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title: Il falso del falso e il terrore sui civili
description: "Trent’anni dopo, le stesse immagini: l’Ucraina come la ex Jugoslavia. Il nostro mondo sembra essere tornato indietro, nelle foto tremende"
featured_image: https://laragione.eu/wp-content/uploads/2022/03/Evidenza-sito-28.jpg
date: 2022-03-11
modified: 2022-04-15
author: Annalisa Grandi
url: https://laragione.eu/evidenza/il-falso-del-falso-e-il-terrore-sui-civili/
categories: [Evidenza, Il dolore della Guerra]
tags: [guerra, russia, Ucraina]
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# Il falso del falso e il terrore sui civili

![Il falso del falso e il terrore sui civili](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2022/03/Evidenza-sito-28.jpg)

Le immagini terribili delle fosse comuni che arrivano da Mariupol testimoniano un orrore che si fa fatica persino a descrivere e che ci riporta alle stragi di civili in Bosnia.

**Trent’anni dopo, le stesse immagini: l’Ucraina come la ex Jugoslavia.** Il nostro mondo sembra essere tornato indietro, nelle foto tremende che arrivano da **Mariupol**, una delle città più bombardate dall’esercito russo negli ultimi giorni. Le **fosse comuni** scavate per seppellire i corpi perché i morti sono troppi. **I cadaveri avvolti nei sacchi neri o in lenzuola colorate.** Un orrore che si fa fatica persino a descrivere e che ci riporta alle stragi di civili in **Bosnia**. Come se il mondo non avesse imparato nulla, come se la storia si ripetesse, a pochi passi da noi.

Quelle foto che ormai circolano senza più censura sono la risposta all’indagine aperta dalla **Corte penale Internazionale dell’Aja**. Sono **crimini contro l’umanità**, quelli che l’esercito che risponde agli ordini di Vladimir Putin sta commettendo sul suolo ucraino. **Bombardando un ospedale pediatrico, uccidendo civili inermi.** Nonostante l’imbarazzante e pur persistente tentativo di raccontare altre versioni dei fatti: per i russi **l’ospedale di Mariupol** sarebbe stato in realtà dismesso da tempo.

Il ministro degli Esteri **Lavrov** ha addirittura sostenuto che lì vi fosse di base un battaglione di estrema destra delle truppe ucraine e che malati e personale medico fossero già stati evacuati. Non bastasse, è **arrivato a negare che la Russia abbia attaccato l’Ucraina**. Peccato che sia ormai evidente che neanche i corridoi umanitari vengono rispettati. Peccato che ci siano le immagini delle donne con il pancione, insanguinate, che scappano.

[LEGGI TUTTI GLI ARTICOLI “IL DOLORE DELLA GUERRA”](https://laragione.eu/category/esteri/il-dolore-della-guerra/)

Peccato che in quell’attacco ci siano stati **tre morti (tra cui un bambino)** e che ben **1.300 civili** di Mariupol abbiano perso la vita da quando è partito l’assedio. E chissà quanti altri nel resto del Paese. Foto che resteranno scolpite nella nostra memoria, a raccontare come in due settimane il mondo che pensavamo di conoscere sia stato distrutto dalla lucida **ferocia di un uomo**. Come quella di una bambina con le trecce, la maglietta leggera sollevata a scoprire la schiena, il volto riverso sul terreno. **Sei milioni e mezzo di bimbi sono ancora lì**, nelle città assediate, sotto i bombardamenti e nei bunker.

Intanto l’emittente pubblica ucraina trasmette a canali unificati su radio tv e satellite le informazioni su come comportarsi in caso di bombardamenti, su come cercare di mettersi in salvo. **Immagini e racconti che levano il sonno**, che ci inchiodano a un senso di impotenza devastante, perché ci sentiamo spettatori inermi del dramma di un intero popolo. Che tanto ha dato e sta ancora dando alla nostra **Italia**, dove oggi vivono più di **200mila ucraini**.

Su **Telegram** è attivo un canale per aiutare le madri dei soldati a cercare di rintracciare i propri figli, vivi o morti: oltre **800mila iscrizioni** e un infinito scorrere di immagini e video. Di alcuni, quelli più ‘fortunati’, ci sono i filmati che li immortalano dopo la cattura.

Di altri restano solo i documenti, a **testimoniare la vita strappata** a quanti fino a qualche settimana fa erano poco più che ragazzi e che oggi sono soltanto nomi che vanno ad aggiungersi al tragico elenco di chi non c’è più.

 

di *Annalisa Grandi*
