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Trump e le spacconate dello spaccone

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Negli ultimi giorni, Trump ha cominciato a stressare oltre misura la sua caratteristica tendenza a esagerare, teatralizzare, drammatizzare ogni cosa

Trump

Trump e le spacconate dello spaccone

Negli ultimi giorni, Trump ha cominciato a stressare oltre misura la sua caratteristica tendenza a esagerare, teatralizzare, drammatizzare ogni cosa

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Trump e le spacconate dello spaccone

Negli ultimi giorni, Trump ha cominciato a stressare oltre misura la sua caratteristica tendenza a esagerare, teatralizzare, drammatizzare ogni cosa

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Le bugie hanno notoriamente le gambe corte, ma le spacconate non sono da meno. Negli ultimi giorni, il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump – in evidente difficoltà strategica – ha cominciato a stressare oltre misura la sua caratteristica tendenza a esagerare, teatralizzare, drammatizzare ogni cosa. Oltre i suoi stessi, impressionanti standard.

Fregandosene in buona misura della realtà dei fatti, delle conseguenze delle proprie parole e del senso di equilibrio che andrebbe sempre mantenuto, ha esondato. Fa male a se stesso, alla sua amministrazione, alle alleanze durate 80 anni e ora… spaesate. A voler essere ottimisti e morigerati.

Già le parole sul petrolio avevano dell’incredibile: quel sorridere tutto soddisfatto di un eventuale prezzo schizzato a 200 $ al barile in conseguenza del blocco dello stretto di Hormuz “Perché porterebbe solo maggiori guadagni agli Usa”,
in quanto Paese produttore di greggio. Una spacconata bella e buona, come accennato in apertura, del tutto fuori luogo considerato l’impatto globale di una crisi del genere e anche quello elettorale interno in vista delle elezioni di mid term di novembre.

Poi, il “capolavoro”, quando ieri hai invitato armatori, capitani e equipaggi delle navi bloccate a Hormuz dalla reazione iraniana agli attacchi americani e israeliani a “Tirar fuori le p…” e attraversare lo Stretto.

Come se dovessero essere costoro a risolvere il problema creato dalla totale assenza di una strategia degna di questo nome, di una exit strategy che non preveda di affidarsi a Putin e domani magari ai cinesi. Un disastro strategico che ha anche costretto il governo italiano a chiarire di non aver intavolato alcuna trattativa insieme alla Francia per riaprire alle proprie navi lo stretto di Hormuz.

La guerra è sempre una iattura, ma una guerra senza strategia, scopo e via d’uscita è solo la madre di altri confetti, crisi e sconvolgimenti del tutto imprevedibili.

di Fulvio Giuliani

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