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title: "La richiesta dell&#8217;Ucraina: &#8220;Fornitura illimitata di tutti i tipi di armi&#8221;"
description: "Una fornitura di armi \"illimitata e tempestiva\" per consentire all'Ucraina di battere la Russia ed evitare che la guerra si espanda in Europa"
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date: 2024-03-09
author: Ruggero Fontana
url: https://laragione.eu/esteri/ucraina-armi/
categories: [Esteri]
tags: [esteri, Ucraina]
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# La richiesta dell&#8217;Ucraina: &#8220;Fornitura illimitata di tutti i tipi di armi&#8221;

![ucraina armi](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/03/Evidenza-sito-940-1024x639.jpg)

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2023-01-17 16:45:57

2023-01-17 15:45:57

Ciò che è accaduto a Dnipro è terribile e inconcepibile. Il criminale Putin non si smentisce ma siamo noi che non dobbiamo assuefarci a questa carneficina

Il raid russo di domenica su Dnipro è stato terrificante, inconcepibile. Eppure, nella disumana insistenza con cui da 11 mesi le forze armate russe attaccano i civili ucraini, non è difficile scorgere un duplice disegno. Fallito, ma dalle spaventose conseguenze in termini umanitari e politici.

Guardiamo attoniti quel condominio sventrato da armi progettate per affondare portaerei e leggiamo di intere famiglie cancellate dalla faccia della terra, poche ore dopo la notizia infernale di una bambina di pochi anni stroncata da un infarto: non reggeva più il terrore quotidiano. La Russia, dunque, dà fondo alle proprie riserve di armamenti strategici, bruciandole in tattiche sempre più simili a quelle dei conflitti globali del XX secolo: terrorizzare la popolazione, nella speranza di fiaccare governi che si credeva di poter spazzar via in poco tempo. Tornando al presente, Mosca punta a costringere Kiev almeno ad accettare una trattativa sui pochi territori conquistati ed effettivamente controllati dall’armata. Un calcolo mostruosamente cinico e sbagliato, perché – come riportano tutte le cronache dai fronti di guerra e dal Paese aggredito – un dato è certo: i lutti, le sofferenze e le privazioni hanno cementificato giorno dopo giorno l’orgoglio di un popolo e la ferrea volontà di combattere.

Nelle stesse ore in cui un palazzo veniva sbriciolato da un’arma progettata per intaccare la supremazia sui mari del nemico di sempre, gli Stati Uniti d’America, sono piovute le allucinate parole pronunciate con glaciale indifferenza al Cremlino: «Raggiunti gli obiettivi». A parlare è Vladimir Putin, il dittatore fuori controllo che avrebbe voluto chiudere la pratica in tre giorni e oggi canta vittoria per aver piantato la bandiera (anche se l’Ucraina smentisce) su un cumulo di macerie un tempo chiamato Soledar e perché un missile ha fatto strage di civili in una città ben lontana dal fronte. Putin sa che non spezzerà l’Ucraina così, ma non ha altra strategia militare.

Quanto a noi, si rischia di pensare che non ci sia nulla di nuovo, nulla di diverso da settimane e settimane di orrori e sconfortante violenza inconcludente. Si rischia, in sostanza, di assuefarsi non solo all’idea di una guerra “perenne” nel Sud-Est del Paese, ma anche alla cadenza dei massacri di civili. Una specie di ineluttabilità, in questa scheggia impazzita di guerra novecentesca precipitata sulla nostra testa e sui nostri cuori. Non possiamo permettercelo, oltre che per intuitive ragioni di carattere morale e umanitarie, molto più prosaicamente perché ben presto – ed eccoci alla seconda parte del disegno strategico di Putin, l’unico in cui si possa vedere non solo brutalità fine a sé stessa – tutto l’Occidente sarà chiamato a prendere decisioni politicamente delicatissime nel sostegno all’Ucraina.

Se quest’ultimo non è in discussione, è certo che il governo di Volodomyr Zelensky chiederà ancora più armi, sempre più sofisticate e integrate nell’arsenale occidentale. Rispondere sì o no dipenderà anche da valutazioni sulle scorte di armamenti di qualità di tutti i Paesi interessati, compreso il nostro. Un conto, infatti, è parlare di fondi di magazzino o di vecchi carri armati di Paesi oggi nella Nato ed ex Patto di Varsavia. Un altro inviare sistemi di difesa aerea di ultima generazione, avanzatissimi carri Leopard II tedeschi (in efficienza ce ne sono ben pochi, ma questo è un altro discorso) o gli americani Abrams.

Sono scelte dalle ricadute politiche pesantissime. Alcune in grado di definire o comunque influenzare la politica estera per lungo tempo: un “di qua o di là”. Meglio prepararsi anche da noi a un dibattito serio e serrato, perché presto potrebbe non essere più sufficiente dire «Stiamo con l’Ucraina». Come, a quali prezzi politici e spendendo quanto per armare Kiev e non disarmare noi andrà spiegato nel dettaglio al Paese. Con il dovuto rispetto, altro che parlare del pieno di benzina.

di Fulvio Giuliani

Armare Kiev non a parole

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2023-01-18 15:23:32

2023-01-18 14:23:32

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2023-02-09 12:25:12

2023-02-09 11:25:12

Le prove eccezionali ed eroiche di persone assolutamente normali che, in Ucraina, sono state travolte dall'evento tragico di una guerra senza perché

Kyiv – La singolarità degli episodi realmente accaduti riportati in molti nostri articoli ha messo in evidenza vite di persone assolutamente normali che – travolte nella loro ordinaria quotidianità da eventi tanto tragici quanto improvvisi – hanno dato prova di qualità eccezionali ed eroiche. A rendere drammatica la vicenda che segue è invece il fatto che di storie come questa qui se ne ascoltano a decine.

Serhiy ha 43 anni, è nato a Donetsk ma quando nel 2014 la regione è stata invasa dai russi s’è visto costretto a emigrare. Lo scorso febbraio, quando era ormai chiaro che le truppe di Mosca avrebbero invaso l’Ucraina, si trovava con la famiglia nella sua casa a Irpen. Come molte altre persone riteneva quel sobborgo di Kyiv sicuro, credendo che l’aggressione russa sarebbe rimasta circoscritta al consolidamento dell’occupazione delle due regioni ucraine di cui il Cremlino intendeva riconoscere unilateralmente l’indipendenza.

LEGGI TUTTI GLI ARTICOLI DI “CRONACHE DI GUERRA”

Lasciati moglie e figli, Serhiy parte da solo in autobus alla volta di Donetsk per mettere in salvo la madre malata. Dal 2014 ha abituato la moglie Tetiana e i due bambini all’utilizzo del geotag tramite smartphone. In questo modo ciascun suo familiare è in grado di seguire lo spostamento degli altri, accertandosi della loro incolumità. Angosciato dall’incedere delle milizie russe verso la Capitale, nei giorni seguenti concorda con la moglie un tentativo di fuga. Tenendo traccia dei movimenti di ognuno, il 5 marzo Serhiy la vede allontanarsi con i figli e poi rientrare immediatamente: la colonna di 12 auto su cui stavano tentando d’allontanarsi da Irpen era stata colpita e i suoi cari avevano dovuto rifugiarsi in un seminterrato.

A quel punto l’unica via di fuga in auto è tentare di spingersi sulla E40 fino a Zhytomyr, ma per farlo occorre raggiungere prima Stoyanka. Le immagini delle auto distrutte e il bilancio provvisorio della mattanza russa diffusi dai media sono però spaventosi. Resta una sola possibilità: raggiungere Romanivka passando a piedi sotto il ponte appena distrutto. Un vicino di casa accetta di guidare l’auto di Tetiana avvicinando finché può al ponte lei, i due bambini e i nonni. Dal momento in cui l’uomo torna indietro dopo aver lasciato i cinque in prossimità del viadotto, Serhiy segue i movimenti dei propri cari tramite il segnale Gps. Vede così i bambini correre verso il cavalcavia distrutto, poi la moglie e infine il nonno seguirli più lentamente spingendo la carrozzina con la mamma di Tetiana. A quel punto il tracking s’interrompe.

Per ore Serhiy non riesce a mettersi in contatto con i familiari. Neppure i vicini di casa rispondono. La sera stessa, scorrendo la homepage del “New York Times”, riconoscerà in una fotografia lo zainetto della sua bambina dilaniato dalle schegge. Sebbene le altre immagini celino i volti dei civili caduti, dagli abiti intrisi di sangue riconosce uno a uno tutti gli altri familiari. Due video forniti dai giornalisti americani mostreranno incontrovertibilmente i loro ultimi istanti di vita, prima che vengano investiti da due colpi di mortaio sparati dagli invasori.

Noncurante delle minacce di morte da parte dei militari russi, Serhiy lascerà la Donetsk occupata e raggiungerà Kyiv, acconsentendo al trasferimento degli effetti personali dei propri cari presso la Corte europea dei Diritti dell’uomo come prova incontrovertibile degli orrendi crimini perpetrati dai russi.

di Giorgio Provinciali

A Kiev da umani a eroi

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2023-02-11 12:23:38

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