Le concessioni Usa sul nucleare iraniano preoccupano i Paesi del Golfo
| Esteri
I Paesi del golfo considerano preoccupanti le concessioni occidentali al nucleare iraniano. Si teme un nuovo periodo di alta tensione e violenza nella regione.
Le concessioni Usa sul nucleare iraniano preoccupano i Paesi del Golfo
I Paesi del golfo considerano preoccupanti le concessioni occidentali al nucleare iraniano. Si teme un nuovo periodo di alta tensione e violenza nella regione.
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Le concessioni Usa sul nucleare iraniano preoccupano i Paesi del Golfo
I Paesi del golfo considerano preoccupanti le concessioni occidentali al nucleare iraniano. Si teme un nuovo periodo di alta tensione e violenza nella regione.
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Washington. Dopo la notizia di un possibile e imminente rinnovo degli accordi sul nucleare fra l’Occidente e l’Iran, i media dell’Arabia Saudita e degli Emirati Arabi hanno espresso forti preoccupazioni al riguardo. Secondo i vari quotidiani, la nuova intesa non risponde alla richiesta degli Stati del Golfo di porre un freno alla condotta espansionistica dell’Iran.
Il quotidiano saudita ‘Okaz ha spiegato: «È trapelato che le concessioni fatte all’Iran (..) prevedono che, il primo giorno (dell’eventuale approvazione dell’accordo), i tre ordini esecutivi emessi dall’ex presidente Donald Trump saranno revocati, il che significa che le sanzioni a 17 banche e 150 istituzioni iraniane saranno annullate e che i 7 miliardi di dollari di asset dell’Iran congelati (all’estero) saranno sbloccati». Il quotidiano ha poi sottolineato: «Il nuovo accordo (..) non soddisferà gli alleati occidentali nel Golfo a meno che non includa condizioni e vincoli rigorosi mirati a fermare le azioni di destabilizzazione dell’Iran nella regione, il suo programma missilistico ed a rimuovere la presenza di milizie sostenute da Teheran nei Paesi arabi.
‘Abd Al-Rahman Al-Rashed, noto analista saudita, ha inoltre sostenuto sulle pagine del quotidiano Al-Sharq Al-Awsat: «L’accordo non ispira ottimismo (..). Tutte le concessioni fatte per raggiungere un accordo sono una disgrazia, ma il fatto più pericoloso è respingere le preoccupazioni riguardanti l’attività militare dell’Iran fuori dai suoi confini, ovvero in Iraq, Libano, Yemen, Gaza, Siria e Afghanistan (..). L’eventuale decisione di firmare un accordo e revocare le sanzioni, tacendo sull’attività militare iraniana all’estero, ha come conseguenza di aumentare la tensione e la violenza nella regione. Ciò avrà delle ripercussioni negative anche negli Stati Uniti e in Europa».
L’analista politico emiratino Salem Al-Ketbi ha poi scritto sul sito saudita Elaph che gli Stati Uniti stanno negoziando con l’Iran da una posizione di debolezza e titubanza, tanto da sembrare che sia Washington a implorare l’Iran di voler tornare all’accordo del 2015. «Non fa molta differenza se l’Iran otterrà l’arma nucleare oggi o domani – ha poi aggiunto El Ketbi – il grande vincitore nelle trattative è comunque l’Iran (..). Infatti, l’ultima condizione imposta (dall’Iran) prevede che Teheran venga risarcita, qualora una futura amministrazione americana decidesse di sottrarsi nuovamente all’accordo (..). L’Iran ha anche guadagnato tempo, durante il quale ha accumulato materiale fissile. Inoltre, la capacità di Teheran di continuare i negoziati senza dare fino ad oggi concessioni fondamentali è di per sé una vittoria politica».
Al-Ketbi ha poi sottolineato che la necessità di riportare il petrolio iraniano sul mercato, a causa del conflitto in Ucraina, ha contribuito a rafforzare la posizione negoziale dell’Iran, sostenuta anche da Cina e Russia. Per Al-Ketbi, però, il maggior problema è rappresentato dal fatto che l’amministrazione Biden si è dimostrata «troppo cauta», utilizzando tanta «carota» e per niente il «bastone». I Paesi del Golfo temono pertanto che l’Iran si senta adesso troppo libero da pressioni occidentali e che non esiterà pertanto a «minare la sicurezza globale e regionale». El-Ketbi consiglia quindi ai Paesi del Golfo di cercare nuove «strategic partnership» al di fuori degli Stati Uniti per proteggere i propri interessi nazionali contro la minaccia iraniana.
Di Middle East Media Research Institute (MEMRI)
Traduzione a cura di Anna Mahjar-Barducci
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