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Criminale di guerra

L’attacco all’ospedale pediatrico di Mariupol è l’ennesima prova che siamo davanti a un criminale di guerra. L’obiettivo strategico non può che essere la caduta di Putin e il processo da istruire davanti al Tribunale penale internazionale.

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Cos’altro deve accadere, per convincere anche l’ultimo dei sordi e ciechi che siamo davanti a un criminale di guerra?
Quando si arriva a colpire un ospedale pediatrico (o la la pediatria di un ospedale – per essere più precisi il reparto maternità – ma non riusciamo a cogliere la differenza, oltre la nuda cronaca), siamo oltre ogni limite. Dalle prime ricostruzioni, l’ospedale di Mariupol sarebbe stato devastato in un attacco aereo.

Dovesse essere accertata la volontà di colpire un obiettivo civile, come in tanti altri casi emersi in queste due settimane di una guerra illegale, atroce, più sporca ancora di quanto sempre sia un conflitto, saremmo davanti a una regressione assoluta nella scala dell’umanità.

Vedere quello scheletro annerito di una struttura pensata per difendere la vita, per accogliere i primi istanti di vita annichilisce.
Cos’altro deve fare Vladimir Putin, per riportare alla realtà quelli che ancora adesso, anche davanti alle mamme, ai papà e ai bambini in fuga da un ospedale – un ospedale! – riescono a trovare la forza per cercare una giustificazione, una motivazione ‘logica’ ad un’aggressione primordiale?

La verità è che parliamo di persone in malafede, che dovranno risponderne davanti alla propria coscienza.

Quanto al dittatore di Mosca, dovrà essere giudicato per questi crimini e non appaia lunare scriverlo oggi, mentre si combatte e inevitabilmente gli ucraini finiscono per vedere ridursi sempre più energie e mezzi.

Proprio oggi va ribadito, in attesa di trattative che ripartiranno dalle aperture del presidente Zelenski. Perché l’assoluta urgenza è fermare la carneficina, riuscire a ottenere almeno un vero cessate il fuoco. Non queste buffonate che i russi propinano per pura propaganda, arrivando a connoneggiare tutto e tutti e a sequestrare gli autobus per l’evacuazione, come nel caso di Kiev.

L’obiettivo ultimo, però, non può che essere cancellare economicamente la Russia, anche se ciò dovesse significare ciò che già stiamo vedendo: consegnarla a Pechino, che comprerà a prezzi di saldo e ridurrà Mosca a uno stato di puro vassallaggio. Obiettivo strategico non può che essere, infatti, la caduta di Putin e il processo da istruire davanti al Tribunale penale internazionale. Non è fantascienza, lo si deve a quei bambini e ai loro genitori.

Importante ciò che sarà sancito oggi nel vertice europeo di Versailles, perché dal documento dovrebbe emergere l’esclusione di qualsiasi ipotesi di contatto futuro economico e politico con quest’uomo allucinato.

Lo abbiamo scritto qui 10 giorni fa, vediamo con soddisfazione che fior di commentatori arrivino oggi sulle nostre posizioni: Putin ha bruciato qualsiasi ponte alle sue spalle, è andato troppo oltre. È una canaglia, in questo momento a capo di uno Stato fuorilegge e canaglia.

Non i russi, seconde vittime dopo gli ucraini di questa follia, ma lui e il suo apparato ne dovranno pagare il prezzo.

 

Di Fulvio Giuliani

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