Trump minaccia, l’Europa deve reagire: cosa non è negoziabile
L’Europa deve saper reagire agli squilibri di Trump: è bene che prevalga il linguaggio diplomatico, anche con chi lo oltraggia
Trump minaccia, l’Europa deve reagire: cosa non è negoziabile
L’Europa deve saper reagire agli squilibri di Trump: è bene che prevalga il linguaggio diplomatico, anche con chi lo oltraggia
Trump minaccia, l’Europa deve reagire: cosa non è negoziabile
L’Europa deve saper reagire agli squilibri di Trump: è bene che prevalga il linguaggio diplomatico, anche con chi lo oltraggia
Possiamo anche girarci attorno e non volere ammettere con noi stessi quello che i nostri sensi ci restituiscono, ma il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, mostra elementi di squilibrio. Nei rapporti internazionali è bene che prevalga il linguaggio diplomatico, anche con chi lo oltraggia, sicché non va chiesto a nessun governante di metterla in quei termini. Non di meno il problema esiste e si deve essere reagenti, non acquiescenti. Per salvare quel che di prezioso c’è nei rapporti atlantici.
Ieri è stata resa pubblica una lettera inviata da Trump al capo del governo norvegese, Jonas Gahr Støre: «Poiché il vostro Paese ha deciso di non assegnarmi il Premio Nobel per la Pace, nonostante abbia contribuito a fermare più di otto guerre, non mi sento più tenuto a pensare esclusivamente alla pace». Parole che contengono una miniera di squilibri: a. la confusione fra questioni personali e rapporti internazionali; b. l’idea che si indirizzi la politica a ottenere riconoscimenti, in mancanza dei quali si cambia la politica; c. il presupposto che tutto dipenda dall’imposizione dei governi, laddove quello norvegese non ha ruolo nell’assegnazione dei Nobel. Uno strike che fa fuori i birilli del buonsenso e della buona creanza. Non si può e non si deve reagire con l’ipocrisia.
I rapporti internazionali sono utili anche alla convenienza e agli affari, così come il linguaggio fra governanti può essere improntato alla franchezza. Sostenere che tutto discenda dai nobili ideali e dai salamelecchi sarebbe falso e ipocrita. Ma se l’idea che una vittoria democratica comporti la conversione di tutti al credo dell’eletto rimette indietro il tempo alla Pace di Augusta (1555), quella di potere infrangere le sovranità statali in base alla convenienza di un governante cancella la pace di Vestfalia (1648), che prese le statualità come soggetti della politica internazionale e rimane la base su cui si regge l’intera attività diplomatica. Se si rompe quell’equilibrio, come la Russia ha fatto in Ucraina, la conseguenza è la guerra. E una pace si negozia ricostruendo i confini che tornano a far valere la sovranità delle statualità. Se si sostiene che la Groenlandia mi serve e quindi me la piglio, si ritorna fra il 1555 e il 1648. In guerra.
Va evitato, naturalmente. Per questa ragione l’Unione Europea può ben far valere il merito di avere operato per salvaguardare la pace e l’alleanza fra le due sponde atlantiche accettando, nel luglio scorso, un iniquo (ma sostenibile) accordo sui dazi. Von der Leyen fu criticata – anche per la visita sul campo da golf – ma il suo operato era condiviso ed è stato utile. Ora è diverso, non soltanto perché nuovi dazi sarebbero la dimostrazione che fare accordi è inutile se una delle parti si sente libera di tradirli, ma anche perché l’idea di dazi differenziati fra europei è funzionale alla distruzione della sovranità europea. Va respinta, non è negoziabile.
Reagire significa allargare all’esterno le aree di libero scambio – come appena fatto con il Mercosur – e accelerare all’interno la capacità autonoma di difesa. Capacità che si spera non sia mai utilizzata, ma necessaria perché l’incapacità è già utilizzata da intemerate di questo tipo. La sostenibilità economica o è europea o non esiste, il che comporta che la sovranità stessa è europea o non esiste. Con quel che consegue anche sui mercati finanziari.
Ciò pone un problema interno ai Paesi europei, che poi si specchia nel mondo: i nazionalisti, al tempo presente ribattezzati sovranisti, possono essere concordi e alleati fra di loro solo se a vincere sono gli altri, globalisti e multilateralisti, ma quando uno di essi vince cerca la forza di imporsi agli altri e quando vincono in due si faranno la guerra. Giorgia Meloni sembra averlo capito, ma serve di più: si deve dirlo, anche a costo di smentire quello che si disse fino a ieri. Altrimenti si arreca danno al proprio Paese e alla sovranità nazionale. L’equilibrismo è impossibile e nocivo, quando lo squilibrio è manifesto.
di Davide Giacalone
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