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title: "Vance-Walz: il faccia a faccia tra i candidati vicepresidenti"
description: Il confronto Vance-Walz ha toccato dalla crisi in Medio Oriente all’immigrazione, senza dimenticare la sanità
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date: 2024-10-02
author: Eleonora Lorusso
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categories: [Esteri]
tags: [esteri, Stati Uniti, usa]
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# Vance-Walz: il faccia a faccia tra i candidati vicepresidenti

![Vance Walz](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/10/Evidenza-sito-1577-1024x639.jpg)

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2024-09-16 17:03:40

2024-09-16 15:03:40

Lacerata e in crisi interna, è messa a dura prova anche nel mantenere la leadership tra i Paesi con i quali condivide i valori di democrazia. L’appuntamento elettorale – decisivo – preoccupa per le reazioni del post voto

Due volte in due mesi. È forse ciò che colpisce di più nel tentativo di colpire Donald Trump, avvenuto di nuovo. Questa volta il presunto attentatore non è riuscito neppure a esplodere un colpo, perché è stato intercettato prima dagli uomini del Security Service. Ma quanto accaduto è indice di un’America profondamente lacerata e percorsa dall’odio, dai risentimento e dalla facilità di ricorso alla violenza. 

La storia degli Usa è percorsa da casi di attentati a Presidenti o ex Presidenti, a volte anche tristemente riusciti come per JFK. Secondo un rapporto del Congressional Research Service, ce ne sono stati ben 15, 5 dei quali andati a segno, che hanno preso di mira 13 volte gli inquilini della Casa Bianca. Almeno 7 degli ultimi 9 Presidenti sono stati oggetto di attentati: da Gerald R. Ford(due volte nel 1975) a Ronald W. Reagan (miracolosamente sopravvissuto nel 1981), passando per Bill Clinton (con l’attacco alla White House del 1994) fino a George W. Bush (oggetto del lancio di un'arma da fuoco). Si tratta di casi noti, ma c’è chi ha parlato anche di un tentativo di colpire anche l'ex Presidente Barack Obama, oltre che lo stesso Trump, in passato, e Biden. Ma il report si fermava al 2008. Da allora ad oggi, l’America è più la stessa, come testimonia l’ultimo caso in ordine di tempo, al Golf Club di Trump di West Palm Beach, in Florida. 

E quanto accaduto nelle scorse ore è destinato a lasciare il segno, forse ancor più dell’attentato in Pennsylvania del 13 luglio scorso, nonostante in quella occasione il candidato repubblicano sia rimasto leggermente ferito. Perché è indice di una spaccatura che inevitabilmente sarà restituita anche dal voto presidenziale del 5 novembre. 

Se la Vice Presidente Kamala Harris, in corsa per i democratici, non ha tardato a far arrivare il proprio messaggio di solidarietà a Trump, quest’ultimo ha commentato con uno sprezzante e battagliero – come nel suo stile – affermando che la sua “determinazione è ancora più forte dopo un altro tentativo di omicidio". “Niente mi rallenterà. Non mi arrenderò mai – ha aggiunto - Vi amerò sempre per il vostro sostegno". Ora la domanda più ricorrente riguarda chi potrebbe avvantaggiarsi di quanto accaduto, ai fini elettorali. Se in molti sottolineano l’opportunità di Trump di poter rafforzare la propria immagine di “eroe” sopravvissuto all’odio e alla violenza nei suoi confronti, c’è anche chi invece ritiene che proprio questo secondo attentato ravvicinato possa essere visto come una “forzatura” per agevolare lo stesso Trump nella corsa alla Casa Bianca o come il frutto di una campagna elettorale segnata da toni aspri ai quali ha contribuito lo stesso ex Presidente. 

In questo contesto è arrivato anche il commento di Elon Musk, ormai apertamente supporter di The Donald, che ha osservato come “Nessuno sta cercando di assassinare Biden/Kamala”, come a dire che l’unico personaggio scomodo al momento è rappresentato proprio da Trump. A fare da contraltare sono, invece, le parole del sindaco di Springfield, la cittadina dell’Ohio finita al centro delle attenzioni dopo l’accusa di Trump (e prima di lui del suo candidato vice, JD Vance) nei confronti di un gruppo di migranti, di aver mangiato gatti e cani. Per Rob Rue, intervenuto sulla CNN, questo ennesimo episodio “dovrebbe essere utile a far capire ai politici il peso delle loro parole”. 

Non manca, però, chi guarda anche all’estero per giustificare il gesto del presunto attentatore della Florida. Il contesto internazionale e il conflitto in Ucraina potrebbero aver influenzato Ryan Wesley Routh, che in passato aveva dichiarato di voler combattere per Kiev. Di certo a pesare è la fedina penale del 58enne, originario del North Carolina e poi trasferito alle Hawaii. Già fermato per possesso di droga, guida senza patente, revisione scaduta e guida di un veicolo senza assicurazione, secondo il Greensboro News & Record nel 2002 Routh era finito in manette dopo essersi barricato all'interno di un’attività commerciale della località, perché scoperto in possesso di una mitragliatrice.

A prescindere dall’esito di questo episodio, su cui continuano ad indagare l’FBI e le autorità locali, resta la considerazione che, ancora una volta, il dibattito sulle armi potrebbe entrare negli ultimi scampoli di campagna elettorale. Un tema già sfiorato nei giorni scorsi, quando lo stesso Donald Trump aveva sottolineato l’ammissione di Kamala Harris di possedere una pistola. La facilità di acquisto, quando si tratta di armi automatiche, rimane un nodo scoperto, anche se nel caso del presunto attentatore della Florida, Routh sarebbe entrato in possesso del fucile “del tipo AK 47” in modo illegale. Secondo quanto dichiarato al Washington Post da N.R. Jenzen-Jones, direttore di consulenza presso l’Armament Research Services, in realtà l’uomo sarebbe stato in possesso di unSKS, disponibile presso negozi specializzati di armi e non, dal costo relativamente contenuto. Molto simile al kalashnikov, permetterebbe di colpire a distanza, proprio come nel caso del golf club dove si trovava Trump domenica. 

Col passare delle ore potrebbero emergere nuovi particolari, ma quel che resta è il ritratto di un’America che, mentre si candida a continuare ad essere portatrice di valori e ideali di democrazia e ordine, vive al proprio interno una profonda crisi, che si è evidenziata anche nella crisi di leadership internazionale che in molti ravvedono e che in Europa viene vissuta con apprensione, dal momento che il Vecchio Continente condivide proprio quello stesso impianto valoriale e geopolitico di cui gli Usa sono stati a lungo un faro.

di Eleonora Lorusso

Voterà un'America inquieta e lacerata

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2024-09-17 07:32:20

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90 minuti di dibattito, in diretta e senza pubblico: questa notte è andato in scena il dibattito tra Donald Trump e Kamala Harris, i due candidati alle elezioni presidenziali Usa

Inizia con una stretta di mano tra Donald Trump e Kamala Harris (Harris si è dirige verso il suo rivale, ndr.) il dibattito, in un modo diversamente diverso rispetto a quanto accaduto tra il tycoon e Joe Biden nel precedente duello tv dello scorso giugno.

90 minuti di dibattito, in diretta e senza pubblico: questa notte è andato in scena il dibattito tra Donald Trump e Kamala Harris, i due candidati alle elezioni presidenziali Usa 2024. A ospitare il faccia a faccia tra i due è il National Constitution Center di Philadelphia (Pennsylvania), secondo molti lo Stato più decisivo per le prossime elezioni. Il duello tv - lo ricordiamo - è stato trasmesso dalla Abc.

Tanti i temi di cui si è parlato (e discusso animatamente), tra politica interna ed estera: aborto, immigrazione, leader stranieri, Israele, Ucraina e molto altro.

Non sono mancati attacchi e… gaffe.

ABORTO

Donald Trump fa un grosso scivolone sul tema dell’aborto. Secondo il tycoon i democratici vogliono consentire l'aborto anche nel "nono mese" di gravidanza, il tutto mentre confonde la Virginia con la West Virginia. Viene poi corretto da uno dei due moderatori: nessuno Stato, in realtà, consente un’interruzione di gravidanza così tardiva. Il tycoon tenta poi di chiarire dicendo di essere contro un bando federale dell'aborto e che ogni decisione spetta ai singoli stati.

Kamala Harris replica: "Il governo e soprattutto Donald Trump non dovrebbero dire a una donna cosa fare con il suo corpo". La candidata dem accusa il tycoon di "diffondere un mucchio di bugie" sulle interruzioni di gravidanza e prosegue: "Sono convinta che gli americani ritengono che certe decisioni sulle nostre libertà non devono essere prese dal governo".

IMMIGRAZIONE

Sul tema “immigrazione” arriva un’altra gaffe di Trump che, nel corso del dibattito, ripete la falsa teoria cospirativa secondo cui gli immigrati mangiano i gatti, i cani e gli animali domestici degli americani. Anche questa volta, il moderatore lo smentisce. 

Harris attacca il tycoon: "La gente se ne va dai comizi di Trump per noia ed esasperazione. Parla di argomenti che non hanno nulla a che fare con le questioni politiche, di personaggi immaginari come Hannibal Lecter". 

Trump parla di immigrazione e criminalità: “La criminalità nel mondo sta diminuendo. Qui (negli Stati Uniti, ndr.) aumenta. Sapete perché? Perché grazie a lei (Kamala Harris, ndr.) tantissimi immigrati e criminali sono venuti - e continuano ad arrivare - negli Stati Uniti”, le dure parole di Trump che accusa Harris (e non solo) di favorire un’immigrazione incontrollata, di far entrare nel Paese i criminali di tutto il mondo e di distruggere il tessuto produttivo degli Usa.

L’ATTENTATO A TRUMP

Trump, mentre Harris prova a prendere parola mentre sta parlando il tycoon, torna a parlare dell’attentato che aveva subito: “Forse ho preso quasi una pallottola in testa per la loro retorica (dei dem, ndr.) contro di me, per avermi additato come una minaccia alla democrazia", le parole del tycoon che accusa Joe Biden e Kamala Harris di aver incentivato, in qualche modo, all'attentato contro di lui.

Inoltre Trump prosegue accusando i dem di aver utilizzato la giustizia come un'arma contro The Donald.

ECONOMIA

“Donald Trump non ha un piano per voi (statunitensi, ndr.). Trump è più interessato a difendersi che ad avere cura di voi”. Kamala Harris, durante il dibattito tv di questa notte, attacca Trump sul piano economico degli Stati Uniti che il tycoon (non) ha in mente. The Donald infatti “pensa solo a sgravi fiscali… per i più ricchi. Io propongo quella che descrivo come ‘l’economia delle opportunità’” aggiunge Harris.

I LEADER STRANIERI

“I leader stranieri ridono di Trump", l’attacco di Kamala Harris nei confronti dell'avversario repubblicano. "Pensano che sia una disgrazia" dice Harris.

LA RIVOLTA DI CAPITOL HILL

Trump - ancora una volta, anche nel dibattito tv con Kamala Harris - non riconosce di aver perso le elezioni nel 2020.

"Il 6 gennaio 2021 - ribadisce Kamala Harris - il presidente degli Stati Uniti ha incitato una rivolta violenta contro Capitol Hill. Non possiamo tornare indietro, dobbiamo voltare pagina". Inoltre, Harris ricorda che Trump ha minacciato di fare un "bagno di sangue" qualora non dovesse trionfare alle prossime elezioni (di novembre).

Donald Trump, dal canto suo, scarica invece ogni responsabilità riguardo il terribile assalto a Capitol Hill.

ISRAELE

Trump attacca duramente Kamala Harris quando parla di Israele e della situazione in Medio Oriente: “Kamala Harris odia Israele; Harris ha disertato il discorso di Netanyahu al Congresso Usa preferendo andare a una riunione, credo che se diventerà presidente Israele non esisterà nel giro di due anni".

Kamala Harris contrattacca accusando il tycoon di "essere manipolato dai dittatori" come Vladimir Putin e Kim Jong-un che "fanno il tifo per lui". Inoltre, Harris prosegue dicendo che Trump - con il leader nordcoreano - "si scriveva lettere d'amore".

UCRAINA

"Quando sarò presidente io parlerò con Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky" dice Trump riguardo la situazione delicatissima in Ucraina, aggiungendo che sarà in grado di mettere la parola "fine" alla terribile guerra: "L'interesse è finire questa guerra". Il tycoon prosegue: "È nel miglior interesse degli Stati Uniti che la guerra in Ucraina finisca e che si negozi un accordo".

"Se Donald Trump fosse presidente, Putin sarebbe seduto a Kiev in questo momento e capite cosa significherebbe, perché l'agenda di Putin non riguarda solo l'Ucraina", controbatte Kamala Harris.

di Filippo Messina

Dibattito Trump-Harris: tra strette di mano, gaffe e attacchi

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2024-09-11 20:07:06

2024-09-11 18:07:06

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2024-08-21 18:59:19

2024-08-21 16:59:19

“Yes, she can”: Barack Obama e la moglie Michelle lanciano Kamala Harris. “Con Kamala è tornata la speranza”, sostengono gli Obama durante la convention democratica di Chicago

“Yes, she can”: è con queste parole (che si rifanno al celebre slogan “Yes, we can” utilizzato da Barack Obama nella sua campagna elettorale per la presidenza degli Stati Uniti) che Barack Obama e la moglie Michelle lanciano Kamala Harris. “Con Kamala è tornata la speranza”, sostengono gli Obama durante la convention democratica di Chicago.

Il primo presidente di colore della storia Usa e colei che viene definita la “più carismatica” First Lady americana sono certi che Kamala Harris possa governare al meglio gli Stati Uniti.

“Siamo pronti per la presidente Kamala Harris. È una persona che ha passato la vita a lottare per le persone che hanno bisogno di una voce”, le parole di Barack Obama, che prosegue attaccando Donald Trump: “Non abbiamo bisogno di altri quattro anni di caos. Abbiamo visto quel film e il sequel di solito è peggiore”.

Il concetto di “speranza” viene ripetuto più volte. Barack Obama afferma di sentirsi “pieno di speranza”. Michelle apre il suo discorso dicendo che c’è qualcosa di “magico nell’aria è il ritorno della speranza”. “Speranza” (“hope” in inglese) - lo ricordiamo - è stato lo slogan della campagna di Barack Obama nel 2008.

“Kamala Harris è più che pronta per questo momento, è una delle persone più qualificate per la carica di presidente”, aggiunge Michelle Obama.

Nel frattempo, la campagna di Kamala Harris - da quando il presidente Joe Biden ha abbandonato la corsa alla Casa Bianca - ha già raccolto quasi mezzo miliardo di dollari lo scorso mese, secondo quanto riferiscono fonti informate alla Nbc.

di Filippo Messina

Elezioni Usa 2024, gli Obama lanciano Kamala Harris: “Yes, she can”

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