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Cercare i generali per capire la guerra

La testarda strategia di Putin insieme al colonnello generale Chayko, resta quella d’impadronirsi di Kiev per restaurare l’antico impero staliniano. Ma gli sforzi russi si dimostrano ogni giorno più disperati nonostante la sete di potere.

«Cherchez la femme, pardieu!»: così uno dei poliziotti nel dramma “Les Mohicans de Paris” di Dumas padre sintetizza il metodo più efficiente per condurre le indagini. Più che la donna è però esercizio utile cercare qui i generali, al fine di dissipare la fitta nebbia della propaganda di Mosca riguardo lo stato dell’invasione dell’Ucraina.

Così ha fatto il prestigioso Institute for the Study of War, think tank di base a Washington tra i più competenti e affidabili nell’interpretare la guerra in corso, registrando come il colonnello generale Alexander Chayko sia stato messo a capo delle truppe che stanno dando l’assalto a Kyiv.

Questa informazione appare di particolare rilievo se si nota che il generale è innanzitutto il comandante supremo del Distretto Militare Orientale, cioè di quella grande riserva strategica di truppe alla quale Putin ha attinto per organizzare l’assedio del Paese dei Girasoli. Dal novembre 2021 sino al febbraio 2022 i battaglioni sotto la sua responsabilità hanno percorso circa 8mila chilometri sui binari transiberiani e sono ora impegnati nell’impresa impossibile di prendere la capitale ucraina. L’impegno personale di Chayko sul fronte Nord denuncia quindi la testarda strategia di Putin: mentre è annunciata, per bocca del comando militare russo, l’intenzione di volersi dedicare esclusivamente alla ‘liberazione’ del Donbass, allo stesso tempo si comanda a un ufficiale di altissimo grado di seguire le sue truppe sul campo al fine di poter cogliere finalmente la Mela d’Oro di questa guerra.

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Come i sultanati ottomani si intestardirono nella conquista di Vienna per dilagare in Europa, entrando in un declino irreversibile dopo due falliti assedi alla città, parimenti Kyiv rimane l’obiettivo principale del piano del Cremlino volto alla restaurazione dell’impero staliniano. Il generale si è così avvicinato al fronte esponendosi al rischio di entrare nel mirino delle forze ucraine che, avendo già eliminato sette dei suoi colleghi nonché un vasto numero di alti ufficiali, sono probabilmente ansiose di aggiungere alla kill list un comandante tanto importante.

Se il piano non sembra quindi essere cambiato di una virgola, gli sforzi russi appaiono però ogni giorno sempre più disperati. A Ovest della capitale, la municipalità di Irpin è stata liberata dopo un contrattacco; a Est invece, sul fronte di Sumy, nella cittadina di Trostyanets gli invasori si sono ritirati disordinatamente per paura di rimanere accerchiati, abbandonando una notevole quantità di mezzi e materiali in quello che appare come il primo collasso di uno schieramento russo dall’inizio della guerra. L’incidente ha coinvolto gli elementi superstiti della Prima Armata Corazzata della Guardia, storica unità dell’Armata Rossa costituita nel 1942 per la difesa di Stalingrado e il cui cursus honorum è stato adesso sfregiato dalla resistenza ucraina.

In Turchia pare che si stia finalmente stabilendo un serio percorso di pace tra le rappresentanze dei due Paesi ma rimane da vedere se i siloviki di buon senso riusciranno a frenare la sete di sangue del loro comandante in capo, che si vocifera viva ormai chiuso da giorni nel suo bunker sotto gli Urali.

 

di Camillo Bosco

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