Trump, le balle e il veleno dei complotti
Neppure il tempo di mettere in sicurezza Donald Trump e di ascoltare la sua conferenza stampa alla Casa Bianca che è partita la sarabanda dei più fantasiosi complotti
Trump, le balle e il veleno dei complotti
Neppure il tempo di mettere in sicurezza Donald Trump e di ascoltare la sua conferenza stampa alla Casa Bianca che è partita la sarabanda dei più fantasiosi complotti
Trump, le balle e il veleno dei complotti
Neppure il tempo di mettere in sicurezza Donald Trump e di ascoltare la sua conferenza stampa alla Casa Bianca che è partita la sarabanda dei più fantasiosi complotti
La vicenda dell’attentato mancato di Washington non è solo una clamorosa prova fallita (di nuovo) dall’apparato di sicurezza preposto alla protezione dell’uomo più in vista sulla faccia della terra, il Presidente degli Stati Uniti d’America.
Gli avvenimenti della notte italiana fra sabato e domenica all’hotel Hilton di Washington hanno anche ricordato in modo clamoroso quanto ci stiamo abituando all’idea di non poter più credere a nulla. E questo è pericolosissimo. Proviamo a spiegare: neppure il tempo di mettere in sicurezza Donald Trump e di ascoltare la sua conferenza stampa alla Casa Bianca che è partita la sarabanda dei più fantasiosi complotti.
Gli ospiti della cena bruscamente interrotta erano ancora bloccati in albergo – qualcuno, come abbiamo documentato ieri, non disdegnavano i piatti mentre la gente cercava riparo sotto i tavoli – e già abbondavano le teorie cospiratrici sul fallito attentato.
Null’altro, secondo i soliti bene informati, che una macchinazione orchestrata da Casa Bianca, FBI, Secret Service, Amministrazione e chi più ne ha più ne metta, per spaventare l’opinione pubblica e farla raccogliere intorno a Trump in evidente crisi di consensi.
Prove? Sostanzialmente nessuna, se non l’interpretazione di qualche post su X vecchio di tre anni o un sorriso fuori posto del ministro della Guerra americano Hegseth, uno che sorride praticamente sempre fuori posto. Le prove comunque non servono, è più che sufficiente il sospetto.
L’idea che ci debba essere per forza qualcosa di marcio, che qualcuno abbia ordito una manovra ai danni del popolo bue. Si badi, il sospetto si annida spesso fra i più fanatici dei propri sostenitori, come adesso nei maga. Non ci riteniamo degli ingenui, ma questo modo di pensare non porta nulla di buono: il crollo della credibilità delle istituzioni e di chi le rappresenta è un problema di tutti. Maggioranza, opposizione e quale sia il nostro voto.
Una responsabilità che ricade in buona misura su politici come Donald Trump e sulla manipolazione ossessiva della realtà via social. Lo schema lo conosciamo: si alza in modo folle il livello dello scontro e poi si accusa l’avversario di esserne responsabile. Condizione ideale per dar fiato ai peggiori complottisti su piazza.
di Fulvio Giuliani
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