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Un contraccolpo diplomatico corre fra Biden e Putin

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Il trattato che Mosca ha inviato agli Usa per disinnescare le tensioni con l’Ucraina potrebbe essere una trappola diplomatica. In questa partita l’Europa non può pensare di rimanerne fuori ed è giusto che si faccia sentire

Un contraccolpo diplomatico corre fra Biden e Putin

Il trattato che Mosca ha inviato agli Usa per disinnescare le tensioni con l’Ucraina potrebbe essere una trappola diplomatica. In questa partita l’Europa non può pensare di rimanerne fuori ed è giusto che si faccia sentire
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Un contraccolpo diplomatico corre fra Biden e Putin

Il trattato che Mosca ha inviato agli Usa per disinnescare le tensioni con l’Ucraina potrebbe essere una trappola diplomatica. In questa partita l’Europa non può pensare di rimanerne fuori ed è giusto che si faccia sentire
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Per il “New York Times” e diversi analisti, le condizioni del trattato sulle ‘garanzie di sicurezza’ che la Federazione Russa ha avanzato lo scorso 15 dicembre agli Stati Uniti per disinnescare le tensioni sull’Ucraina sembrano una mossa scoperta di rialzo della posta. Si pone in discussione lo stesso modello euroatlantico della Nato e gli Usa avrebbero tutte le ragioni per respingere la proposta. Potrebbe essere una ‘trappola diplomatica’: se respingeranno l’accordo, Mosca avrà un motivo in più per occupare l’Ucraina, considerata da Putin uno ‘Stato cuscinetto’ irrinunciabile per la propria difesa territoriale. La Russia ha presentato agli Stati Uniti due documenti: un progetto di trattato su ‘garanzie di sicurezza’ di carattere generale e un progetto di accordo su meccanismi bilaterali di risoluzione delle controversie. Nel trattato, agli articoli 1 e 2 si prevede che ciascuna parte «non intraprenda azioni che incidono sulla sicurezza dell’altra parte» e che «si adoperi per garantire che tutte le organizzazioni internazionali e alleanze militari a cui partecipa aderiscano ai principi della Carta delle Nazioni Unite». Centrali sono poi gli articoli 3 e 4: si pone l’obbligo di «non utilizzare i territori di altri Stati allo scopo di preparare o effettuare un attacco armato contro l’altra parte» e si specifica che «gli Stati Uniti non stabiliranno basi militari nel territorio degli Stati dell’ex Urss che non sono membri della Nato» ed «eviteranno l’adesione di Stati dell’ex Urss alla Nato, impedendo una sua ulteriore espansione a Est». E non è finita. All’articolo 5 si stabilisce che «le parti si astengono dal dispiegare le loro forze armate e i loro armamenti, anche nell’ambito di alleanze militari, nelle aree in cui tale dispiegamento può essere percepito dall’altra parte come una minaccia alla propria sicurezza nazionale» e che «si astengono dal far volare bombardieri equipaggiati con armamenti nucleari o non nucleari e dallo schierare navi da guerra nelle aree, al di fuori dello spazio aereo e delle acque territoriali nazionali, da cui possano attaccare obiettivi nel territorio dell’altra parte». In base all’articolo 6 le parti assumono poi l’impegno di «non usare missili terrestri a gittata intermedia o corta al di fuori dei loro territori nazionali nonché nelle zone dei loro territori da cui tali armi possano attaccare obiettivi sul territorio dell’altra parte». Infine, all’articolo 7 si prescrive che «le due parti si asterranno dallo schierare armi nucleari al di fuori dei loro territori nazionali e riporteranno nei loro territori le armi già schierate al di fuori» e che «non addestreranno personale militare e civile di Paesi non nucleari all’uso di armi nucleari né condurranno esercitazioni che prevedano l’uso di armi nucleari». Nel progetto di accordo si stabiliscono inoltre intese finanziarie, in particolare «meccanismi delle consultazioni e informazioni bilaterali, comprese linee telefoniche dirette per contatti di emergenza». Biden avrebbe dato disponibilità a una intesa diplomatica che non sia solo bilaterale, parlando piuttosto di «canali multipli». In gioco c’è la posizione della Nato, di cui si pone in discussione la presenza nell’Europa orientale e in Asia centrale. E ora è intervenuto anche un altro soggetto internazionale, che i russi non avevano adeguatamente valutato: l’Alto Rappresentante per gli Affari esteri e la politica di sicurezza dell’Unione europea, Josep Borrell, ha tenuto a sottolineare la necessità che l’Ue partecipi ai colloqui sulle ‘garanzie di sicurezza’ tra Mosca e Washington. L’Europa deve guardare ai suoi confini ed è giusto che si faccia sentire. Stavolta non è detto che la scaltra manovra della diplomazia russa di condurre gli Usa in un cul-de-sac vada a buon fine.   di Maurizio Delli Santi

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