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title: Venezuela, Caracas chiede aiuto a Pechino e Mosca
description: La richiesta di aiuto militare del Venezuela alla Russia e alla Cina non stupisce, con una tensione bellica in impennata nel Mar dei Caraibi
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date: 2025-11-02
author: Camillo Bosco
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categories: [Esteri]
tags: [esteri]
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# Venezuela, Caracas chiede aiuto a Pechino e Mosca

![Venezuela](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2025/11/DUE-FOTO-45-1024x639.jpg)

La richiesta di aiuto militare del Venezuela rivolta alla Russia e alla Cina non stupisce, con una tensione bellica in impennata nel Mar dei Caraibi

**La richiesta *caraqueña* di aiuto militare rivolta alla Russia e alla Cina non stupisce, con una tensione bellica in impennata nel Mar dei Caraibi. **Ora che le indiscrezioni danno certo un qualche tipo di attacco cinetico statunitense contro le infrastrutture militari del Venezuela, mettendo nel mirino della macchina da guerra di Washington le basi e i presidi della Fuerza Armada Nacional Bolivariana,** la possibilità di giorni pieni di *strike *precisi e distruttivi disturbano il sonno del dittatore Nicolás Maduro. **Va sgombrato il campo da una ipotesi: neanche se – per assurdo – **Mosca e Pechino mandassero una divisione a testa per proteggere questo Paese sudamericano**, il regime chavista avrebbe qualche speranza di sopravvivere.

**Maduro tuttavia vorrebbe altre armi per i due classici motivi per cui le desidera qualsiasi Paese minacciato da un altro, ovvero deterrenza e resistenza.** Mettere le mani su qualche sistema antiaereo di fabbricazione russa, come gli S-300, o cinese come l’FK-3 (già fornito ai serbi), **potrebbe rendere l’ottenimento della superiorità assoluta aerea un po’ più difficile per l’aviazione degli Stati Uniti**. Difficile che i cinesi si imbarchino in una tale fornitura, visto la mancanza totale di rapporti precedenti. **I sistemi difensivi del Dragone dovrebbero tra l’altro superare Panama e richiederebbero mesi per l’addestramento *ex novo* del personale venezuelano**, in un momento di temporaneo ammorbidimento delle relazioni Xi-Trump. Improbabile dunque che ottempereranno alla domanda di un alleato che ha dimostrato comunque poca redditività e scarsa importanza strategica nello scorso decennio.

**Riguardo agli intercettori russi, Caracas ne aveva fatto mostra già nel 2019 in seguito a un accordo per un prestito ponte dalla Russia del valore di 2 miliardi di dollari**. Ogni batteria di S-300 costa circa 150 milioni di dollari, comprendente una postazione di comando, un radar d'ingaggio, un radar per le quote basse e un numero variabile di lanciatori (ognuno dei quali dotato di quattro missili)**. Ogni intercettore costa poi circa 1 milione di euro e rappresenta un investimento necessario perché la batteria possa abbattere qualcosa, dopo aver individuato i velivoli nemici. **

Nonostante queste informazioni è tuttavia impossibile sapere quanti di questi sistemi sono stati acquistati, **anche se sappiamo che la collaborazione tra il Venezuela e la Russia è stata proficua anche per l’acquisizione di sistemi più modesti ma comunque efficaci come i cingolati antiaerei Buk o i gommati S-125 Pechora e Pantsir.** Non risultano comunque acquisti recenti di nuovi sistemi, né è noto lo stato di conservazione e operatività di queste piattaforme, al di là della loro sfilata durante le parate propagandistiche. E, anche in quel caso, non si può essere sicuri di nient’altro che della loro mobilità.** A ottobre è in effetti atterrato un aereo cargo russo in Venezuela, il cui scopo potrebbe essere stato al massimo trasportare manutentori esperti e pezzi di ricambio per gli equipaggiamenti già in loco. **Non esistendo prove certe riguardo questa visita dei moscoviti, non rimangono che le supposizioni.

Nel 2006, quanto Hugo Chávez era ancora vivo, **la difesa aerea della Fuerza Armada Nacional Bolivariana fu riformata grazie al decisivo contributo di un altro Stato canaglia: la Bielorussia di Aljaksandr Lukašėnka.** Ancora ricco di *surplus* sovietici, il regime strinse un legame strettissimo col chavismo con numerose reciproche visite dei dittatori fino alla morte di Chávez nel 2013.** L’avvento di Maduro e la crisi economica hanno spostato l’asse dell’alleanza più verso Mosca, capace di fornire una scorta militare efficace al nuovo dittatore del Venezuela**. Intanto le decine di miliardi di investimenti profusi nella Fuerza Armada Nacional Bolivariana da Chavez in poi sono stati dissipati dagli inevitabili meccanismi di una delle militarocrazie più corrotte e impoverite del Sudamerica: già i sistemi sovietici acquistati, scelti ideologicamente, si presentavano peggiori dei prodotti occidentali che dovevano rimpiazzare e ora, dopo anni di caos e ruberie, rimane ben poco che possa contrapporsi alla potenza di fuoco delle due portaerei destinate a schierarsi al largo delle coste venezuelane.

di *Camillo Bosco*
