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title: &quot;Ucraina: &#8220;Attacco su territorio russo con missili dell&#8217;Occidente&#8221;&quot;
description: &quot;Le forze dell&#039;Ucraina hanno colpito un sistema missilistico, utilizzando armi, fornite dall&#039;Occidente, nel territorio russo&quot;
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date: 2024-06-04
author: Ruggero Fontana
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categories: [Esteri]
tags: [esteri, russia, Ucraina]
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# Ucraina: &#8220;Attacco su territorio russo con missili dell&#8217;Occidente&#8221;

![Ucraina Occidente](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/06/Evidenza-sito-1249-1024x639.jpg)

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2023-01-17 16:45:57

2023-01-17 15:45:57

Ciò che è accaduto a Dnipro è terribile e inconcepibile. Il criminale Putin non si smentisce ma siamo noi che non dobbiamo assuefarci a questa carneficina

Il raid russo di domenica su Dnipro è stato terrificante, inconcepibile. Eppure, nella disumana insistenza con cui da 11 mesi le forze armate russe attaccano i civili ucraini, non è difficile scorgere un duplice disegno. Fallito, ma dalle spaventose conseguenze in termini umanitari e politici.

Guardiamo attoniti quel condominio sventrato da armi progettate per affondare portaerei e leggiamo di intere famiglie cancellate dalla faccia della terra, poche ore dopo la notizia infernale di una bambina di pochi anni stroncata da un infarto: non reggeva più il terrore quotidiano. La Russia, dunque, dà fondo alle proprie riserve di armamenti strategici, bruciandole in tattiche sempre più simili a quelle dei conflitti globali del XX secolo: terrorizzare la popolazione, nella speranza di fiaccare governi che si credeva di poter spazzar via in poco tempo. Tornando al presente, Mosca punta a costringere Kiev almeno ad accettare una trattativa sui pochi territori conquistati ed effettivamente controllati dall’armata. Un calcolo mostruosamente cinico e sbagliato, perché – come riportano tutte le cronache dai fronti di guerra e dal Paese aggredito – un dato è certo: i lutti, le sofferenze e le privazioni hanno cementificato giorno dopo giorno l’orgoglio di un popolo e la ferrea volontà di combattere.

Nelle stesse ore in cui un palazzo veniva sbriciolato da un’arma progettata per intaccare la supremazia sui mari del nemico di sempre, gli Stati Uniti d’America, sono piovute le allucinate parole pronunciate con glaciale indifferenza al Cremlino: «Raggiunti gli obiettivi». A parlare è Vladimir Putin, il dittatore fuori controllo che avrebbe voluto chiudere la pratica in tre giorni e oggi canta vittoria per aver piantato la bandiera (anche se l’Ucraina smentisce) su un cumulo di macerie un tempo chiamato Soledar e perché un missile ha fatto strage di civili in una città ben lontana dal fronte. Putin sa che non spezzerà l’Ucraina così, ma non ha altra strategia militare.

Quanto a noi, si rischia di pensare che non ci sia nulla di nuovo, nulla di diverso da settimane e settimane di orrori e sconfortante violenza inconcludente. Si rischia, in sostanza, di assuefarsi non solo all’idea di una guerra “perenne” nel Sud-Est del Paese, ma anche alla cadenza dei massacri di civili. Una specie di ineluttabilità, in questa scheggia impazzita di guerra novecentesca precipitata sulla nostra testa e sui nostri cuori. Non possiamo permettercelo, oltre che per intuitive ragioni di carattere morale e umanitarie, molto più prosaicamente perché ben presto – ed eccoci alla seconda parte del disegno strategico di Putin, l’unico in cui si possa vedere non solo brutalità fine a sé stessa – tutto l’Occidente sarà chiamato a prendere decisioni politicamente delicatissime nel sostegno all’Ucraina.

Se quest’ultimo non è in discussione, è certo che il governo di Volodomyr Zelensky chiederà ancora più armi, sempre più sofisticate e integrate nell’arsenale occidentale. Rispondere sì o no dipenderà anche da valutazioni sulle scorte di armamenti di qualità di tutti i Paesi interessati, compreso il nostro. Un conto, infatti, è parlare di fondi di magazzino o di vecchi carri armati di Paesi oggi nella Nato ed ex Patto di Varsavia. Un altro inviare sistemi di difesa aerea di ultima generazione, avanzatissimi carri Leopard II tedeschi (in efficienza ce ne sono ben pochi, ma questo è un altro discorso) o gli americani Abrams.

Sono scelte dalle ricadute politiche pesantissime. Alcune in grado di definire o comunque influenzare la politica estera per lungo tempo: un “di qua o di là”. Meglio prepararsi anche da noi a un dibattito serio e serrato, perché presto potrebbe non essere più sufficiente dire «Stiamo con l’Ucraina». Come, a quali prezzi politici e spendendo quanto per armare Kiev e non disarmare noi andrà spiegato nel dettaglio al Paese. Con il dovuto rispetto, altro che parlare del pieno di benzina.

di Fulvio Giuliani

Armare Kiev non a parole

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2023-01-18 15:23:32

2023-01-18 14:23:32

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2023-10-12 16:45:56

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La nostra sicurezza – quindi la nostra ricchezza – ha due soli ambiti possibili e positivi: l’Unione europea e l’Alleanza atlantica

Fate sapere in giro che ci sta bene tutto, pur di evitare i conflitti, e si vivrà circondati da conflitti, fino a finirci dentro. L’attacco all’Ucraina e quello a Israele hanno in comune il volere minare l’unità e la saldezza delle democrazie, dell’Occidente. Lavorano in sinergia. Noi preferiamo negoziare, nel conflitto più duro cerchiamo lo spiraglio diplomatico. Il nostro punto di debolezza è lo scambiare la pace con la resa (come a Monaco). Il nostro punto di forza è sapere che la nostra ricchezza e la nostra sicurezza camminano assieme.

Il demagogo chiedeva alla piazza «Burro o cannoni?», per sentirsi rispondere «Cannoni!». Oggi chiede «Burro o cannoni?», per sentirsi rispondere «Burro!». Ma la nostra ricchezza, il nostro ‘burro’, è enormemente cresciuta e può esistere grazie alla nostra sicurezza, ai nostri ‘cannoni’.

La nostra ricchezza non è un diritto acquisito, talché ci tocchi solo stabilire se pensiamo di volerne girare una quota minimale all’Ucraina che si difende da un’aggressione o pervicacemente destinarla al rifacimento di qualche altra facciata di ricchi palazzi. Non è quello il dilemma, come non è mai stato fra burro e cannoni. Il tema è da che parte stai, da che parte costruisci la tua sicurezza e la tua ricchezza. Ci sono due risposte sbagliate. La prima è: dalla parte di Mosca. Fino a ieri mattina la sostenne la sinistra comunista, che cercò di spiegarci quanto più ricco e giusto fosse un sistema che generava miseria e repressione; oggi lo sostiene un frammischione di misticismo fascionazionalista. Le due famiglie hanno in comune il detestare la libertà e il benessere di cui approfittano. E hanno in comune il dipendere dagli aiuti di Mosca. Anche in soldi. La seconda risposta sbagliata è: da nessuna parte, se non dalla mia e del mio Paese. Un neutralismo che si veste di pacifismo non allineato, ma si sostanzia in dipendenza dalla sicurezza assicurata da altri. O, peggio, in assenza di sicurezza. Il che porta alla degradazione e all’impoverimento del Paese.

La nostra sicurezza – quindi la nostra ricchezza – ha due soli ambiti possibili e positivi: l’Unione europea e l’Alleanza atlantica. Sperando di potere impegnarsi esclusivamente nella concorrenza economica, anche all’interno di queste aree. Ma quando arriva una minaccia armata dall’esterno il solo interesse nazionale, la sola sicurezza e ricchezza, è quell’ancoraggio. Il che vale, oggi, sul fronte ucraino come su quello mediterraneo, con le implicazioni energetiche di entrambi. La Russia ha portato un’aggressione armata alla nostra sicurezza e alla nostra ricchezza: da quel momento si negozia soltanto al cessare della minaccia e si contribuisce alla difesa ucraina per potere trovare lo spazio del negoziato. Hamas ha portato un’aggressione al nostro avamposto: si negozia a partire dalla riaffermazione del prioritario diritto d’Israele a esistere in sicurezza.

Certo che il sostegno all’Ucraina ci costa (all’Italia meno che ad altri), certo che quei soldi potrebbero essere più piacevolmente impiegati (o risparmiati, sarebbe meglio), ma il non sostegno ci costerebbe enormemente di più, perché la nostra ricchezza discende e non prescinde dalla nostra sicurezza.

C’è di più. La difesa della sicurezza non è soltanto un costo, è anche un mercato che genera ricchezza. Non producendo guerre, ma difendendo dalle guerre. Gli sfregi alla civiltà e alla pace arrivano in una stagione in cui l’Ue è molto cresciuta e in Usa soffia il vento isolazionista. Questo è un guaio, ma anche un’occasione per costruire l’integrazione difensiva europea. Che è prima di tutto integrazione produttiva, il che comporta spendere in maniera assai più efficiente, avere più sicurezza e conquistare più mercato alle nostre capacità produttive.

Troppo burro nelle vene e troppi cannoni fumati inebetiscono di malevola e mendace bontà. Prima di scivolare nella stanchezza, che favorisce chi non si stanca di uccidere, sarà il caso di pensarci veramente, ai nostri interessi e alla nostra ricchezza.

di Davide Giacalone

Armamenti

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2023-10-12 08:28:37

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