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title: Il mondo di Steve McCurry non è solo in grigio
description: "La grande avventura del fotoreporter più amato e premiato di sempre che è riuscito sempre a restare fedele a sé stesso: Steve McCurry. Siete sicuri che le foto in bianco e nero siano più belle di quelle a colori? Steve McCurry butta tutto all’aria. Quando ancora usava le pellicole (e la Kodak lo inc..."
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date: 2021-12-11
author: Roberto Vignoli
url: https://laragione.eu/evidenza/il-mondo-di-steve-mccurry-non-e-solo-in-grigio/
categories: [Cultura, Evidenza]
tags: [fotografia]
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# Il mondo di Steve McCurry non è solo in grigio

![Il mondo di Steve McCurry non è solo in grigio](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2021/12/Evidenza-sito-8.png)

**La grande avventura del fotoreporter più amato e premiato di sempre che è riuscito sempre a restare fedele a sé stesso: Steve McCurry.**

Siete sicuri che **le foto in bianco e nero siano più belle di quelle a colori? Steve McCurry** butta tutto all’aria. Quando ancora usava **le pellicole** (e la **Kodak** lo incaricò, nel 2010, di scattare **l’ultimo rullino Kodachrome** prodotto nella sua gloriosa storia), i colori erano magici, saturi ma reali, e il bello è che nelle sue immagini lo restano **anche nell’era del digitale**; forse grazie alla **laurea in Belle Arti e Architettura**, al contrario di molti altri grandi fotografi **non è mai caduto nel tranello delle postproduzioni eccessive e di cattivo gusto**.

Nasce negli **Stati Uniti**, a Philadelphia, nel **1950** e dopo la laurea si appassiona alla **fotografia**, collaborando con diverse testate. Ma **la sua carriera trionfale** comincia nel **1980** con il prestigioso **Premio Robert Capa Gold Medal** per le foto dell’**Afghanistan**, che riesce a riportare in **Occidente** grazie ai rullini cuciti nei vestiti. Ed è solo l’inizio, perché **McCurry** verrà insignito di tutti i premi possibili e immaginabili inerenti al reportage fotografico. Spiccano i 4 World Press Contest consecutivi, il più alto riconoscimento mondiale del fotogiornalismo.

Nel **1985** la sua [copertina di “National Geographic”, il ritratto di una ragazza afghana](https://laragione.eu/esteri/gli-scatti-di-steve-mccurry-e-uno-sguardo-da-non-dimenticare/)dagli occhi verdi straordinariamente intensi, **diventa un’icona del Novecento**. Si chiama Sharbat Gula e riuscirà a ritrovarla con commovente emozione vent’anni più tardi, invecchiata e segnata da una vita disgraziata, ma intatta nella sua intensità (in questi giorni è stata accolta nel nostro Paese).

**Dal 1986 diventa membro dell’agenzia fotografica Magnum Photos** e, nonostante abbia lavorato in tutto il mondo, il continente asiatico resta la sua area di riferimento. Documenta numerose volte l’Afghanistan e l’India nonché le guerre in Birmania, Sri Lanka, Beirut, Cambogia, Filippine, Tibet e Kuwait. Un coinvolgimento ancora più profondo lo prova per l’**11 settembre del 2001. Quel giorno si trova a New York**, appena rientrato da un viaggio in Cina. Realizza le prime foto dal tetto della sua casa e non si ferma più. Vuole testimoniare il dolore e il coraggio della gente. Questo lavoro è un atto d’amore per New York e insieme ad altri grandi fotoreporter consegna quella tragedia alla Storia.

**McCurry rimane impressionato anche dalla profondità e dalla forza della cultura giapponese** per lo *tsunami* successivo al terremoto che distrusse, oltre al resto, la centrale nucleare di Fukushima. Nessuno sciacallo ma dignità e solidarietà, soprattutto operosità. Uomini e donne quasi imperturbabili di fronte al disastro.

**Adora l’Italia**: «Sprigiona senso dello stile e del *design*. Anche negli angoli più dimenticati e nascosti del Paese ci si imbatte in quantità massicce di eleganza e poesia, nell’architettura e nell’arte». Sente una particolare [attrazione per Cinecittà](https://laragione.eu/life/cultura/roma-e-milano-sfida-allultimo-ciak/), dove realizza un magnifico servizio sugli studi in cui furono girati molti degli storici capolavori della cinematografia italiana e dove realizza** nel 2015 una sua mostra di grande successo**.

Tra le altre, va ricordata quella a Milano al Mudec nel 2018, sugli animali di tutto il mondo da difendere, per dichiarare il suo impegno ecologista e dimostrare la sua capacità di fotografo a 360 gradi. Ora organizza *workshop* a New York e in Asia, per la gioia di chi vuole imparare qualcosa da uno dei più grandi fotografi di sempre.

di *Roberto Vignoli*
