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title: Bloccarlo
description: Vladimir Putin ha alzato ancora una volta la posta. La sua è una guerra al nostro mondo e a noi non resta che l’arma di sanzioni più severe
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date: 2022-04-06
author: Fulvio Giuliani
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categories: [Evidenza, Politica]
tags: [guerra, Putin]
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# Bloccarlo

![sanzioni russia](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2022/04/Evidenza-sito-9.jpg)

**Vladimir Putin ha alzato ancora una volta la posta. La sua è una guerra al nostro mondo e ****a noi non resta che usare l’arma di sanzioni sempre più severe, come il taglio al gas russo.**

**Vladimir Putin ha alzato ancora una volta la posta**. Dal 24 febbraio – in realtà da ben prima con la progressiva e studiata *escalation* contro l’**Ucraina** – il dittatore di Mosca **continua a spostare sistematicamente un po’ più in là l’orizzonte della sua sfida all’Occidente**. Se appare ormai acclarato il fallimento di qualsiasi strategia militare sul terreno, in una guerra tramutatasi in azione bestiale oltre che illegale, **lo spirito ultimo delle mosse dello zar resta sempre lo stesso**.

**È una guerra al nostro mondo**, ai nostri valori, ma anche alla globalizzazione e a un sistema di interscambio economico basato su un principio cardine: ci sono sistemi politici in cui non ci riconosciamo e con cui facciamo affari con puro spirito di realismo, ma sempre nell’alveo del diritto internazionale. **Fuori da questo ambito**, **c’è l’inciviltà eletta a metodo**, accompagnata da violenza, sopraffazione e negazione dei diritti fondamentali dell’individuo e dei popoli. **Una piattaforma irricevibile.**

Con l’aggressione all’Ucraina e la conduzione della sua guerra, **Vladimir Putin si è posto fuori dal consesso civile oggi e per sempre**, chiamando la nostra parte di mondo a scelte di grande delicatezza. **Perché non possiamo fare la guerra, men che meno la Terza guerra mondiale**. Non ci resta che usare l’arma di sanzioni sempre più severe. **La più dura e devastante delle quali** – chiudere i rubinetti del gas russo, senza aspettare che sia Mosca a farlo – **ha rilevanti costi economici e politici anche per chi dovesse usarla**. Un’arma oltretutto potenzialmente divisiva, per i diversi interessi dei Paesi alleati e le conseguenze di scelte che oggi paghiamo amaramente. **Noi italiani in prima fila**.

**Rinunciare al gas e alle altre materie prime russe resta una montagna da scalare**, necessita di tempo e mette a rischio le nostre economie, proprio quando sembravano aver ingranato le marce alte dopo lo *shock*pandemico. Non a caso, **Putin cerca ostinatamente proprio il punto di rottura del fronte occidentale**, quel cuneo che possa far saltare l’unità degli europei e **regalargli** – ben oltre gli sconfortanti negazionisti che generano al più ribrezzo, compatimento e mai potranno mutare l’indirizzo dei governi –** quella vittoria politica che sta disperatamente cercando per uscire dal disastro** in cui si è andato a ficcare.

Le sfide dei cinici di professione sono sempre le peggiori, perché giocano con freddezza sulle sensibilità e sulle umane debolezze del fronte avverso. **Pensate ai civili usati come ostaggi e ai massacri che non hanno nulla di casuale**. Putin è stato allevato alla scuola del cinismo elevato ad arte, quella del **Kgb**. È sempre lui, il tenente colonnello devastato dalla caduta del Muro quando era a capo della sezione dei servizi moscoviti a **Dresda**. Conosce bene le nostre debolezze e ha visto negli anni genuflettersi molti *leader* o aspiranti tali dell’Occidente.** Solo che ha finito per confondere guitti e parassiti con l’anima più profonda delle democrazie**. È partendo da qui che possiamo vincere. Per parte nostra, non c’è il minimo dubbio che riusciremo a farlo: come sempre nella storia, i dittatori credono di essere i più forti e investiti di un destino messianico. Si autoalimentano della convinzione di poter disporre a piacimento delle democrazie, nella loro testa invariabilmente corrotte, debosciate e decadenti. È incredibile come ci caschino tutti, ripetendo gli errori dei loro epigoni, compresi quelli finiti appesi a testa in giù, rintanati come topi in un bunker o inseguiti nel deserto da folle inferocite. **Non imparano mai, perché prima o poi finiscono per non ascoltare più nessuno se non servi e lacchè**.

**Cosa li manda fuori giri**? Unità e scelte compatte, per quanto dolorose e costose. Ecco perché dobbiamo prepararci a gestire anche l’embargo del petrolio e del gas, altrimenti l’indignazione per **Mariupol o Bucha** finiranno per essere solo urla alla luna.

di *Fulvio Giuliani *
