Trump, l’Iran e il perenne ritorno alla “casella del via”
Tra annunci contradittori e negoziati paralizzati, la guerra in Iran torna ogni giorno al punto di partenza
Trump, l’Iran e il perenne ritorno alla “casella del via”
Tra annunci contradittori e negoziati paralizzati, la guerra in Iran torna ogni giorno al punto di partenza
Trump, l’Iran e il perenne ritorno alla “casella del via”
Tra annunci contradittori e negoziati paralizzati, la guerra in Iran torna ogni giorno al punto di partenza
La sensazione è quello di uno sfinente e tragico gioco dell’oca. La guerra in Iran non solo non si risolve, non solo lo stretto di Hormuz resta desolatamente bloccato – ostaggio delle tattiche contrapposte di iraniani e amministrazione Trump – più in generale questo ritorno giorno dopo giorno alla “casella del via” lascia senza fiato.
Perché sono settimane che andiamo ripetendo quanto Donald Trump si sia infilato in un cul de sac senza avere la più pallida idea di come venirne fuori.
Non vogliamo aver ragione e non ci riteniamo particolarmente intelligenti – nel caso specifico, è più che sufficiente un’intelligenza appena sotto la media per comprendere cosa stia accadendo – ma siamo colpiti dal procedere a zig-zag o un passo avanti e due indietro in questa storia drammatica e inconcludente.
Per giorni, pur coltivando tutti i dubbi e le perplessità cui accennavamo, abbiamo riportato un sentimento di cauto ottimismo. Era solo cronaca delle parole e dei pensieri che piovevano da Washington.
Ieri, tutto è tornato a incartarsi quasi del tutto, al punto che risulta superfluo fare il riassunto delle puntate precedenti. Ogni giorno ci può portare una “verità” e il suo esatto opposto e il senso di impotenza cresce.
Diventa angosciante, ci sia consentito sottolinearlo, pensando alla popolazione iraniana. Un soggetto completamente uscito di scena, ignorato, finito – se va bene – a fare da muta e tragica comparsa.
Non sappiamo quale sarà la soluzione o a quale compromesso si approderà. A meno di un’implosione del regime, gli iraniani resteranno in mano agli aguzzini di sempre e non riusciamo a dimenticare le pompose parole di speranza in un futuro diverso e migliore che furono spese all’inizio di questa scriteriata guerra senza strategia.
Di Fulvio Giuliani
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