Trump: minacce e retromarce sulla Groenlandia. Circo a Davos
Dopo aver minacciato fuoco e fiamme sul palco di Davos, poco dopo Trump ha annunciato che sulla Groenlandia “è tutto a posto”
Trump: minacce e retromarce sulla Groenlandia. Circo a Davos
Dopo aver minacciato fuoco e fiamme sul palco di Davos, poco dopo Trump ha annunciato che sulla Groenlandia “è tutto a posto”
Trump: minacce e retromarce sulla Groenlandia. Circo a Davos
Dopo aver minacciato fuoco e fiamme sul palco di Davos, poco dopo Trump ha annunciato che sulla Groenlandia “è tutto a posto”
Come si può concedere una qualsiasi credibilità al Presidente degli Stati Uniti Donald Trump in questa turbolenta e incredibile fase storica?
Dopo aver minacciato fuoco e fiamme, compresi i toni di ieri pomeriggio parlando per un’eternità dal palco del World Economic Forum di Davos, all’ora di cena ha annunciato che sulla Groenlandia è “tutto a posto”.
L’accordo è (sarebbe) stato trovato, al termine di un incontro con il segretario generale della Nato Rutte, già segnalatosi per alcune memorabili leccate di parti non proprio nobili del Presidente nei mesi scorsi. Magia. Ha spiegato Donald Trump: “Ho ottenuto tutto quello che volevo“. Ma cosa, di grazia?
Considerato che per mesi, anzi un anno esatto perché nel giorno dell’insediamento aveva cominciato a ripetere ossessivamente di volere a tutti i costi l’isola, ieri sera ha raccontato la balla gigantesca persino per lui di avere – ripetiamo – ottenuto tutto.
Considerato che non ci risulta l’abbia invasa e neppure acquistata nelle ultime 12 ore dalla Danimarca, la Groenlandia resta esattamente dov’era e Trump non ho ottenuto proprio nulla di diverso da quanto sancito da trattati ultradecennali e che già consentono agli Stati Uniti d’America un’ampia possibilità di manovra nell’Artico.
Anche i dazi, ancora una volta, sono scomparsi: ci riferiamo a quelli supplementari minacciati nei confronti dei Paesi che avevano mandato dei mini contingenti militari in Groenlandia come segnale politico al capo della Casa Bianca.
Per farla breve, ieri sera è tornato Taco Trump, ma magari già oggi pomeriggio tornerà quello che minaccia e utilizza toni inaccettabili nei confronti degli alleati storici degli Stati Uniti d’America.
C’è poco da tirare sospiri di sollievo. C’è da mettersi le mani nei capelli e provare un timore profondo per l’instabilità dell’uomo più potente e forse oggi più pericoloso della terra.
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