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“Vecchio depravato”, insultato il principe Andrea durante la processione

Un ragazzo dà del “vecchio depravato” al principe Andrea, coinvolto nello scandalo sessuale Epstein, un uomo aggredisce fisicamente il ragazzo. Il primo viene arrestato, l’aggressore no. Per molti è stata la dimostrazione che in Gran Bretagna la giustizia non è uguale per tutti, che quando si parla della casa reale, non esiste diritto di protesta.

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Londra – Durante la processione dietro al carro funebre di Elisabetta, un ragazzo grida al principe Andrea (Andrew, se preferite) «You’re a sick old man» (Sei un vecchio depravato). A quel punto un uomo lo aggredisce. La polizia interviene, ma non contro l’aggressore; piuttosto contro il ragazzo, che viene arrestato. Ripresa da un telefonino, la scena diventa virale spaccando il pubblico. Da un lato troviamo gli offesi per l’insulto fatto al figlio della defunta regina in un momento inopportuno. Dall’altro invece c’è indignazione perché il ragazzo (e non l’aggressore) è stato arrestato. Quest’episodio è importante per comprendere alcune delle contraddizioni della società britannica in merito alla monarchia. Siamo abituati a pensare sia solo scenografica, ma non è così.

Era il 2019 quando esplodeva lo scandalo Prince Andrea & Jeffrey Epstein dopo la messa in onda di un’intervista della giornalista della “Bbc” Emily Maitlis al principe Andrea, in cui il figlio della regina ammetteva di avere incontrato Epstein tramite Gislaine Maxwell. All’epoca Epstein era già stato arrestato per violenza su minorenni e sfruttamento della prostituzione, un traffico miliardario che aveva coinvolto Vip di tutto il mondo. Poco dopo l’arresto era morto in circostanze controverse, una morte che agli atti era stata ascritta come suicidio. Dall’inchiesta era emerso che tra i clienti del giro di minorenni di Epstein figurava anche il principe Andrea. Esisteva infatti la testimonianza di una delle ragazze, Virginia Giuffre, raccolta anni prima. Nell’intervista, il principe Andrea negava di avere mai incontrato la ragazza. Subito dopo però saltò fuori una foto che li ritraeva insieme. La casa reale reagì isolando Andrea, privandolo dei suoi titoli militari e nobiliari. Poi a marzo di quest’anno, nonostante avesse sempre negato, Andrew chiudeva il caso pagando alla vittima 16 milioni di dollari.

L’accordo causò indignazione: sbatteva in faccia ai britannici l’indennità di un reale che poteva pagare la sua via di uscita per lo stupro di una minorenne. Alla luce di questo possiamo comprendere perché il grido del ragazzo abbia riscosso simpatia e il suo arresto sia stato ritenuto ingiustificato. Per una fetta di pubblico è stata la dimostrazione che in Gran Bretagna la giustizia non è uguale per tutti, che quando è in ballo la casa reale non esiste diritto di protesta, che il diritto di sangue è ancora una realtà tangibile e che la monarchia non è criticabile neanche quando commette stupri. L’episodio è avvenuto nello stesso giorno in cui una donna che esponeva un cartello “No alla monarchia” era ripresa mentre veniva trascinata via da 5-6 agenti di polizia.

La maggior parte dei britannici sostiene la monarchia: è parte dell’identità culturale, si riconosce in essa. Ma ora anche molti sostenitori, davanti alla fortuna interamente esentasse ereditata da Carlo III, ai 12 giorni di lutto che hanno fermato il Parlamento, al martellamento mediatico, alla girandola di cerimonie e allo sfarzo – tutto a fronte di una crisi economica senza precedenti – iniziano a domandarsi: che senso ha tutto questo? Che Paese siamo?

 

di Alessandra Libutti

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