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title: Vladimir Putin e Hamas non possono vincere
description: Vladimir Putin e Hamas non possono vincere. Punto. Non è una questione muscolare, di esibizione di forza, di supremazia dell’Occidente ma una necessità
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date: 2024-05-08
author: Massimiliano Lenzi
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categories: [Esteri]
tags: [esteri, politica]
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# Vladimir Putin e Hamas non possono vincere

![Putin Hamas](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/05/Evidenza-sito-1130-1024x639.jpg)

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2023-10-07 11:53:56

2023-10-07 09:53:56

Il diluvio di missili su Israele lanciati dalla Striscia di Gaza, i soprusi sui civili dei miliziani di Hamas: un giorno di orrore e di ennesimi errori di valutazione

Il “diluvio“ di missili lanciati questa mattina all’alba dalla Striscia di Gaza su Israele è l’immagine “iconica”, spettacolare e “scenografica“ di questo attacco di Hamas allo Stato d’Israele. Mai visto in questa scala.

Ben più terrificanti, però, sono le istantanee e i video dei Suv rubati o preparati dai terroristi che sono riusciti a infiltrarsi dalla Striscia e per troppo tempo sono stati liberi di scorrazzare fra le vie delle città israeliane più vicine al confine, dopo aver “bucato” il servizio di sicurezza che dovrebbe sigillare la Striscia. Tutto questo mentre lo loro incursione era coperta dai 2500 missili lanciati e dai colpi di mortaio.

Ci sarà tempo per valutare la portata dell’attacco e gli indiscutibili errori commessi dall’intelligence israeliana e dall’esercito ma quelle immagini, quel senso di insicurezza e terrore determinati dall’arrivo fisico del nemico libero di sparare sui passanti è un macigno sullo Stato ebraico.

Un dato è certo: la risposta militare d’Israele sarà durissima. I nemici storici di Israele ripetono sempre lo stesso errore, convinti di riuscire prima o poi a spezzarlo sfruttando quelle che per loro sono “divisioni insanabili“ interne e che invece sono i frutti della democrazia. Realtà completamente ignota ai signori della guerra che questa mattina hanno scatenato l’inferno. Converrebbe loro ricordare che - indipendentemente dal colore del governo - quando a Gerusalemme il premier israeliano in carica dichiara: “Siamo in guerra“, questo significa che si prepara una risposta violenta, lunga e spietata nei confronti di chi ha attaccato. Un intero Paese trasforma una minaccia mortale in un nemico comune.

Il nemico è Hamas, ancora una volta il grumo di potere più ferocemente antiisraeliano che esista, rintanato in quell’inferno in terra che risponde al nome di Striscia di Gaza. Un nemico preparato, ricco, ben equipaggiato. In particolar modo dall’Iran. Un nemico che non si fa scrupoli di affamare il suo “popolo“, pur di usare il denaro solo per fabbricare missili, comprare armi, addestrare kamikaze. Un nemico formidabile, come dimostrato dolorosamente questa mattina, in grado di pianificare con pazienza, di studiare e valutare prima di colpire con ferocia e determinazione.

Feroce e determinata - statene certi - sarà anche la risposta israeliana ed ecco perché il sommarsi degli elementi che abbiamo provato a elencare fanno pensare che in questo sabato 7 ottobre 2023 si sia all’alba di una nuova guerra.

Ancora una volta, un conflitto comincia con una strategia dichiarata da parte di chi ha deciso di fare la sua mossa: Hamas vuole la “distruzione di Israele“ ma sostanzialmente mira a spargere il terrore, dare la sensazione che Israele sia spaccato al suo interno, indifeso e meno preparato rispetto un tempo, puntando alla sollevazione generale dei tanti che continuano a sognare di cancellarlo dalla cartina geografica. Non solo a Teheran.

Non è la prima volta che Israele viene colto di sorpresa e la memoria corre inevitabilmente alla guerra del Kippur, nel 1973, quando gli egiziani a momenti sfondarono le linee verso Tel Aviv. Vero, ma il conflitto si concluse con i carriarmati con la stella di David a un passo dal Cairo, fermati solo dall’intervento diplomatico statunitense. Questo lo si ricorda meno.

Una giornata all’insegna dell’orrore e - a saper leggere la storia - dell’ennesimo errore di sottovalutazione della forza della democrazia israeliana. Un attacco su larga scala che riporta il Medioriente indietro di diversi giri di lancette della storia.

di Fulvio Giuliani

“Israele è in guerra”, Hamas è il nemico

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2023-10-07 11:53:56

2023-10-07 09:53:56

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2023-04-19 12:55:26

2023-04-19 10:55:26

Gli ultranazionalisti russi e il sostegno all'imperialismo di Putin attraverso uno scienza sacra sugli zar

“La Basiliologia come Scienza dell’Impero”: l’insolita terminologia fa parte della retorica con cui gli ultranazionalisti russi sostengono l’imperialismo di Putin. La teoria di una nozione «storicamente russa di Impero» affonderebbe le sue origini nella stirpe degli imperatori bizantini, i Basiléi (dal greco Βασιλεὺς). Alla vigilia di una nuova mobilitazione, la “Scienza dell’Impero” è stata presentata in un convegno organizzato dal gruppo di sedicenti intellettuali e oligarchi legati alla testata televisiva e web “Tsargrad” (il nome slavo di Costantinopoli) dopo che un loro sondaggio ha fatto emergere che almeno un terzo dei russi è contrario alla guerra. 

La loro tesi è che la Russia sia ancora permeata dalla ideologia liberale occidentale, per cui è il momento di imporre la scuola dei “tradizionalisti accademici”, basata sulla esperienza del Centro per gli studi conservativi avviata da Alexander Dugin alla Facoltà di Sociologia dell’Università di Mosca Lomonosov. Sviluppare l’idea di impero, questa dunque è la missione di ideologi come Konstantin Malofeev (che ha pubblicato in tre volumi l’opera “Empire”) e dello stesso Dugin (che si è affiancato con l’ultimo “Genesis and Empire”).

La conoscenza scientifica sul tema sarebbe già esistita nella storia come “scienza sacra” sugli zar e sui regni precedenti, ma deve essere rianimata. Per Malofeev l’impero «è la cosa più importante che oggi non abbiamo. Prima dobbiamo riconoscerlo in noi stessi: altrimenti non torneremo a essere mai un Impero. Questo è il punto di partenza». Sergey Glazyev, studioso ancora con l’impronta socialista dell’Accademia russa delle Scienze, è per una visione ideale di impero in cui affermare un “socialismo ortodosso”, una società equa, con un ruolo significativo dello Stato e delle forme pubbliche di proprietà, al tempo stesso basato su tradizioni ortodosse, valori spirituali e morali. Il presidente dell’Accademia cecena delle Scienze, Dzhambulat Umarov, ha invece dichiarato: «Sono un imperialista in guerra che vuole l’Impero dell’Unto di Dio. E anche se questo Unto di Dio è ortodosso, nulla impedisce agli stessi musulmani ceceni, dopo avergli prestato giuramento, di essergli fedeli, di essere fedeli all’idea di Impero».

Dal Patriarcato di Mosca il vescovo Savva di Zelenograd ha ribadito che la più alta qualità dell’impero è che alla fine è diventato cristiano. La natura sovranazionale imperiale è stata infine sottolineata dal preside della Facoltà di Storia dell’Università Lomonosov di Mosca Sergey Karpov: nell’impero romano e in quello bizantino persone di diversi gruppi etnici e opinioni religiose vivevano in pace e armonia (sic!) e di questi regni il successore oggi è la Russia, che può proporsi come «il nuovo Impero cristiano». Le conclusioni sono affidate a un monito: la Terza Roma, la Mosca che ha raccolto l’eredità degli imperi di Roma e Costantinopoli, «deve oggi impedire al mondo intero di cadere nell’abisso».

Il progetto porta indietro la civiltà facendola arretrare ai secoli che hanno preceduto la Rivoluzione francese e le idee moderne di libertà e democrazia: un pot-pourri mitologico per incoraggiare una nuova mobilitazione per la «guerra santa», che finora comunque non ha convinto il popolo russo.

di Maurizio Delli Santi

 

"La Scienza dell'Impero" per sostenere Putin

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2023-04-19 12:09:18

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2024-05-07 13:44:41

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Il leader del Cremlino Vladimir Putin ha prestato giuramento ed è entrato ufficialmente nuovamente in carica per un quinto mandato di sei anni

Il leader del Cremlino Vladimir Putin ha prestato giuramento ed è entrato ufficialmente nuovamente in carica per un quinto mandato di sei anni. Lo ha annunciato il presidente della Corte costituzionale Valery Zorkin. I primi due mandati come presidente sono durati quattro anni, ma dopo le modifiche apportate alla Costituzione russa il mandato è stato esteso a 6 anni. 

Secondo la Commissione elettorale centrale russa, alle elezioni del 15-17 marzo scorsi Putin ha ottenuto l'87,28% dei voti. L’attuale mandato di Putin terminerà quindi il 7 maggio 2030.

È ''un periodo difficile'' quello che sta attraversando la Russia, ma ''insieme lo attraverseremo con dignità e diventeremo ancora più forti'' ha dichiarato Putin nel suo discorso di insediamento. ''Supereremo tutti gli ostacoli e daremo vita a tutti i nostri progetti'', ha aggiunto Putin, affermando che ''guardiamo avanti con fiducia, pianifichiamo il nostro futuro, stiamo già realizzando nuovi progetti per renderci ancora più dinamici, ancora più potenti''.

Putin si anche è detto favorevole a ''un dialogo con gli Stati occidentali'', ma ''alla pari'': 'Noi non rifiutiamo il dialogo con gli Stati occidentali'', anzi ''siamo stati e saremo aperti a rafforzare buone relazioni con tutti i paesi che vedono nella Russia un partner affidabile e onesto''.

Ma a condizione che questo dialogo non sia condotto ''da una posizione di forza'', ma ''senza alcuna arroganza, presunzione ed esclusività personale, ma solo ad armi pari, nel rispetto degli interessi reciproci''. Putin ha invece parlato di dialogo non possibile se i Paesi occidentali ''intendono continuare a cercare di frenare lo sviluppo della Russia, continuare la politica di aggressione''.

di Ruggero Fontana

Putin giura al Cremlino: "Sì a un dialogo con l'Occidente, ma alla pari"

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2024-05-08 08:32:33

2024-05-08 06:32:33

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