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title: Concorrendo
description: La nuova normativa sulla concorrenza era stata annunciata per luglio. Oggi il Consiglio dei ministri dovrebbe occuparsene.
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date: 2021-11-04
author: Davide Giacalone
url: https://laragione.eu/evidenza/concorrendo/
categories: [Evidenza, Politica]
tags: [Italia, politica]
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# Concorrendo

![Concorrendo](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2021/11/giaccalone-sito.png)

Oggi il Consiglio dei ministri dovrebbe occuparsi della nuova normativa sulla concorrenza, annunciata a luglio. La mano pubblica ha il dovere di sgomberare il mercato da chi ne ostruisce i passaggi e diminuisce la dinamicità, tenendo sempre presente che l'interesse da difendere resta quello del cittadino.

**La scusa materna era: perché fa bene. L’infante non modificava il suo giudizio: però fa schifo**. Poi le case farmaceutiche impararono a dolcificare e aromatizzare gli sciroppi (vile ricerca del profitto, forse, ma non facevano più schifo, quindi viva il profitto). Non sta scritto da nessuna parte che se una medicina è amara allora fa bene, ma nel caso della concorrenza, come già sulle questioni relative allo stato sociale e al sistema previdenziale, la quantità di zuccheri elettoralistici ha portato la nostra glicemia collettiva alle stelle, quindi sì: è bene e fa bene che la medicina desti qualche ripulsa.

**La nuova normativa sulla concorrenza era stata annunciata per luglio**. È scivolata di settimana in settimana e oggi il Consiglio dei ministri dovrebbe occuparsene. Vedremo nel concreto, ma è bene avere un’idea di quanto sia rilevante e decisiva la materia. E avere un metro di giudizio, che è meglio anticipare. Ad esempio: per far valere la concorrenza nel settore degli stabilimenti balneari – il che porta con sé più investimenti, migliori servizi e prezzi che servano ad attirare clienti – gira voce che il governo sarebbe orientato ad attendere la sentenza del Consiglio di Stato, relativa alla frattura fra direttiva europea e follia di prorogare al 2033 le concessioni esistenti. Brutto segnale. **Intanto perché sono le leggi a dover guidare le sentenze e non le sentenze** (ove non siano costituzionali, ma è tutt’altra faccenda) **a guidare le leggi**. Poi perché – checché ne pensi il Consiglio di Stato, che giudica la legittimità e non la bontà – **bloccare tutto quel mercato fino a Natale del 2033 significa cancellare la concorrenza e promuovere la rendita, disincentivando dal fornire più e nuovi servizi e dal praticare prezzi allettanti**. I gestori lamentano che così, seguendo quei cattivoni dell’Unione europea, le nostre amate spiagge finirebbero in mano a concorrenti stranieri e si scoraggerebbero gli investimenti. Magari finiscono a giovani dinamici e non a chi campa di rendita senza far migliorie. Comunque la soluzione è semplice: **si fanno le gare e si valuta anche quanto il concessionario ha fin lì investito**. **L’interesse da difendere, su un bene pubblico, è quello del cittadino**.

Il che vale anche per la giungla del capitalismo municipale, con una miriade di società formalmente private e sostanzialmente municipalizzate. Non si tratta di far la guerra al capitale pubblico o privato, ma di rendere migliori i servizi al cittadino. Qui raccontammo ciò che fece Ernesto Nathan, sindaco di Roma: siccome i privati avevano il monopolio dei trasporti urbani, che facevano pena e costavano assai, creò la municipalizzata, che doveva rispondere a tre condizioni: servizio migliore, prezzi più bassi e fare profitti. Ci riuscì, perché se c’è una rendita monopolistica i margini per quel ‘miracolo’ esistono eccome.

La mano pubblica s’appresta, per anni, a investire capitali enormi. **Perché quel debito non diventi la pietra al collo collettivo è necessario che quei soldi non finiscano a pochi, accrescendo la loro forza nel e sul mercato, ma a quanti sappiano essere più produttivi, quindi più capaci di trasformarli in ricchezza, rendendo non solo sostenibile, ma riducibile il debito**. Per questo quella stessa mano pubblica ha il dovere di sgomberare il mercato da chi ne ostruisce i passaggi e diminuisce la dinamicità. A molte imprese non piacerà, generando pressioni sulle associazioni datoriali e inducendo politicanti a cavalcare quegli umori, come già accade. A nessuno piace perdere privilegi e rendite. Ma è necessario, a qualsiasi livello, se si punta a far crescere la ricchezza prodotta più di quanto, nel frattempo, cresca il debito.

Infine c’è il tema degli equilibri: la cucchiaiata di amaro non è gradita da chi sperava nei continui regali pensionistici, ma deve inghiottirla, perché è giusto così, ma non è che municipalizzate e imprese improduttive se ne possano stare con la boccuccia serrata. Come diceva la mamma: è per il tuo bene.

di *Davide Giacalone *
