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title: I pezzi si muovono dalla Lituania alle Isole Salomone
description: Dal Baltico al Pacifico, la scelta di riconoscere Taiwan crea venti di guerra e addirittura sommosse. Gli Stati Uniti sono dovuti intervenire
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date: 2021-11-28
author: Maurizio Stefanini
url: https://laragione.eu/evidenza/i-pezzi-si-muovono-dalla-lituania-alle-isole-salomone/
categories: [Esteri, Evidenza]
tags: [esteri, politica]
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# I pezzi si muovono dalla Lituania alle Isole Salomone

![I pezzi si muovono dalla Lituania alle Isole Salomone](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2021/11/Evidenza-sito-39-1.png)

Dal Baltico al Pacifico, la scelta di riconoscere Taiwan crea venti di guerra e addirittura sommosse. Anche gli Stati Uniti sono recentemente dovuti intervenire a sostegno della Lituania, offrendo un accordo di credito all’esportazione di 600 milioni di dollari.

Dal **Baltico al Pacifico**, la scelta di riconoscere **Taiwan** crea venti di guerra e addirittura sommosse. Gli **Stati Uniti** sono recentemente dovuti intervenire a sostegno della **Lituania**, offrendo un **accordo di credito** all’esportazione di **600 milioni** di dollari dopo che Pechino aveva declassato le relazioni diplomatiche con Vilnius – da ambasciatore a incaricato d’affari – in rappresaglia per l’apertura nello Stato baltico di un Ufficio di rappresentanza di Taipei.

### La Cina ha anche interrotto il flusso dei treni merci per la Lituania e ha smesso di rilasciare permessi di esportazione di cibo.

Nel frattempo la crisi fra Stati Uniti e Cina sull’isola di Taiwan si è acuita dopo che era stata fatta trapelare la presenza di forze speciali Usa nell’isola per addestrarne i militari, in risposta all’aeronautica cinese che ne aveva violato lo spazio aereo in modo sempre più ossessivo. Ed è stata seguita dall’annuncio da parte del Dipartimento di Stato di un **Summit for Democracy**, sia pure virtuale, in cui tra i **110 Paesi** invitati compare appunto Taiwan e non la Cina.

### Ma se quella di Washington è stata una reazione di vertice, nelle Isole Salomone si è invece verificata una sorprendente reazione popolare.

Nella capitale **Honiara** è stato imposto il coprifuoco dopo che una folla di manifestanti aveva tentato di fare irruzione in **Parlamento** dando fuoco a una stazione di polizia e ad alcuni edifici, mentre venivano lanciati lacrimogeni.

Il primo ministro australiano **Scott Morrison** ha dovuto annunciare l’invio di truppe per aiutare a rimettere pace. A far da detonatore della sommossa è stata la decisione del primo ministro **Manasseh Sogavare** di passare dal riconoscimento di Taipei al suo disconoscimento. Un adeguarsi al volere di Pechino che risale invero al settembre **2019** ma che da allora è andato via via montando, trasformandosi in una questione politica incandescente.

### A giocare un ruolo importante sono le storiche tensioni fra le due province più importanti delle Isole Salomone: Guadalcanal, sede della capitale, e Malaita, la più popolosa.

Proprio a causa di questo sovraffollamento esiste una storica emigrazione da quest’ultima verso **Guadalcanal**. I locali la mal sopportano e già **tra 1998 e il 2003** era scoppiata una sorta di guerra civile che aveva costretto l’**Australia a un primo intervento**. Adesso nuovi scontri violenti sono nati dopo che il primo ministro di Malaita, **Daniel Suidani**, ha accusato il governo nazionale di aver preso tangenti da Pechino.

Gran parte dei partecipanti alla protesta venivano da Malaita e il sistematico saccheggio dei negozi nella Chinatown di Honiara dimostra come di mezzo vi siano antipatie anche **xenofobe**, peraltro alimentate da quelle che vengono percepite come prepotenze di Pechino. Già dopo le elezioni del 2006 il quartiere cinese era stato **teatro di violenze**, nate in seguito a voci secondo le quali aziende vicine a Pechino avevano truccato il voto popolare.

 

Di *Maurizio Stefanini*
