---
title: Commossi e combattenti
description: Il giovane reporter Francesco Maviglia è partito per l’Ucraina per raccontare, con tanti altri colleghi, la verità di questa guerra.
featured_image: https://laragione.eu/wp-content/uploads/2022/03/Fotoreporter-italiani.jpg
date: 2022-03-10
author: Andrea Pamparana
url: https://laragione.eu/evidenza/commossi-e-combattenti/
categories: [Evidenza, Politica]
tags: [guerra, russia, Ucraina, UE]
---

# Commossi e combattenti

![Commossi e combattenti](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2022/03/Fotoreporter-italiani.jpg)

Francesco Maviglia, un *reporter* italiano di 22 anni, è partito per l’Ucraina per raccontare, con tanti altri colleghi, la verità di questa guerra. Il giovane giornalista è testimone della resistenza del popolo ucraino all’aggressione dell’esercito invasore.

 

 

Lo confesso, ieri mi sono commosso. Per la rubrica “Emoticon” – che potete seguire sul sito *online* de “La Ragione” – **ho intervistato un giovane *reporter***** italiano di 22 anni, Francesco Maviglia.** Se ne stava al bar con alcuni amici, fotografi e *videomaker*, in Italia. A un certo punto hanno deciso di prendere attrezzatura e zaino e di recarsi là dove oggi c’è bisogno non solo di viveri, medicine e armi ma anche di immagini, quelle che vanno a costruire il mosaico della verità. Hanno preso un aereo fino a Varsavia e da lì un autobus per Leopoli, primo avamposto nell’Ucraina occidentale.

Nel viaggio di andata per entrare nel Paese, a sinistra colonne di profughi – donne e bambini soprattutto – che cercavano una via di salvezza verso la Polonia. Con loro, invece, uomini e perfino alcune donne che tornavano indietro dopo aver salutato i propri cari oppure entravano in Ucraina provenienti da altri Paesi, tra cui l’Italia, dove tempo fa erano emigrati in cerca di lavoro. **«Stiamo tornando a casa perché vogliamo opporci all’invasore russo»**. Così ha raccontato a Francesco una ragazza, aggiungendo: «Ecco, vedete, voi dovete raccontare questa verità. L’Ucraina ha quaranta milioni di abitanti. Alcuni sono usciti o stanno per farlo, ma altri – **tanti, la maggior parte – restano qui per combattere, per difendere la nostra patria».** Francesco sta descrivendo, con i resoconti e le immagini che invia dall’Ucraina, proprio questo: **la resistenza di un popolo all’aggressione dell’esercito invasore, la volontà ferrea di ribadire la propria scelta di indipendenza e di appartenenza al nostro stesso mondo.**

Francesco si trovava a Ternopil in un hotel. Gli hanno chiesto di lasciare la stanza perché dovevano ospitare alcuni profughi, tra cui bambini e anziani. In piazza lui e i suoi colleghi sono stati fermati per l’ennesimo controllo da un poliziotto che con meticolosità ha verificato i loro documenti. Nel frattempo, s’era fatto buio e Francesco e i suoi colleghi non sapevano dove potersi recare per trascorrere la notte.** Il poliziotto ucraino li ha invitati a casa sua.** Francesco e i suoi colleghi erano in imbarazzo, non avrebbero voluto arrecare disturbo. «Non c’è problema – ha detto loro l’agente – potete dormire nei letti delle mie figlie, che per fortuna sono in salvo in Italia”. **Questo è il popolo ucraino.**

Lungi da me il voler fare retorica. Ma **in quel momento ho avuto un groppo in gola e mi sono sentito orgoglioso di quel ragazzo ventiduenne che non fa propaganda ma ci racconta, con tanti altri colleghi, la verità di questa guerra.** Si è recato poi in una scuola. Non c’erano maestre e allievi ma un vero e proprio magazzino stipato di medicinali, di cibo, di maschere antigas, di fucili. Una ragazza, anche lei ventiduenne, gli ha spiegato che stavano preparando reti per mimetizzare i carri armati ucraini, pronti a scendere in campo nella innevata pianura ucraina, nelle foreste in cui si nascondono non solo i soldati dell’esercito di Kiev ma anche quelli che possiamo definire i partigiani della resistenza.

**Forse non vinceranno la guerra di fronte alla potenza militare dei russi, ma la loro battaglia l’hanno già vinta.** La battaglia che ci accomuna al popolo ucraino: quella della civiltà.

 

di *Andrea Pamparana*

 
