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Ad virum

Il 31 dicembre scadrà la proroga dello Stato di emergenza posto dal governo per fronteggiare il Covid-19. Dal 1 gennaio 2022, però, saranno ancora necessarie una serie di misure di contenimento e al governo dovrà essere data la possibilità di derogare, entro i limiti previsti, le norme ordinarie.

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Il ministro della Salute Speranza ha posto con onestà intellettuale il tema dello stato di emergenza, ma non può bastare far balenare proroghe (peraltro escluse dalla legge). Il prossimo 31 dicembre, infatti, scadranno i due anni di durata massima stabiliti dalla norma e si dovrà decidere il da farsi. L’istituto dello stato di emergenza fu pensato essenzialmente per gravi calamità naturali, tanto è vero che in origine non si sarebbe dovuto eccedere il termine di sei mesi, fino ad arrivare all’attuale stesura che prevede un tetto massimo di ventiquattro.

Purtroppo, la battaglia al Coronavirus è ancora in corso, ci auguriamo tutti di aver imboccato la strada che porterà al ritorno alla vita ‘di prima’, ma la realtà è un ospite talvolta scomodo e impossibile da ignorare. Dal 1 gennaio 2022, pertanto, saranno ancora necessarie una serie di misure di contenimento e prevenzione e al governo dovrà essere data la possibilità di intervenire con rapidità ed efficienza derogando (sempre entro i limiti previsti, ovvio, ma non fa male ripeterlo) alle norme ordinarie. Come fare?

Non sarebbe bello e ferirebbe la carne viva della nostra democrazia ricorrere a soluzioni ‘all’italiana’. Proroghe meccaniche, mascherate quel tanto da non violare apertamente il dettato della legge.

Lo scriviamo con la nettezza di chi si è schierato senza il minimo dubbio su vaccini e Green Pass: muoversi così sarebbe un errore non privo di conseguenze. Visto che di tempo ne abbiamo e siamo perfettamente consapevoli di ciò che ci attenderà nei mesi a venire, si dichiarino gli ambiti e le misure entro i quali il governo si potrà muovere, varando un nuovo stato di emergenza ad hoc. Anzi, ad virum.

Non l’ipocrita prosecuzione del precedente senza dirlo, ma una matura presa d’atto che abbiamo ancora bisogno di tempo per abbattere definitivamente il mostro.

Facciamo un esempio lampante: dovremo convivere ancora a lungo, anche se non sappiamo dire per quanto, con la campagna vaccinale e i previsti richiami. Già sulla terza dose siamo di fatto partiti, ma le Regioni sembrano procedere in ordine sparso, mettendo i cittadini di alcune aree del Paese in una situazione di rischio oggettivamente diverso rispetto ad altri.

La struttura centralizzata, affidata al commissario Figliuolo, ha dato ampia prova della sua efficienza e affidabilità: apparirebbe profondamente illogico rinunciarvi o privarla delle condizioni giuridiche necessarie a operare. Lo stesso si dica per la possibilità di intervenire con provvedimenti di contenimento, decisi dal governo centrale.

Lo stato di emergenza in scadenza e non più rinnovabile, insomma, ci offre una straordinaria occasione di verità. Importante per il rispetto dovuto alle nostre istituzioni democratiche, ma anche al grado di maturità mostrato dalla stragrande maggioranza degli italiani in questa prova così difficile.

 

Di Fulvio Giuliani

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