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Il padre finito nella rete del figlio bomber

Il tenero abbraccio, a fine partita, tra un padre e un figlio. Nulla di strano, se non fosse che il papà è l’allenatore della squadra avversaria a cui il ragazzo ha fatto gol. Un bell’esempio di sportività in campo, al contrario di tanti altri episodi.

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C’è un’immagine che sta facendo il giro del web, donando spiragli di dignità a quello sguaiato ring che è diventato il calcio minore: è il tenero abbraccio, a fine partita, tra un padre e un figlio.

Siamo in serie D, in Emilia Romagna. La sfida era quella tra Progresso e Athletic Carpi, finita 1-1. Nulla di strano, se non fosse che il papà è anche l’allenatore della squadra avversaria a cui il ragazzo ha appena fatto gol. Una rete parricida che al genitore costa l’esonero e al figlio, invece, un enorme senso di colpa che lo porta alle lacrime e alla disperazione.

«Hai fatto solo il tuo dovere», lo consola a bordo campo il padre stringendolo tra le braccia. Una scena che non ha bisogno di commenti e che racconta senso di responsabilità, rispetto per il pubblico e per il lavoro, fedeltà ai propri valori. Nulla di scontato. Più del risultato in campo, tifosi e giocatori si sono portati a casa una bella lezione di vita. Il gioco è gioco e come tale deve essere trattato.

È questa una notizia che stride terribilmente con quella del Daspo predisposto nei confronti di quei genitori e giocatori che lo scorso 16 maggio a Brugherio, in provincia di Monza e Brianza, si sono resi protagonisti di una brutta rissa per futili motivi.

Per un anno non potranno recarsi in nessuno stadio dell’Unione europea. Raggiunti dal provvedimento anche un papà con il proprio figlio. D’altronde tocca a un genitore scegliere se quella mano “poesse ferro o poesse piuma”. Si chiama libero arbitrio, da non confondere con l’arbitro.

 

Di Ilaria Cuzzolin

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