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title: Vivere a Beirut sotto le bombe
description: "Il racconto di Nina, divisa a metà tra l'Italia, dove attualmente vive, e la preoccupazione per la sua famiglia che abita a Beirut."
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date: 2026-04-13
author: Annalisa Iannetta
url: https://laragione.eu/esteri/vivere-a-beirut-sotto-le-bombe/
categories: [Esteri]
tags: [cronaca, esteri]
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# Vivere a Beirut sotto le bombe

![Beirut](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2026/04/Beirut-1024x639.jpg)

Il racconto di Nina, divisa a metà tra l'Italia, dove attualmente vive, e la preoccupazione per la sua famiglia che abita a Beirut

Il telefono si accende quando fuori è ancora notte. Nina allunga la mano d’istinto, sullo schermo compare un messaggio: «Stiamo bene». Lei lo legge, sa che non è vero.

È da lì che, da mesi ormai, comincia ogni suo giorno. E ogni sua notte. Vive in Italia da anni, vicino a Roma. Un marito, due figli, una quotidianità costruita con pazienza. Sembra una vita solida. Poi arriva una notifica e la riporta a Beirut, all’altra casa dove sono rimasti sua madre e i suoi fratelli. E dove in queste settimane le bombe sono tornate a cadere e i soldati israeliani sono entrati in alcune aree, riaccendendo una paura che non se n’era mai andata davvero.

Gli ultimi *raid* aerei israeliani hanno colpito quasi dieci località della capitale in pochi minuti, estendendosi oltre i sobborghi meridionali, secondo quanto riporta “Al Jazeera”. Nel frattempo il Ministero della Salute libanese dichiara che il bilancio provvisorio è di decine di morti e centinaia di feriti. L’esercito israeliano li ha descritti come i più pesanti dall’inizio dell’*escalation* di marzo.

I civili fanno quello che possono: dormono a tratti, si organizzano nei rifugi, cercano notizie sullo stato dei propri familiari. Un’angoscia senza frontiere, che attraversa anche il Mediterraneo e arriva qui, fino a chi – come Nina – può solo guardare e aspettare. «Mi dice che è come allora, che i rumori sono gli stessi» ci racconta. L’«allora» ha una data precisa: 6 giugno 1982, quando Israele – con l’operazione “Pace in Galilea” – avanzò nel Sud del Libano con un obiettivo dichiarato: colpire e smantellare l’Olp. Poi la morsa sulla capitale: Beirut Ovest sotto assedio, fino all’evacuazione dei combattenti palestinesi. A settembre dello stesso anno arrivò il massacro di Sabra e Shatila, che resta inciso e riaffiora ogni volta che la città torna a tremare.

Oggi il nemico è Hezbollah, ma il risultato non è diverso e il Libano, già piegato da crisi economica e instabilità politica, torna a essere un campo dentro una strategia più grande. L’intensità degli attacchi su Beirut non somiglia solo a un’azione contro obiettivi militari: è un segnale. Un deterrente. Il promemoria che la forza qui può schiacciare un’intera città che è tornata a bruciare, e con lei bruciano le memorie e le speranze di chi ogni sera cerca un filo di normalità in un cielo che continua a tremare. Nel mezzo, come sempre, restano le vite comuni nella bella Terra dei Cedri, esclusa al momento dal cessate il fuoco tra Israele e Iran, nonostante le affermazioni dei mediatori pakistani.

Vite comuni come quelle della madre di Nina, sospese tra un passato che non passa e l’ansia di un futuro che sembra già deciso altrove.

Di *Annalisa Iannetta*
