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title: "Trump: &#8220;Ho chiesto a Putin di evitare un massacro delle truppe ucraine&#8221;. E Kiev smentisce il tycoon. Il presidente russo: &#8220;L&#8217;Ucraina deponga le armi&#8221;"
description: "Donald Trump: \"Ho chiesto con forza al presidente russo Vladimir Putin che le vite dei soldati ucraini vengano risparmiate\""
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date: 2025-03-14
modified: 2025-03-15
author: Mario Catania
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categories: [Esteri]
tags: [guerra, Putin, russia, Trump, Ucraina, usa, zelensky]
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# Trump: &#8220;Ho chiesto a Putin di evitare un massacro delle truppe ucraine&#8221;. E Kiev smentisce il tycoon. Il presidente russo: &#8220;L&#8217;Ucraina deponga le armi&#8221;

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2025-03-14 11:02:36

2025-03-14 10:02:36

Le parole di Putin non cambiano in niente la situazione dell’Ucraina, il rifiuto è indirizzato a Donald Trump

La guerra in Ucraina è in corso da più di tre anni. Né nel suo inizio né nella condotta russa c’è nulla che abbia a che vedere con il diritto internazionale e con le regole che presiedono ai conflitti: quello russo è terrorismo di Stato. Gli ucraini non hanno chiesto alcuna tregua, hanno acceduto a una pressione (e che pressione) americana. Quindi le parole di Putin non cambiano in niente la situazione dell’Ucraina, il rifiuto è indirizzato a Donald Trump.

Pensava di avere le carte ed è finito incartato. Lo avevamo anticipato: se Putin accetta la tregua dimostra debolezza e se non accetta mette nei guai il presidente americano. E per avere chiaro il contesto, prima ancora che le parole di Putin aiutano quelle di un suo vassallo, giunto a Mosca per incontrarlo. Ha detto Alexander Lukashenko, despota della Bielorussia: «So per certo che gli americani non hanno alcun piano per il conflitto ucraino, assolutamente nulla». Il personaggio è tale che ci mette niente a smentirsi o a rincarare la dose, ma essendo escluso che parli senza autorizzazione dal Cremlino, è difficile immaginare una più profonda offesa all’indirizzo della Casa Bianca.

Provando a razionalizzare la condotta del presidente americano, qualcuno si è spinto a sostenere che se aveva definito Putin come degno di «fiducia» e previsto la sua «generosità», Trump non faceva altro che mettere in campo la sua mitica capacità negoziale. Poche ore prima che Putin parlasse aveva precisato che se fosse giunto un rifiuto della tregua ci sarebbero state «sanzioni devastanti». Il rifiuto è arrivato, sebbene incartato dentro un improbabile ragionamento secondo cui quella cui si deve puntare non è una sospensione del conflitto ma una sua risoluzione duratura. Quale? Putin ha subito chiesto di incassare un altro risultato: ne parlerò direttamente con Trump. Il che comporta un ulteriore prezzo per quest’ultimo. Non che, anche lui, abbia particolari problemi a smentirsi e contraddirsi, ma c’è un punto oltre il quale anche il più affezionato pubblico capisce che financo Lukashenko potrebbe avere ragione.

Volendo escludere che la giravolta della Casa Bianca abbia preso corpo sulla base di una reale e umana ammirazione – quasi una fascinazione – per il dittatore russo, sempre compiendo degli sforzi di razionalizzazione si è supposto che lo scopo fosse quello di dividere la Russia dalla Cina, quest’ultima individuata come il reale antagonista. Ma il tentativo, se era quello, è andato a vuoto e i legami sono stati riconfermati dall’una e dall’altra parte. La ragione è anche di tipo economico, visto che la macchina produttiva russa è oramai in grado di generare soltanto armi e guerra. Fra il 2022 e il 2023 le esportazioni russe in Unione Europea sono diminuite di 150 miliardi (prendano nota, quelli che ripetevano le veline sull’inefficacia delle sanzioni), mentre le esportazioni verso la Cina e l’India sono salite di 70 miliardi. Quindi la ricca Cina (per giunta con l’India) non ha compensato neanche la metà delle perdite russe. Ma senza quei 70 miliardi il crollo sarebbe stato ancora più rovinoso e forse fatale. Per giunta la Russia così ridotta pone un evidente problema all’Occidente. Quindi o si negozia con Pechino – che gode – o ci si può scordare di negoziare per dividerli. E anche questa è una sconfitta che Washington incassa.

Gli ucraini sono certamente esausti, ma determinati a combattere. A oggi il territorio occupato dai russi è inferiore a quello che occuparono all’inizio. Il Kursk nel quale ‘avanzano’ è casa loro e a combattere sono i coreani. La propaganda della grande potenza russa è fuffa. Ma in queste condizioni la guerra potrà durare all’infinito. Né si predispone a negoziare un Putin che rifiuta forze di interposizione e chiede quale sia la garanzia che l’eventuale tregua non sia violata, sapendo che a violarla sarà lui che la guerra l’ha iniziata.

Se a Washington si fidano ancora della sua generosità, non resta loro che inviargli degli aiuti. In concorrenza con la Cina.

di Davide Giacalone

Ucraina, Putin e Trump: incartati

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2025-03-14 11:11:48

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2025-03-14 14:09:59

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C’è una guerra che Trump, che in meno di due mesi ha già scatenato uno “tsunami”, sembra aver già vinto. È la guerra delle uova

C’è una guerra che Donald Trump, che in meno di due mesi ha già scatenato uno “tsunami”, ha già vinto, senza minacce né ricorso alla voce grossa. È la guerra delle uova. Poco nota al di fuori dei confini degli States, non è passata invece inosservata agli americani. Per i più distratti è comunque arrivato l’annuncio ufficiale del 47esimo Presidente statunitense tramite gli account social della Casa Bianca: “Egg prices pungle nearly 2$. Now lower than when Trump took office”. Insomma, le uova sono tornare ad avere prezzi accessibili, più bassi di quando The Donald si è insediato alla Casa Bianca. A chi è pronto a sorridere, va ricordato che la faccenda ha anche dei risvolti esteri e, in particolare, tocca i già delicati rapporti con il Messico, oltre ad avere un certo peso nelle tasche degli americani.

Considerando l’alto consumo di questo alimento negli USA, infatti, il caso non sarebbe già di per sé di poco conto. Se poi si aggiunge che la “caccia alle uova” sembrava iniziata ben prima del tradizionale periodo di Pasqua, ecco spiegato l’interesse per l’annuncio. Da tempo, infatti, era diventato impossibile trovare uova nei supermercati: colpa dell’influenza aviaria di cui si registra un’epidemia negli Stati Uniti. Le poche in circolazione aveva visto schizzare i prezzi da 2-3 dollari per una confezione da 12 uova (il minimo standard Oltreoceano) fino a oltre 12 dollari per i prodotti di alta gamma cage free e organic, comprese le immancabili tasse da applicare ai costi in etichetta.

Fiutando il business, i contrabbandieri avevano iniziato ad alimentare il mercato nero, come dimostrato dall’aumento del 29% di sequestri al confine tra Messico e USA. Il paradosso è che nel frattempo sono calati i fermi di clandestini lungo la stessa linea di demarcazione, a causa dei maggiori controlli e del rischio di rimpatrio immediato per i migranti illegali. Se la tensione su questo fronte, però, resta alta, almeno la “guerra delle uova” sembra arrivata alla conclusione. Con un annuncio ufficiale la segretaria all’Agricoltura, Brooke Rollins, ha fatto sapere che il prezzo è sceso, grazie a quella che viene definita la “biosafety strategy contro l’H5N1” messa in campo dall’Amministrazione Trump.

Si tratta di un piano da 1 miliardo di investimenti per ridurre i costi delle uova e limitare la diffusione dell’influenza aviaria. L’azione del Governo prevede anche l’importazione di 100 milioni di uova da mercati esteri, una maggior attenzione delle condizioni di sicurezza sanitaria negli allevamenti e fondi per la ricerca di un vaccino contro la malattia. Come spiegato dalla stessa Rollins, i primi effetti sono già evidenti: “Il prezzo medio di una confezione grande di uova – ha sottolineato Rollins - è sceso a 6,08$, come stimato dall’USDA”, ossia l’ente che monitora la grande distruzione. A inizio marzo avevano toccato il record di $8,95 dollari per i prodotti di fascia medio-bassa, dopo una corsa che già in occasione dell’Inaguration Day li vedeva oscillare poco sotto i 6,30$.

In realtà sugli scaffali oggi si trovano a prezzi che variano dai dai 4,50$ (in catene come Walmart) fino a una media di 6,97$ in supermercati come Kroeger o Trader’s Joe (a cui aggiungere sempre le tasse, quindi arrivando fino a circa 7.50$ alla confezione), per i prodotti biologici e con galline allevate a terra e uova non “sbiancate”. Secondo la USDA, comunque, in un anno il costo medio era cresciuto del 53%. Il New York Times conferma anche una crescita del 10,4% nel solo mese di febbraio, il che ha fatto correre ai ripari l’Amministrazione Trump. Considerando che generalmente a ridosso di Pasqua aumentano sempre consumi (e prezzi) delle uova, per si è evitato il peggio: il piccolo “sogno americano” della tradizionale Easter egg hunt è salvo. Per ora, appunto. 

di Eleonora Lorusso

"Guerra delle uova vinta? Forse sì o forse no: cosa non torna fra Trump e le uova"

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2025-03-14 14:16:51

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