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title: "Ucraina, in Svizzera la conferenza di pace. L&#8217;irricevibile offerta di Putin"
description: "Sono una novantina i leader e ministri che si riuniscono oggi e domani in Svizzera per la conferenza di pace per l'Ucraina"
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date: 2024-06-15
author: Ruggero Fontana
url: https://laragione.eu/esteri/ucraina-in-svizzera-la-conferenza-di-pace-lofferta-di-putin/
categories: [Esteri]
tags: [esteri, russia, Ucraina]
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# Ucraina, in Svizzera la conferenza di pace. L&#8217;irricevibile offerta di Putin

![conferenza di pace](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/06/Evidenza-sito-1300-1024x639.jpg)

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2023-02-09 12:25:12

2023-02-09 11:25:12

Le prove eccezionali ed eroiche di persone assolutamente normali che, in Ucraina, sono state travolte dall'evento tragico di una guerra senza perché

Kyiv – La singolarità degli episodi realmente accaduti riportati in molti nostri articoli ha messo in evidenza vite di persone assolutamente normali che – travolte nella loro ordinaria quotidianità da eventi tanto tragici quanto improvvisi – hanno dato prova di qualità eccezionali ed eroiche. A rendere drammatica la vicenda che segue è invece il fatto che di storie come questa qui se ne ascoltano a decine.

Serhiy ha 43 anni, è nato a Donetsk ma quando nel 2014 la regione è stata invasa dai russi s’è visto costretto a emigrare. Lo scorso febbraio, quando era ormai chiaro che le truppe di Mosca avrebbero invaso l’Ucraina, si trovava con la famiglia nella sua casa a Irpen. Come molte altre persone riteneva quel sobborgo di Kyiv sicuro, credendo che l’aggressione russa sarebbe rimasta circoscritta al consolidamento dell’occupazione delle due regioni ucraine di cui il Cremlino intendeva riconoscere unilateralmente l’indipendenza.

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Lasciati moglie e figli, Serhiy parte da solo in autobus alla volta di Donetsk per mettere in salvo la madre malata. Dal 2014 ha abituato la moglie Tetiana e i due bambini all’utilizzo del geotag tramite smartphone. In questo modo ciascun suo familiare è in grado di seguire lo spostamento degli altri, accertandosi della loro incolumità. Angosciato dall’incedere delle milizie russe verso la Capitale, nei giorni seguenti concorda con la moglie un tentativo di fuga. Tenendo traccia dei movimenti di ognuno, il 5 marzo Serhiy la vede allontanarsi con i figli e poi rientrare immediatamente: la colonna di 12 auto su cui stavano tentando d’allontanarsi da Irpen era stata colpita e i suoi cari avevano dovuto rifugiarsi in un seminterrato.

A quel punto l’unica via di fuga in auto è tentare di spingersi sulla E40 fino a Zhytomyr, ma per farlo occorre raggiungere prima Stoyanka. Le immagini delle auto distrutte e il bilancio provvisorio della mattanza russa diffusi dai media sono però spaventosi. Resta una sola possibilità: raggiungere Romanivka passando a piedi sotto il ponte appena distrutto. Un vicino di casa accetta di guidare l’auto di Tetiana avvicinando finché può al ponte lei, i due bambini e i nonni. Dal momento in cui l’uomo torna indietro dopo aver lasciato i cinque in prossimità del viadotto, Serhiy segue i movimenti dei propri cari tramite il segnale Gps. Vede così i bambini correre verso il cavalcavia distrutto, poi la moglie e infine il nonno seguirli più lentamente spingendo la carrozzina con la mamma di Tetiana. A quel punto il tracking s’interrompe.

Per ore Serhiy non riesce a mettersi in contatto con i familiari. Neppure i vicini di casa rispondono. La sera stessa, scorrendo la homepage del “New York Times”, riconoscerà in una fotografia lo zainetto della sua bambina dilaniato dalle schegge. Sebbene le altre immagini celino i volti dei civili caduti, dagli abiti intrisi di sangue riconosce uno a uno tutti gli altri familiari. Due video forniti dai giornalisti americani mostreranno incontrovertibilmente i loro ultimi istanti di vita, prima che vengano investiti da due colpi di mortaio sparati dagli invasori.

Noncurante delle minacce di morte da parte dei militari russi, Serhiy lascerà la Donetsk occupata e raggiungerà Kyiv, acconsentendo al trasferimento degli effetti personali dei propri cari presso la Corte europea dei Diritti dell’uomo come prova incontrovertibile degli orrendi crimini perpetrati dai russi.

di Giorgio Provinciali

A Kiev da umani a eroi

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2023-02-11 12:23:38

2023-02-11 11:23:38

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2023-09-25 17:00:42

2023-09-25 15:00:42

L'ultimo caso è quello del premier polacco che di "di pancia" ha annunciato l'interruzione degli aiuti all'Ucraina

L’ultimo e più clamoroso caso è stato quello del premier polacco Mateusz Morawiecki. Atteso dalle elezioni di ottobre e stretto nella morsa del proprio elettorato di riferimento – agricoltori su tutti – spaventati dal crollo del prezzo del grano per l’afflusso incontrollato di quello ucraino, ha annunciato ‘di pancia’ l’interruzione degli aiuti militari a Kiev. Calcoli elettorali e paura della sconfitta sono all’origine di una presa di posizione scomposta, che ha costretto il presidente polacco Duda a una precipitosa e irrituale ‘invasione di campo’ con tanto di precisazione delle parole del premier. Una realtà – approfondita ieri nell’articolo di Massimiliano Lenzi – che si affianca ai tentativi della minoranza repubblicana alla Camera dei Rappresentanti e al Senato di mettere in difficoltà il presidente degli Stati Uniti Joe Biden, provando invano a ostacolare la concessione di nuovi aiuti economici e soprattutto militari all’Ucraina. Ancora una volta la tattica elettorale ha il sopravvento sui più alti interessi geostrategici.

In Italia i due governi che hanno dovuto affrontare l’aggressione russa all’Ucraina non hanno mostrato il minimo segno di cedimento, anzi: lo sconvolgimento globale figlio della guerra ha molto rafforzato la sostanza e l’immagine del posizionamento atlantista e occidentale del Paese. Altra storia sono le consistenti parti di pubblica opinione italiana che per un insieme di motivi non hanno mai appoggiato la causa ucraina o stanno perdendo slancio e convinzione. Un grumo composito e mai sopito di antiamericanismo e antiatlantismo, di ribellismo fine a sé stesso, di egocentrismo capace di ignorare gli interessi italiani. C’è un po’ di tutto, in un fronte che ha trovato sfogo perlopiù in televisione e sui social. Torneremo sul punto, perché l’Italia potrebbe essere un ottimo esempio per partner e alleati.

Prima è opportuno ricordare che quanto sta accadendo in Europa e negli Stati Uniti non è inedito. L’indifferenza e il cinismo di chi – dalla Vistola al Potomac – sembra pronto ad abbandonare gli ucraini al proprio destino, è la riedizione delle tante volte in cui le opinioni pubbliche hanno voltato le spalle alle vittime e agli aggrediti. Il momento più tragico della storia europea origina anche dal terrore dei popoli di prendere atto dell’impossibilità di costruire una qualsiasi forma di convivenza con il mostro nazista. Oggi ci sembra ovvio, ma per anni l’Europa che stava scivolando verso la Seconda guerra mondiale concesse al dittatore tedesco di sottomettere milioni di persone senza muovere un muscolo facciale. Persino davanti all’aggressione alla Polonia, che aprì il conflitto, in molti avrebbero lasciato fare. “Morire per Danzica?” non era soltanto un efficacissimo titolo dei giornali dell’epoca. Finché le illusioni crollarono, Francia e Gran Bretagna furono costrette a guardare in faccia il fallimento della loro politica di appeasement (le graduali concessioni, pur di tener buono il lupo ed evitare la guerra) e a ritrovare la dolorosissima via dell’onore con la dichiarazione di guerra alla Germania nazista.

Toccò ai leader di allora riparare a errori drammatici e in questo la Storia è destinata a ripetersi: i leader di oggi sono chiamati a comprendere la portata del rischio e di subordinare qualsiasi altra considerazione alla difesa della democrazia e della libertà. Compresi i propri destini elettorali. Non è una missione per donne e uomini dagli orizzonti limitati e dal coraggio altalenante.

Scrivevamo dell’Italia e di quella consistente quota di pubblica opinione stanca – nella migliore delle ipotesi – della guerra e del sostegno all’Ucraina. La tenuta del governo (dei governi) è un esempio della possibilità di rispettare gli interessi strategici del Paese, anteponendoli alle convenienze elettorali del momento o anche agli equilibri interni delle coalizioni di governo. Una delle più grandi sfide per le democrazie. Perché arriva sempre il momento in cui decidere se farsi protagonisti della cronaca o della Storia.

di Fulvio Giuliani 

Aiuti all'Ucraina, c'è chi tentenna

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2023-09-25 17:14:32

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