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Conoscere la Storia utile a vincere ancora

In queste ore molti commentatori si esprimono sulla guerra Russia-Ucraina nei talk, tacciando come improvvido l’aver ammesso nella Nato e nell’Unione europea i Paesi baltici, un tempo sotto dominio sovietico. Chi dice queste cose, dovrebbe studiare la Storia. 

 

Se si studiasse la Storia recente, quante cose in più potremmo comprendere. «Studi la storia, studi la storia. Tutti i segreti dell’arte di governare si trovano nella storia». Così disse Winston Churchill a uno studente americano prima di un pranzo dell’incoronazione a Westminster Hall il 27 maggio 1953.

In queste ore sento molti commentatori – alcuni di loro scalpitavano dietro le quinte in attesa del proprio momento di gloria televisiva dopo due anni di esilio forzato, visto che il proscenio era occupato da virologi, statistici e immunologi – buttare sul tavolo del dibattito cacofonico di certi talk la seguente riflessione: «Fu comunque improvvido umiliare i russi accettando le richieste dei Paesi baltici un tempo sotto dominio sovietico, ammettendoli nella Nato e nell’Unione europea». Allora, come suggerì il grande Winston, studiamo la Storia.

L’Unione Sovietica inizia il suo inarrestabile declino alla fine degli anni Ottanta con la ritirata dall’Afghanistan, dove ribelli vestiti di stracci ma armati – ovviamente dall’Occidente, Stati Uniti in particolare – erano riusciti a umiliare il grande Orso coi suoi elicotteri, missili, tank e via elencando. Poi i sovietici pensarono che quel baffuto sindacalista polacco di Danzica, il signor Lech Walesa, andava zittito e riportato all’ordine balenando un’invasione del sacro suolo polacco, senza avere compreso che i polacchi, come oggi gli ucraini, non avevano intenzione di accoglierli come salvatori del comunismo internazionale, visto che di quell’ideologia avevano già visto i nefasti effetti nell’Ungheria del 1956 e nella Praga di Dubcek del 1968. In più, i polacchi, avevano un’arma micidiale: un Papa di nome Karol Wojtyla pronto a mollare tiara e vestito bianco per difendere con la Croce il suo popolo.

Arrivò Gorbaciov e soprattutto Ronald Reagan con i suoi alleati, tra cui lady Thatcher e, nella piccola Italia, un leader come Bettino Craxi che fece accettare agli italiani lo schieramento difensivo dei missili nelle basi Nato. Poi venne la meravigliosa notte del 9 novembre 1989, quando crollò il Muro di Berlino sotto i colpi delle mazze, dei martelli e dei canti di un mondo occidentale i cui valori di libertà, democrazia e indipendenza trionfarono in modo definitivo sui rottami putrescenti dell’ideologia comunista.

Tutto qui: signore e signori, noi – noi occidentali – abbiamo vinto la Guerra fredda. E quindi se un Paese che confina con la Russia vuole entrare nell’Unione europea perché sente di farne parte per storia, cultura e tradizione, per comunanza di valori e, perché no, anche per reciproci interessi economici, non possiamo dire: «Eh no, scusate, statevene buoni altrimenti l’Orso si offende».

 

di Andrea Pamparana

 

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