Venezuela, Williams Dávila è un uomo libero: “Vi racconto le torture del regime di Maduro”
Williams Dávila, ex deputato dell’Assemblea nazionale del Venezuela, è stato rilasciato dopo 550 giorni di reclusione
Venezuela, Williams Dávila è un uomo libero: “Vi racconto le torture del regime di Maduro”
Williams Dávila, ex deputato dell’Assemblea nazionale del Venezuela, è stato rilasciato dopo 550 giorni di reclusione
Venezuela, Williams Dávila è un uomo libero: “Vi racconto le torture del regime di Maduro”
Williams Dávila, ex deputato dell’Assemblea nazionale del Venezuela, è stato rilasciato dopo 550 giorni di reclusione
Dopo 550 giorni di prigionia, il dissidente venezuelano Williams Dávila è tornato libero e ha raccontato pubblicamente le torture e le violenze subite durante la detenzione sotto il governo di Nicolás Maduro. L’ex deputato dell’opposizione era stato arrestato nell’agosto 2024 dopo aver criticato il regime in un’intervista.
Dávila ha descritto la sua detenzione come un tentativo sistematico di distruggerlo psicologicamente: “Quello che mi accadde l’8 agosto 2024 fu l’esecuzione di un crimine contro l’umanità: fui sottoposto a una sparizione forzata”, racconta Dávila. Durante quel periodo la mia famiglia non ebbe alcuna notizia. Mio fratello maggiore, Hugo, girò tutti i centri di detenzione e ovunque ricevette la stessa risposta ufficiale: che io non ero lì” prosegue “Volevano spezzarmi e terrorizzarmi, ma non mi sono piegato”.
“Quasi sono morto mentre ero all’Helicoide. A causa della mia cattura violenta, che mi provocò una ferita cadendo sul pavimento, sviluppai un processo di infezione che degenerò in setticemia e prostatite severa. Quando finalmente decisero di portarmi in un vero centro ospedaliero, stavo già entrando in uno stato di shock. Le condizioni di reclusione in Venezuela sfidano la dignità umana: con gli interrogatori hanno cercato di spezzarmi, di terrorizzarmi psicologicamente. Mi chiedevano più e più volte chi fosse il mio padrino politico, dove si trovasse il mio telefono e informazioni su persone e fatti che si erano verificati dopo le elezioni del 28 luglio. Ma, la libertà di coscienza, di espressione e di discernimento è inalienabile; non si negozia né si piega in nessuna circostanza”.
Secondo il suo racconto, la pressione psicologica era costante: isolamento, minacce e interrogatori prolungati per costringerlo a collaborare. Nonostante la sua liberazione, l’ex deputato ha ricordato che centinaia di oppositori restano ancora detenuti nel Paese, chiedendo alla comunità internazionale di non dimenticare la situazione dei prigionieri politici venezuelani.
Di Camilla Parigi
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