose piccole rubacchiate qui e là, in realtà sono la fotografia dello tsunami rappresentato da Trump non solo nella politica globale, ma in particolare nell’anima dell’Occidente.

I punti fermi non esistono più, le certezze sono evaporate. Si campa alla giornata, in un’eterna rappresentazione del super ego di un aspirante superuomo.

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