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title: Comune sentire
description: La guerra produce un danno enorme, cui si dovrà rimediare. Restare fermi a guardare non è consentito ma è quello che gran parte della politica
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date: 2022-04-06
author: Davide Giacalone
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categories: [Evidenza, Politica]
tags: [guerra, politica]
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# Comune sentire

![Comune sentire](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2022/04/Evidenza-sito-57.jpg)

La guerra produce un danno enorme, cui si dovrà rimediare. Restare fermi a guardare non è consentito, ma è quello che gran parte del mondo politico si sta consentendo.

La **guerra non è un diversivo**, cui posporre le altre cose. Produce un **danno enorme**, cui si dovrà rimediare. Restare fermi a guardare non è consentito, ma è quello che gran parte del mondo politico si sta consentendo. La guerra dovrebbe aiutare a mettere nella giusta scala le partite aperte all’interno, rimpicciolendone la portata a confronto con le tragedie che accompagnano la **criminale aggressione russa**. Invece pare che sia utilizzata per far diventare gigantesco qualsiasi ostacolo alle riforme, con la pretesa che qualsiasi cosa sia divisiva e si debba discuterla in un giorno del poi, che somiglia a quello del **mai**.

I **dati del 2021** hanno confuso le idee a certuni, come se il nostro problema fosse stata solo la **pandemia**, superata con uno slancio superiore a quello di altri europei. La crescita del **prodotto interno lordo**, quell’anno, è stata impetuosa e non possiamo che compiacercene, ma guai a dimenticare che conteneva anche il rimbalzo per una **recessione** che da noi era stata più brutale che altrove, mentre cresceva più di noi anche chi era decresciuto meno.

E se avevamo preso la botta più forte non è perché da noi c’era stato un **virus** diverso, ma perché venivamo da trenta anni di crescita striminzita mentre il mondo galoppava. Per non parlare della produttività, rimasta inchiodata. Dobbiamo porre rimedio a questa roba, non attendere che finisca la guerra. Dobbiamo farlo nel mentre **la guerra spezza le gambe alla crescita**, perché altrimenti resteremo ancora pericolosamente indietro quando si riprenderà a correre. Ci siamo ripresi perché protetti dalla diga europea e perché l’annuncio degli ingenti capitali di cui avremmo potuto disporre ha messo nel giusto stato d’animo.

Ma siamo fermi sul **fronte meno costoso economicamente**, ma più impegnativo **culturalmente e politicamente**: quello delle riforme. Fermi per l’insufficienza cognitiva della politica e per l’assecondare l’illusione che ogni vita, ogni bisogno, ogni fallimento possano essere messi in conto allo Stato.

Eppure quello è l’andazzo, se solo s’osserva che stiamo accapigliandoci, con l’aria di non volere stravolgere un mondo funzionante, sol perché si pensa di cambiare due cosucce in un **Consiglio superiore della magistratura** descritto dai suoi abitanti come un luogo di spartizione e politicizzazione, autogovernante una giustizia fra le peggiori del **mondo civilizzato**.

Ed è questo il punto sconvolgente: ci teniamo la giustizia civile che fa scappare aziende e investitori nel mentre tortura per anni condomini in lite, ci teniamo una giustizia penale che arresta gli innocenti e scarcera i condannati, il tutto in omaggio al potere di una corporazione numericamente ed economicamente insignificante **rispetto agli abitanti d’Italia** e agli interessi compromessi. Si dirà: sono potenti. Ma non è vero. È forse il potere dei docenti che impedisce di mandar via gli incapaci? Qui ci si lamenta perché in un concorso si bocciano quelli che non passano i ***test***.

Eppure premiare la qualità sarebbe una soddisfazione per moltissimi insegnanti e penalizzare la sciatteria e l’incapacità sarebbe nell’interesse dei più numerosi studenti e delle loro famiglie, se solo capissero che una cattiva preparazione è il preludio a una vita più povera. E, in ogni caso, gli interessati alla carriera senza selezione sono infinitamente meno numerosi degli interessati a una buona scuola. **Allora, perché?**

Perché scarseggia il comune sentire dell’interesse collettivo e abbonda la rappresentanza dei particolarismi miserabili e immiserenti. Tutto questo per dire: non possiamo perdere tempo e non possiamo perdere l’occasione, ma se ci riuscissimo la responsabilità non sarebbe sempre di altri, non della sola **politica**, sarebbe nostra che l’abbiamo così selezionata, dell’Italia che funziona, crea, innova, esporta e cresce ma non ritiene di voler dedicare molto alla casa e causa comune. **Di questa politica, invece, si ha molto bisogno.**

 

Di *Davide Giacalone*
