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title: Fare la Storia
description: Più di un secolo dopo il trattato di Versailles, l’Europa torna nel luogo simbolo delle vicende del passato e presente con voglia di unità
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date: 2022-03-11
author: Massimiliano Lenzi
url: https://laragione.eu/evidenza/fare-la-storia/
categories: [Esteri, Evidenza]
tags: [Europa, guerra, Ucraina]
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# Fare la Storia

![Fare la Storia](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2022/03/Evidenza-sito-26.jpg)

Più di un secolo dopo il trattato di Versailles, l’Europa torna nel luogo simbolo delle vicende del passato e del presente, con una voglia di unità mai vista prima nel contrastare la guerra di Vladimir Putin in Ucraina.

Esistono dei luoghi dove **la Storia ritorna**, come in una cabala politica ogni volta differente mentre il mondo, tutto attorno, cambia. Uno di questi è **Versailles**, un simbolo potente per le **vicende europee** del passato e del presente. Finita la **Prima guerra mondiale** fu qui, fra le architetture care ai **re di Francia**, che prese forma il **trattato di pace**, più un **armistizio** che una vera pace considerando le insofferenze e le rivendicazioni che innescò – a cominciare dalla **Germania** umiliata dopo la sconfitta – portandosi appresso il **trionfo dei fascismi** e la **tragedia della Seconda guerra mondiale**.

Più di un secolo dopo quel trattato **l’Europa torna a Versailles**, con una voglia di unità mai vista prima nel **contrastare la guerra di Vladimir Putin** in Ucraina. Nell’incontro tra i capi di Stato e di governo dei Paesi Ue cominciato ieri pomeriggio, proseguito a cena e che si concluderà oggi, i **27** si confrontano sulla **forma della nuova Unione europea**.

Da quando i **russi hanno invaso l’Ucraina** tutto è mutato e l’Ue – da subito schierata per la **libertà di Kiev e del suo popolo** – è entrata in una nuova fase storica su difesa, indipendenza energetica, debito e **allargamento a Est dell’Unione** (la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, ha sottolineato che «l’Ucraina è parte della famiglia europea»). **Putin sperava che l’Ue si dividesse** e invece questa si è compattata accelerando su questi ***dossier* strategici** (su cui troppo a lungo aveva tergiversato), pur restando diverse le realtà economiche dei singoli Stati.

Il tema iniziale del ***summit* di Versailles**, convocato dal presidente francese **Emmanuel Macron**, doveva essere sul **“modello europeo di crescita e di investimento per il 2030”** ma è stato subito stravolto dalle bombe russe. Al centro dei lavori e del confronto sono quindi finiti – in un cambio di agenda necessario per fare i conti con la realtà – la crisi ucraina e i suoi corollari ineludibili: come realizzare una difesa comune europea, come raggiungere (fissando una possibile tabella di marcia) **l’indipendenza dal gas russo** e infine come rivedere la spesa pubblica e il debito per andare incontro alle difficoltà di consumatori e imprese davanti al caro bollette, al *boom* dei prezzi e all’approvvigionamento sempre più difficile di materie prime per l’industria.

**Mario Draghi** ieri pomeriggio è volato in **Francia** subito dopo il Consiglio dei ministri. La sua posizione, sulla questione energetica, è chiara: è una **«crisi europea» che richiede «risposte europee»** anche con strumenti innovativi e con la Francia di Macron vi è piena sintonia. Versailles dovrebbe servire a questo: **mettere nero su bianco un vero e proprio impegno comune**.

Qui si tratta, come sta succedendo da quando è scoppiata la guerra, di limare le esigenze singole dei 27 Stati membri per dare fiato a un progetto coeso e soprattutto ambizioso. Il francese Emmanuel Macron, in piena campagna elettorale per le presidenziali, sarebbe favorevole a un altro **Recovery da 200 miliardi di euro**, per sostenere i nuovi piani europei nei due settori strategici: la difesa e l’autonomia energetica.

Il vice presidente della Commissione europea, il lettone **Valdis Dombrovskis**, ha invece spiegato al quotidiano britannico** “Financial Times”** che nel breve termine gli Stati membri potrebbero **«sfruttare la capacità inutilizzata del Recovery Plan da 800 miliardi di euro**. In particolare, i Paesi che non hanno ancora usufruito della quota prestiti». Considerato che l’Italia ha già impegnato anche la parte dei prestiti, la **proposta di Macron** appare decisamente più ambiziosa. I tempi di guerra richiedono una buona dose di coraggio e anche una certa quantità di sana spudoratezza.

 

Di *Massimiliano Lenzi*
