Trump, exit strategy da Minneapolis: contentini e attacchi
Donald Trump canta vittoria nel commentare l’indecente e crudele operazione lanciata dagli uomini mascherati dell’Ice a Minneapolis
Trump, exit strategy da Minneapolis: contentini e attacchi
Donald Trump canta vittoria nel commentare l’indecente e crudele operazione lanciata dagli uomini mascherati dell’Ice a Minneapolis
Trump, exit strategy da Minneapolis: contentini e attacchi
Donald Trump canta vittoria nel commentare l’indecente e crudele operazione lanciata dagli uomini mascherati dell’Ice a Minneapolis
Punto primo: Donald Trump canta vittoria e canterà sempre più vittoria con il passare delle ore, nel commentare l’indecente e crudele operazione lanciata dagli uomini mascherati dell’Ice a Minneapolis.
Il Presidente degli Stati Uniti non può accettare nulla di diverso che raccontare ai suoi sostenitori una storia di perenne successo e trionfo, anche davanti alla più sconcertante evidenza di un fallimento che lo sta costringendo ad una scomposta e imbarazzante retromarcia. Comunque, la si pensi.
La tattica di sempre: raccontare balle, sottoforma di “realtà alternativa“.
Ora che il pagliaccio in capo delle milizie mascherate, Greg Bovino, è pronto a essere licenziato sotto forma di messa a riposo per sopraggiunti limiti della pensione, Donald Trump ha bisogno di costruire una exit strategy vincente ai suoi occhi. L’ha cominciata commentando l’altro ieri in modo molto positivo la telefonata con il governatore del Minnesota Tim Walz, un uomo che per giorni lo ha ricoperto di contumelie dopo gli assassini di Renee God e Alex Pretti.
Narrazione pura, mentre è fondamentale per la Casa Bianca dare qualche contentino alle folle inferocite e spostare l’attenzione su altro. Cosa possa essere lo scopriremo solo vivendo, come si diceva un tempo. Di sicuro, nessuno può dormire sonni tranquilli.
C’è un aspetto che ieri avevamo richiamato e che oggi vogliamo tornare a sottolineare: nelle allucinanti provocazioni degli uomini delle milizie mandate da Trump a investire come un uragano Minneapolis c’era e c’è il germe di qualcosa di terribile.
Nonostante le letture accomodanti – che non mancano anche nella stampa italiana – non volerlo vedere, rifiutarsi di scorgere l’intenzione lucida di portare qualcuno a imbracciare le armi e far fuoco sugli agenti federali in maschera è estremamente pericoloso.
Che, oltretutto a 20° sotto lo zero, i cittadini di Minneapolis abbiano saputo mantenere un senso della misura nella protesta è straordinario. Va sottolineato e va ascritto anche a merito del sindaco Jacob Frey e del già citato governatore Walz, fermissimi nel respingere il tentativo trumpiano di generare caos.
Pronti a usare espressioni forti e colorite, apparendo in quelle circostanze però solo spontanei. Non vuotamente incendiari e sempre attenti nel richiamare il rispetto della legge e pretendere inchieste indipendenti da svolgere sugli omicidi di Good e Pretti, sfuggendo alla trappola tesa del caos per il caos. È stato fondamentale e c’è da augurarsi che si continui così.
Di Fulvio Giuliani
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