---
title: Eppur si tratta
description: "Una premessa: sino a oggi, Vladimir Putin non ha mai mostrato interesse a una vera trattativa. Ha consentito fosse tenuto aperto il dialogo."
featured_image: https://laragione.eu/wp-content/uploads/2022/03/Evidenza-sito-50-1.jpg
date: 2022-03-30
author: Fulvio Giuliani
url: https://laragione.eu/evidenza/eppur-si-tratta/
categories: [Esteri, Evidenza]
tags: [guerra, russia, Ucraina]
---

# Eppur si tratta

![Eppur si tratta](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2022/03/Evidenza-sito-50-1.jpg)

L’Occidente ha mantenuto aperti tutti i canali diplomatici possibili in attesa di poter cominciare la vera partita con Vladimir Putin. In quest’ottica vanno letti gli sforzi delle trattative prima israeliane, poi turche e adesso del governo di Ankara.

**Una premessa**: sino a oggi, **Vladimir Putin** non ha mai mostrato interesse a una **vera trattativa**. Ha consentito fosse tenuto aperto il **dialogo con gli ucraini** solo per ribadire la sostanziale richiesta di una resa senza condizioni. L’**Occidente** a sua volta, pur non mancando di sottolineare l’impossibilità di trattare con chi non abbia intenzione di farlo, ha mantenuto aperti tutti i **canali diplomatici possibili**, in attesa di poter cominciare la vera partita con il **dittatore di Mosca**.

In quest’ottica vanno letti gli sforzi prima **israeliani**, poi **turchi** e adesso ancora del governo di **Ankara**. La trattativa, quindi, c’è e non certo per merito di Putin, che sperava di dettare le proprie **condizioni in 72 ore** a un nemico vinto e prostrato e si trova 35 giorni dopo senza aver raggiunto un solo obiettivo strategico sul terreno. **Neppure l’acqua si può bere a quel tavolo**, tale è la sfiducia sulla controparte russa dopo la **vicenda-Abramovich**, ma comunque si va avanti.

Saranno necessarie doti di equilibrismo fuori dal comune per intuire i margini reali di confronto, quando Mosca accetterà di venire a patti con la realtà e ragionare sull’**assetto futuro dell’Ucraina**. Abbandonando la propaganda sulla **“denazificazione” del Paese aggredito**, non un dettaglio. Stiamo parlando, infatti, di riconoscere implicitamente il fallimento totale del disegno strategico putiniano.

Tutti sanno, al Cremlino come nelle capitali occidentali, che questo è il punto a cui si dovrà approdare, perché un’Ucraina demilitarizzata e in balia della Russia è ormai fuori discussione. Che Putin lo ammetta, anche fra le righe, è tutt’altra faccenda. Come intendersi sulla neutralità, a cui ha aperto lo stesso presidente **Zelensky**. In stile finlandese, austriaco o svizzero può significare cose molto diverse, ma sempre riconducibili a un dato di fatto: la sicurezza del Paese ‘neutrale’ viene garantita da altre nazioni o da un sistema di alleanze, che si accollano l’onere dell’intervento in sua difesa per **ristabilire lo *status* eventualmente violato**. Stiamo parlando di un’idea lontana anni luce dal progetto imperialista originario dello **zar**. **Di una sconfitta clamorosa.**

Proprio fra i Paesi potenzialmente ‘garanti’ della neutralità ucraina è entrata in gioco ufficialmente l’**Italia**, dopo il colloquio fra il presidente del Consiglio **Mario Draghi** e il presidente **Volodymyr Zelensky**. Un impegno complesso, ben diverso da quei ruoli – non di rado più formali che altro – inseguiti dall’Italia nella sua diplomazia “della sedia”. Esserci innanzitutto, a prescindere da quanto si possa contare.

In questo caso si conterebbe eccome, con rilevantissime responsabilità nei confronti degli alleati occidentali, dell’Ucraina e della stessa Russia. Impegno complesso e delicato, incompatibile con le sceneggiate care a certa politica italiana. Proviamo a essere più chiari: pensare di recitare un ruolo attivo di mediazione e garanzia, nella definizione dell’assetto post-guerra, mentre in casa ci si azzuffa sulle scelte strategiche del governo attinenti a questi stessi temi, andrebbe **oltre il ridicolo**.

Sancirebbe la nostra inaffidabilità, su cui – le ambasciate osservano e riportano alle rispettive cancellerie – qualcuno ha ragionato in **Europa** nell’ultimo mese. È la conseguenza delle dichiarazioni in libertà di esponenti politici legati alla vecchia stagione populista o di qualche militare troppo sicuro della vittoria di Putin, osservato con il sopracciglio alzato al quartier generale della **Nato**.

Mario Draghi copre questo rumore di fondo con la sua autorevolezza, ma neppure il prestigio internazionale e la nettezza della linea politica del governo potrebbero sopravvivere a un **Vietnam** **quotidiano in Parlamento**. Chi dovesse legittimamente ritenere di non poter appoggiare gli sforzi che attendono l’Italia ha il dovere morale di chiamarsi fuori dalla maggioranza. Atteggiarsi a partito di lotta e di governo ha sempre qualcosa di insopportabilmente ambiguo, ma davanti a una guerra dichiarata ai nostri interessi e al nostro futuro diventerebbe pura **cialtroneria**.

 

Di *Fulvio Giuliani*
