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Emerge il falso mito dell’invincibilità russa

Partita con roboanti annunci di “denazificazione”, la Russia ora brama gli incontri con le controparti di Kyiv nella speranza di ottenere con una stretta di mano quello che l’armata russa non è riuscita a conquistare in più di due settimane di guerra.

Larghe crepe sulla facciata della superpotenza russa stanno lasciando spazio a spiragli di verità. Ne è prova l’eclatante cambio di registro, quantomeno lessicale, della diplomazia di Mosca. Partita con roboanti annunci di «denazificazione» e inviti all’esercito ucraino a «ribellarsi e destituire la giunta di nazisti e tossicodipendenti che comandano il Paese», ora brama gli incontri con le controparti di Kyiv nella speranza di ottenere con una stretta di mano quello che circa 150 brigate dell’armata russa non sono riuscite a conquistare in più di due settimane di guerra. Addirittura parrebbe adesso che il Cremlino, per arrivare alla pace, non esiga più un regime change ma sia disposto ad accontentarsi ‘soltanto’ del riconoscimento del Donbass e della Crimea come entità estranee all’Ucraina.

Intanto che i dialoghi proseguono, anche la flotta di Putin sul Mar Nero avrebbe registrato il primo affondamento: la “Vasily Bykov”, appena varata nel 2018, sarebbe stata attirata da due piccole navi ucraine di classe Gyurza verso la costa dove una salva di Grad mimetizzati l’avrebbe danneggiata irreparabilmente. Uno smacco notevole, data la grande disparità delle dimensioni delle due flotte. Le forze di terra russe continuano inoltre a soffrire perdite e diserzioni mentre il morale ucraino rimane molto alto.

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Il sindaco di Irpin Oleksandr Markushin ha ricevuto un messaggio in cui i russi gli intimano di consegnare la città e così ha risposto: «Sto facendo una controfferta pubblica agli invasori: abbandonare la città in 24 ore e salvare le vite e la salute di migliaia di coscritti russi, attesi a casa dalle loro madri, sorelle, figlie, nonne e fidanzate». La minaccia russa è incombente, dato che la cittadina al Nord di Kyiv è stata al centro di violenti scontri nei giorni scorsi per via della sua posizione strategica sulla strada per la capitale, ma i civili ucraini pare che non siano disposti ad arrendersi: più del 70% di loro crede alla possibilità di sconfiggere l’esercito di Putin.

La città di Kherson, unico capoluogo ucraino che i russi sono riusciti a occupare, è prova di questa coriacea resistenza. Ai fucili degli invasori vengono contrapposti eventi di protesta pacifici ma indomiti: i manifestanti si rifiutano di indietreggiare o disperdersi anche dopo che le truppe della Rosgvardiya, la guardia nazionale già impiegata da Putin per reprimere i dissidenti in patria, sparano in aria o attuano altre intimidazioni.

Dopo tre giorni di proclami e violazioni del cessate il fuoco da parte russa pare intanto che finalmente i corridoi umanitari stiano tenendo. La partita di Kyiv è ancora aperta. Le manovre di preparazione per l’attacco alla capitale sono in corso ma non è chiaro se i russi siano in grado di sostenere un combattimento casa per casa in un’area urbana pari a quella di Berlino contro un esercito ucraino ben motivato e trincerato. Probabilmente è anche la prospettiva di una sanguinosa battaglia dai risultati incerti che sta facendo vacillare la presunta risolutezza russa.

 

di Camillo Bosco

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