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La morte di Sasha accusa

Sono solo bambini. Ci illudiamo che le atrocità che il popolo ucraino sta subendo non riguardino anche loro. I fatti, purtroppo, raccontano altro.

La morte di Sasha accusa

Sono solo bambini. Ci illudiamo che le atrocità che il popolo ucraino sta subendo non riguardino anche loro. I fatti, purtroppo, raccontano altro.

La morte di Sasha accusa

Sono solo bambini. Ci illudiamo che le atrocità che il popolo ucraino sta subendo non riguardino anche loro. I fatti, purtroppo, raccontano altro.
Sono solo bambini. Ci illudiamo che le atrocità che il popolo ucraino sta subendo non riguardino anche loro. I fatti, purtroppo, raccontano altro.

Nella foto scelta dalla sua mamma Sasha sorride mentre abbraccia il suo gattino. Un bimbo felice, come ogni bambino dovrebbe essere. Quell’immagine oggi è un colpo al cuore perché il piccolo, disperso da metà marzo mentre scappava con la nonna, trovata morta, non c’è più. Per settimane l’avevano cercato in tanti, rispondendo all’appello disperato della madre.

Ci illudevamo che nell’atrocità di questa guerra almeno un minuscolo lieto fine potesse esserci. Per questo è straziante sapere che questo piccolo di appena quattro anni è morto. Chi ne ha trovato il corpo racconta che è stato colpito dai proiettili sparati dai militari russi.

Era l’unico su quell’imbarcazione, usata per cercare disperatamente una via di fuga, a indossare il giubbotto salvagente. Immaginiamo che sia stato un ultimo atto d’amore della nonna: darglielo nella speranza che almeno lui si potesse salvare.

Ogni singola vita strappata in questo conflitto assurdo è una tragedia, ma quando a morire sono i bambini è inevitabile restare ancora più sconvolti.

Così come ha colpito tutti l’immagine di quella piccola a cui i genitori hanno scritto sulla schiena il nome, la data di nascita e la frase “Se muoio questo è il tuo nome”. Si può solo immaginare lo strazio che questa madre e questo padre hanno provato mentre trasformavano la minuscola schiena della loro figlia in una sorta di carta d’identità.

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Consapevoli però di quanto questo gesto sia importante, perché i minori di cui non si conoscono le generalità, di cui non si rintracciano i parenti, rischiano di finire prede di trafficanti di esseri umani. Un altro degli orrori che si accompagnano a quello delle bombe, per questo popolo.

I genitori cercano disperatamente di proteggere ciò che di più caro hanno al mondo. Come una mamma che il nome del figlio e i numeri di telefono da chiamare li ha scritti su un biglietto, da mettere nella tasca della tuta che indossa il piccolo. Anche se sono riusciti a fuggire dall’Ucraina, anche se sono arrivati in Polonia, la paura rimane.

Sono bambini che, anche quando riescono a fuggire, portano con sé i segni di quanto hanno visto. Chi li ha accolti racconta infatti che nei loro disegni ci sono carri armati, bombe e sangue. Quello che i loro occhi hanno dovuto vedere, quello che spesso non riescono a raccontare a parole – molti hanno smesso di parlare – lo descrivono con i pennarelli colorati, su un foglio di carta.

E loro sono i più fortunati. Perché le testimonianze che stanno arrivando da Irpin rivelano come la furia cieca dei soldati russi si sia riversata anche sui minori. Una donna ha raccontato di come i suoi vicini di casa siano stati uccisi e i loro figli violentati e poi ammazzati. Racconti che si fa fatica ad ascoltare, che gelano il sangue. Ma gli stessi ucraini sono consapevoli di quanto sia fondamentale che queste storie atroci vengano alla luce. Contro l’incredibile falsità della propaganda russa, che insiste nonostante le evidenze. Nessuno ridarà la vita a questi bambini, ma i colpevoli devono essere individuati e puniti.

di Annalisa Grandi

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