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title: "Yulia Navalnaya rilancia la protesta &#8220;Mezzogiorno contro Putin&#8221;"
description: Yulia Navalnaya invita tutti i cittadini russi a presentarsi ai seggi elettorali il 17 marzo alle ore 12 in segno di protesta contro Putin.
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date: 2024-03-06
author: Claudia Burgio
url: https://laragione.eu/esteri/yulia-navalnaya-rilancia-la-protesta-mezzogiorno-contro-putin/
categories: [Esteri]
tags: [guerra, politica, Putin, russia, viral]
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# Yulia Navalnaya rilancia la protesta &#8220;Mezzogiorno contro Putin&#8221;

![Yulia Navalnaya rilancia la protesta Mezzogiorno contro Putin](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/03/Yulia-Navalnaya-rilancia-la-protesta-Mezzogiorno-contro-Putin.jpg)

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2024-03-04 15:10:00

2024-03-04 14:10:00

La propaganda russa è entrata a pieno titolo nello spazio informativo europeo e in Italia ha invaso anche istituzioni e scuola

Kyiv – Se in questi due anni la situazione è cambiata molto sul fronte militare di questa guerra ibrida, è accaduto altrettanto su quello informativo e mediatico. La strategia russa s’è adattata infatti all’esigenza – ben più redditizia in termini di consenso interno per Putin – di presentare la guerra come una necessità esistenziale, contro un nemico ben più grande della sola Ucraina. Per questo nel suo lungo discorso alla nazione l’autocrate russo ha menzionato più sovente l’Occidente rispetto al Paese invaso.

Per tutto il 2022 (e per tutti gli otto anni precedenti) la propaganda russa ha poggiato su tre grandi pilastri, fondamentali per convincere l’opinione pubblica dei Paesi-target dell’inevitabilità del conflitto, giustificandola come un’azione preventiva necessaria a ‘proteggere’ le popolazioni russofone del Donbas, smilitarizzare l’Ucraina e ‘denazificarla’ eradicando ogni forma d’ucrainità in quanto avversa. In questi due anni le menzogne russe sono presto venute a galla, mostrando una realtà opposta a quella descritta dai propagandisti, che ora sono chiamati a correggere il tiro. È ormai ben chiaro, infatti, che a opporre la più strenua resistenza all’avanzata rascista furono (e sono tuttora) proprio gli ucraini russofoni, che non solo non c’era alcuna arma puntata contro la Russia ma che semmai è stata quest’ultima ad ‘abbaiare’ avvicinandosi ai confini con la Nato e che a riportare alla memoria i peggiori crimini compiuti dai nazisti (e la guerra in Europa) è stata semmai la Russia.

Cadute le ultime foglie di fico e svergognati anche i più incalliti negazionisti, oggi la propaganda russa invade lo spazio informativo europeo (e italiano, in maniera dilagante) con tre nuovi assunti: a volere la pace è Mosca; continuare ad armare l’Ucraina è inutile e porterà solo a nuove vittime; la gente in Occidente è stanca di far le spese d’una guerra altrui ma è ostaggio di leader guerrafondai. Non stupisce in questo senso la strumentalizzazione in ottica filorussa di contestazioni come quella “dei trattori” o la sempre più frequente presenza televisiva di ‘autorevoli’ propagandisti.

A tutto però c’è un limite, soprattutto se certe azioni vengono compiute in barba alle misure disposte per legge e consentono alla propaganda russa d’entrare nelle scuole e negli atenei italiani. È il caso – segnalato da Massimiliano Coccia su “Linkiesta” – della professoressa Mara Morini, associata di Politica comparata all’Università di Genova, che da anni collabora con un ente sanzionato dall’Ue e finanziato direttamente dal Ministero degli Esteri russo quale è il The Aleksandr Gorchakov Public Diplomatic Fund. Tale fondo ne ha addirittura sostenuto economicamente la presenza in Russia, accanto alla portavoce di Sergej Lavrov Maria Zacharova, in occasione del primo anniversario dell’invasione russa dell’Ucraina.

Sempre secondo “Linkiesta”, la professoressa Morini è anche membro scientifico della rivista “Diplomatic Service” (edita dal Ministero degli Esteri russo) e del progetto “Ascont” (di cui è responsabile). Ci si chiede come sia possibile che una dipendente dello Stato italiano (che, stando a quanto dichiara, «sogna di regalare il suo libro a Putin») possa continuare a insegnare collaborando con un ente russo sanzionato dal suo stesso governo.

Ciò ha suscitato notevole indignazione anche a Kyiv, tanto da portare l’Ambasciata d’Ucraina in Italia a spiegare in una nota a questo giornale che «di recente Margarita Simonyan – nota propagandista russa – ha parlato di una rete efficace d’agenti russi in Europa e ha elogiato il loro lavoro nella diffusione di disinformazione e narrazioni del Cremlino nello spazio mediatico europeo. Oggi scopriamo d’un professore italiano che ha stretti legami con la Federazione Russa e ha senz’altro contribuito alla diffusione della narrazione filorussa nel dibattito scientifico italiano.

La fase della guerra ibrida russa contro i Paesi occidentali è entrata nelle sue fasi più calde. Consentire il sostegno aperto al regime autoritario russo in ambito mediatico e perfino all’interno delle scuole, sfruttando l’autorevolezza di professori e studiosi, significa influenzare questa opinione nelle menti dei giovani, minando i princìpi di neutralità e apoliticità del processo educativo».

di Giorgio Provinciali

Quando la propaganda russa entra nelle scuole

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2024-03-04 20:35:01

2024-03-04 19:35:01

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2024-03-02 07:06:48

2024-03-02 06:06:48

Mosca – Alla fine i funerali di Alexey Navalny si sono tenuti malgrado le minacce. Tantissime le persone presenti, tra cui spiccano molti giovani. Qualcosa sta cambiando

Mosca – Alla fine i funerali di Alexey Navalny si sono tenuti malgrado le minacce, la presenza massiccia e intimidatoria dei reparti speciali antisommossa e l’installazione nella notte in tutta la zona delle esequie di nuove telecamere che garantiscono il riconoscimento facciale. Ed è stato non un addio all’eroico democratico russo ma un arrivederci: «Tu hai avuto coraggio, lo avremo anche noi» è stato uno degli slogan più gettonati della giornata.

Una grande manifestazione contro il regime, composta ma per nulla silenziosa come pretendeva il sindaco Sergey Sobyanin. Fino a giovedì in pochi ci avevano tenacemente creduto, a fronte della censura totale sull’evento. Tra questi, alcuni dei più stretti collaboratori di Navalny. «Si è trattato di una prima scommessa vinta» ha affermato a fine giornata Ivan Zhdanov, dell’ufficio stampa del politico russo defunto. «Abbiamo salutato Alexey decentemente e abbiamo fatto vedere al mondo che l’opposizione in Russia c’è ancora. Il resto lo vedremo nei prossimi giorni».

Che sarebbe stata una giornata particolare lo si era capito già in tarda mattinata, quando una folla ordinata aveva iniziato a concentrarsi intorno alla Chiesa “Icona Madre di Dio” – dove si sarebbe dovuta tenere la cerimonia religiosa – e lungo la strada che porta al cimitero Borisovsky, a circa due chilometri di distanza. Una fiumana composta da molte donne, giovani e meno giovani, gente comune, intere famiglie. Un padre aveva in braccio il figlio e gli mostrava una foto di Navalny, sussurrandogli «Voleva il bene della Russia». Tanta gente diversa, lontana anche dallo stereotipo del sostenitore di Navalny (giovane del ceto medio e con il mito dell’Europa): pensionati, lavoratori e studenti che, seppure in una normale giornata feriale, avevano voluto esserci.

Si è allora capito che l’ultima minaccia contro Navalny stava fallendo miseramente. Con il passare dei minuti la gente ha continuato ad aumentare. Sono arrivati in corteo i giovani dalla Facoltà di Giurisprudenza e tutti hanno preso coraggio e iniziato a scandire slogan: «No alla guerra!», «Libertà per i detenuti politici» ma anche «Putin assassino!» e «Noi non dimenticheremo». E quando è arrivata la bara con i genitori di Navalny è scoppiato un grande applauso. Alla fine della cerimonia, mentre il carro funebre percorreva lento il ponte che porta al cimitero, è iniziato a piovere ma nessuno si è mosso. Tuttavia il potere ha voluto consumare la sua piccola vendetta. Subito dopo il seppellimento, il cimitero è stato chiuso e un fitto cordone di polizia ha impedito alla gente di lasciare un fiore sulla tomba.

Nella storia della Russia molti funerali hanno avuto un carattere particolare. Durante i Giochi Olimpici di Mosca del 1980, in piena era brezneviana e a pochi mesi dall’invasione dell’Afghanistan, la morte del cantautore dissidente Vladimir Visotsky fu una scossa che attraversò la Capitale. I suoi funerali si trasformarono in una dichiarazione di sfiducia per il regime. Così nel dicembre del 1989 i funerali di Sacharov, il grande fisico antisovietico e premio Nobel per la pace, rappresentarono la chiamata a raccolta di coloro i quali volevano un’accelerazione della perestrojka e una netta cesura con il passato dittatoriale. Lo sono stati anche quelli di Navalny e non era scontato.

Certamente, da domani la situazione per l’‘altra Russia’ non cambierà d’incanto. Tanti sono i passi da fare e gli ostacoli da superare perché il Paese diventi una democrazia – tra cui, last but not least, trovare dei leader all’altezza di Navalny – ma questo 1° marzo, che in Russia segna l’inizio ufficiale della primavera, non è passato invano.

di Yurii Colombo

Una fiumana di persone ai funerali di Navalny

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2024-03-02 16:01:56

2024-03-02 15:01:56

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2024-02-23 10:17:48

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Mosca - L’annuncio dell’entrata in politica di Julia Navalnaya è il primo passaggio, praticamente inevitabile, del dopo-Navalny

Mosca - L’annuncio dell’entrata in politica di Julia Navalnaya è il primo passaggio, praticamente inevitabile, del dopo-Navalny. Julia, 47 anni e una laurea in economia, proviene da una famiglia dell’intellighenzia moscovita e non può essere definita semplicemente una first lady, avendo sempre collaborato attivamente e condiviso l’azione e le idee del marito Alexey. Da questo punto di vista non è una sprovveduta, una donna 'prestata alla politica' per caso. Forse non ha ancora l’esperienza politica accumulata da Svetlana Tikhanovskaya - la 'pasionaria’ della rivoluzione bielorussa contro il despota Alexander Lukashenko che fu alla testa nel 2020 della campagna elettorale e delle grandi manifestazioni anti regime che ne seguirono - ma sembra avere le spalle sufficientemente larghe per poter crescere rapidamente anche da questo punto di vista.

Per il momento ha un piccolo capitale di credibilità su cui contare. In primo luogo, ovviamente, il sostegno di molte cancellerie europee che hanno imparato a conoscerla durante l’esilio in Germania. E anche quello fra la gente comune: dopo l’annuncio pubblicato in video della sua decisione di proseguire la lotta intrapresa da suo marito i suoi follower su Instagram hanno superato il milione. Naturalmente il suo sarà un percorso accidentato e irto di difficoltà che non possono essere ignorate. A lei spetta riunire i litigiosi gruppi d’opposizione dell’esilio dove - come spesso accade in queste situazioni - personalismi e settarismi rischiano di non portare acqua al mulino degli obiettivi che si perseguono. Nei prossimi mesi Julia dovrà essere il perno attorno al quale si possano raggruppare tutte le forze che si battono per una democrazia di stampo europeo in Russia. In questo senso il primo banco di prova sarà certamente la denuncia del plebiscito con cui si tenta di far credere, almeno a una parte del mondo, che le presidenziali indette per il 15-17 marzo sono elezioni libere e non una messinscena organizzata per legittimare un regime dittatoriale.

Tuttavia è evidente che la costituzione di un punto di riferimento credibile all’estero non può risolvere tutti i problemi: chi è per la democrazia in Russia deve ancora trovare nuove forme e modi per far sentire la propria voce. Inoltre l’immagine di Julia dovrà inevitabilmente essere definita in relazione a ciò che è la Russia oggi. La famiglia Navalny è la rappresentazione di un ceto medio delle grandi città europee che è minoritario nel Paese. La Russia, una società fortemente polarizzata sul piano sociale come ai tempi degli zar, ha bisogno che si parli sì di democrazia e di corruzione degli oligarchi ma anche di programmi sociali, di infrastrutture, di ecologia e, perché no, di diritti delle donne.

Una donna non governa la Russia dai tempi di Caterina la Grande e non sarà facile far accettare l’idea di Navalnaya al Cremlino in una società in cui “valori tradizionali” fa rima con “fate più bimbi da mandare domani in guerra”, eppure questa signora ha tutte le carte in regola per potercela fare.

di Yurii Colombo

L’entrata in politica di Julia Navalnaya, la moglie di Navalny

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2024-03-18 12:19:40

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