Cominciamo un’altra settimana con l’ombra della guerra a farci compagnia. Non proprio il massimo, ora che cerchiamo di trovare un modo per convivere con la pandemia e individuare una via d’uscita a un’emergenza che sembra infinita.
Banalizzando e riassumendo i discorsi che si sentono in strada e nei bar, “ci mancava solo la paura della guerra, dopo tutto quello che abbiamo passato”. Oltre le comprensibili reazioni psicologiche, una riflessione è però opportuno farla: Cerchiamo di imparare bene con chi abbiamo a che fare e teniamolo a mente.
Ci riferiamo naturalmente al presidente russo, Vladimir Putin, gelido giocatore di scacchi sulle debolezze strategiche, umanissime stanchezze e dubbi dell’Occidente. Sta giocando il suo azzardo più grande, per imporre agli Stati Uniti in primis, poi all’Europa e alla Nato un concetto tutto sommato semplice, il ripristino della sfera di influenza russa a ovest dei propri confini.
Un’esigenza di sicurezza da ‘vendere’ alla propria pubblica opinione (anche gli autocrati ne hanno una e devono farci i conti), riflesso di quell’antico collante delle masse russe che è l’imperialismo. Mai del tutto tramontato, dagli Zar passando per l’impero sovietico.
Questo l’abbiamo capito più o meno tutti, ma è l’occasione di ricordare anche la stagione in cui il cosiddetto ‘nuovo potere’ italiano flirtò proprio con l’uomo forte del Cremlino e con l’altro autocrate protagonista sulla scena mondiale, il leader cinese Xi.
È accaduto ed è accaduto a casa nostra, mettendo in discussione per la prima volta la vocazione geostrategica atlantista della nostra Repubblica. Ricordiamolo, proprio adesso che temiamo una guerra, perché è utile a evitare che accada nuovamente, mettendo a rischio ruolo e futuro del Paese.
Di Fulvio Giuliani
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Tag: esteri, guerra mondiale
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