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title: &quot;Volantini, telefonate e messaggi: arriva l&#8217;ordine di evacuazione da Rafah&quot;
description: &quot;L&#039;esercito israeliano sta iniziando a lanciare volantini nella parte orientale di Rafah, inviare messaggi e fare telefonate ai palestinesi&quot;
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date: 2024-05-06
modified: 2024-05-08
author: Ruggero Fontana
url: https://laragione.eu/esteri/volantini-telefonate-e-messaggi-arriva-lordine-di-evacuazione-da-rafah/
categories: [Esteri]
tags: [esteri, israele]
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# Volantini, telefonate e messaggi: arriva l&#8217;ordine di evacuazione da Rafah

![Rafah](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/05/c4199f05-dbd9-4b5d-add4-ee35b3110815-1024x576.jpeg)

32950

2023-10-18 14:02:56

2023-10-18 12:02:56

Marta Ottaviani: &quot;Gaza non sarà più nella mani di Hamas. Finché Biden e Blinken sono nell&#039;area, Israele non lancerà l&#039;offensiva via terra&quot;

L’attentato Bruxelles delle scorse ore, arriva dopo quello in Francia, ad Arres, e dopo che anche il presidente statunitense, Joe Biden, ha chiaramente parlato del pericolo di azioni anche in America. L’allerta è stata innalzata anche in Italia, specie nei confronti di obiettivi sensibili, come ambasciate e luoghi di culto e come non accadeva da dopo l’11 settembre. Il timore è che la destabilizzazione che si è creata con il conflitto israelo-palestinese possa avere conseguenze anche nel mondo occidentale, in particolare in Europa e negli Usa. «È molto più che un effetto, è un sistema di vasi comunicanti: si stanno usando le rivendicazioni palestinesi (seppure legittime entro certi limiti) per muover guerra a tutto l’Occidente. In realtà la causa palestinese non è più un obiettivo, quindi il raggiungimento della condizione di “due popoli e due stati”, ma un mezzo per attaccare l’Occidente tramite una guerra non lineare, destabilizzando le società occidentali dall’interno», spiega Marta Ottaviani, giornalista e scrittrice, tra i massimi esperti di Turchia e conoscitrice attenta del mondo mediorientale.

In questo contesto il ruolo di regia “occulta” dell’Iran, all’indomani dell’attacco di Hamas, è diventato non più occulto, con la minaccia di Teheran di intervenire se Israele proseguirà nella controffensiva, mentre preoccupano anche Libano e altri paesi arabi. «Finché il presidente statunitense Biden (atteso a Tel Aviv) e il suo segretario di Stato Blinken presidiano l’area, Israele non può entrare di forza a Gaza. Rimane, però, la chiusura del valico di Rafah da parte dell’Egitto, che invece è di fondamentale importanza per permettere ai civili palestinesi di fuggire dalla Striscia e quindi rimanere vittime della potenziale controffensiva di terra da parte di Tel Aviv. Purtroppo è una situazione in divenire, la diplomazia mondiale si sta muovendo su più livelli, sui quali ciascuno agisce in base ai propri interessi», sottolinea Ottaviani.

Se Bliken è impegnato in una vera e propria shuttle diplomacy, la diplomazia navetta con continui colloqui con i principali interlocutori dell’area, anche Cina e Russia si sono mosse, avviando consultazioni con i Paesi arabi e lo stesso Israele. La domanda madre che però si rincorre da qualche giorno, è cosa ne sarà di Gaza. Gli oppositori di Tel Aviv pensano che Israele espanderà i propri confini, mentre i più cauti auspicano un dialogo e una sorta di trasferimento di poteri da Hamas ai palestinesi nella Cisgiordania. «Credo si stia andando verso una soluzione nella quale Gaza non sarà più nelle mani di Hamas, che è l’obiettivo prioritario. Ne ha bisogno anche il popolo palestinese, che ha bisogno di un interlocutore importante e forte per portare avanti le proprie istanze e risolvere una questione che ormai sta martoriando non solo il Medio Oriente, ma tutta la comunità internazionale da decenni – spiega Ottaviani – Un’ipotesi che sta prendendo piede è la creazione di un protettorato, sulla Striscia di Gaza».

Qui potrebbero essere presenti diverse potenze internazionali e i “candidati” non mancano: «Tutti ne vorrebbero far parte: non solo l’Autorità Nazionale Palestinese, ma anche Israele, l’Egitto, gli Usa, la Gran Bretagna e forse anche l’Unione europea. Bisognerà, invece, stare attenti a lasciare fuori paesi come l’Iran, che si autoesclude, visti i messaggi che ha inviato, ma anche la Turchia e la Russia: non hanno alcun interesse a far sì che finalmente la pace regni nell’area, ma al contrario usano la questione palestinese per destabilizzare la regione», conclude Ottaviani.

di Eleonora Lorusso

Chi vuole il protettorato su Gaza

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2023-10-18 16:53:30

2023-10-18 14:53:30

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2024-02-13 17:00:05

2024-02-13 16:00:05

Benjamin Netanyahu ha annunciato che l’offensiva militare riprenderà verso Rafah, l’ultima città della Striscia di Gaza al confine con l&#039;Egitto

Il presidente israeliano Benjamin “Bibi” Netanyahu ha annunciato che l’offensiva militare riprenderà verso Rafah, l’ultima città della Striscia di Gaza a ridosso del confine con l’Egitto. Dato che la Striscia confina per due lati con Israele e per uno si affaccia sul Mar Mediterraneo, è Rafah il luogo dove si è sviluppato il fiorente contrabbando che ha permesso ad Hamas di procurarsi così tanti missili. Una riserva – nascosta in semplici stock interrati un po’ ovunque – tanto grande da aver permesso loro di continuare fino a questi giorni il lancio di razzi contro le città israeliane, nonostante il disastro militare, materiale e umano che la guerra ha inflitto all’organizzazione. L’Egitto ha cercato per anni di porre fine a questi movimenti illegali di materiali bellici, persino demolendo porzioni della Rafah egiziana dall’altra parte del confine, ma senza successo.

Negli ultimi mesi la popolazione di questo ultimo scampolo di terra palestinese è balzata a causa dei combattimenti da 150mila a più di un milione di persone e il Cairo sta rinforzando le barriere poste sulla frontiera per cercare di prevenire un afflusso di massa di profughi. Difficile però che potrà trattenere la pressione di così tante persone a cui è rimasto così poco, se la violenza degli scontri dovesse spingerle a cercare rifugio oltreconfine. Nonostante le voci internazionali contrarie a questa offensiva meridionale si stiano moltiplicando, la possibilità di una tregua si è purtroppo estinta quando Hamas ha vanificato la mediazione del Qatar con richieste massimaliste e inaccettabili. Una provocazione palese verso Gerusalemme, perché «il nostro (di Hamas, ndr.) è un jihad di vittoria o martirio». Visto che la vittoria ormai è impossibile, si è scelto quindi il martirio dei militanti di questo partito suprematista palestinese. Il problema è che sta avvenendo assieme a quello dei civili fra cui si nascondono. Sono a rischio più di un milione di vite già stremate da traumi, fame e malattie: questo numero è stato già scritto, ma vale la pena ribadirlo.

L’obiettivo dei generali israeliani tuttavia è sempre lo stesso: la distruzione di Hamas. Questo non significa eliminare uno a uno i suoi paramilitari, ma neutralizzare abbastanza membri del suo personale (unità addestrate e comandanti locali e nazionali, principalmente) perché diventi così debole da sparire dal panorama politico palestinese. I bombardamenti nella Striscia e in Libano sono riusciti a sfoltire pezzi importanti dell’organigramma terroristico e le operazioni sul campo hanno reso non più operativi circa 18 battaglioni delle forze palestinesi, ma ne rimangono attivi ancora diversi. Ad esempio è riportato che nelle aree centrali continuano a combattere i battaglioni “Deir al Balah” e “Nuseirat”, sebbene anche quest’ultimo sia logorato dagli scontri. La Brigata “Rafah”, una sorta di Comando Sud dell’ala militare di Hamas, possiede invece ancora quattro interi battaglioni: “Tal as Sultan”, “Shaboura”, “Yabna” e “Sharq”.

L’offensiva promessa da “Bibi” punta quindi alla distruzione di queste residue unità meridionali, fino all’occupazione dello tzir filadelfi (il Corridoio Filadelfia) che corre parallelo al confine gazeo-egiziano. A quel punto l’isolamento della Striscia sarà completo e starà alla politica internazionale impedire che gli estremisti israeliani trasformino un territorio ormai in rovina in un vero ghetto a cielo aperto.

di Camillo Bosco 

Israele minaccia Rafah

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2024-02-14 07:57:46

2024-02-14 06:57:46

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