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title: Il terrore
description: Pochi giorni fa le telecamere che erano entrate nel teatro di Mariupol avevano immortalato i volti di chi lì si era rifugiato. Donne, anziani
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date: 2022-03-18
author: Annalisa Grandi
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categories: [Esteri, Evidenza]
tags: [guerra, russia, Ucraina]
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# Il terrore

![Il terrore](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2022/03/Evidenza-sito-40-1.jpg)

Per Putin uccidere i civili è diventata una strategia deliberata. A Mariupol così come nel resto del Paese, per ribadire con il sangue e la morte che l’alternativa al piegarsi al suo volere è vedere morire migliaia di innocenti.

Pochi giorni fa le telecamere che erano entrate nel **teatro di Mariupol** avevano immortalato i volti di chi lì si era **rifugiato**. Donne, anziani e tanti bambini che correvano e giocavano, cercando una specie di **normalità** in quello che da luogo di svago era stato trasformato in un rifugio. Quel posto aveva resistito alle **bombe della Prima e della Seconda guerra mondiale**. È diventato un cumulo di **macerie**, sotto i bombardamenti russi. Solo i sotterranei hanno resistito e lì si trovavano quelli che sono riusciti a salvarsi. Il resto è stato raso al suolo, nonostante quella scritta in russo – **“Bambini”** – tracciata in bianco in modo che si potesse vedere dal cielo.

È la stessa scritta che tanti ucraini in fuga avevano attaccato sui vetri delle loro auto, sperando che resistesse, nell’esercito di Putin, un ultimo **baluardo di umanità**. Sperando che almeno contro i più piccoli non si aprisse il fuoco, non si sganciassero bombe. E invece è accaduto l’esatto **contrario**: **uccidere i civili è diventata una strategia deliberata**. Criminale, eppure fatta per portare lo scontro a un livello ancora più alto. Per ribadire, con il sangue e la morte, che l’alternativa al piegarsi al **volere di Putin** è vedere morire centinaia, migliaia di innocenti.

Il presidente americano **Biden** ha detto chiaramente che **Putin è un criminale di guerra**. Non ha usato giri di parole né mezzi termini perché quella a cui stiamo assistendo in questi giorni è una escalation di **atti criminali senza alcuna giustificazione**. Si spara su chi si nasconde nei bunker. Non si consente neanche di provare a soccorrere chi è rimasto ferito né tantomeno di portare via i cadaveri di chi è morto. Rimangono lì, dove sono stati uccisi, perché anche solo tentare di muoversi significa diventare **bersagli**.

Vale pure per i **giornalisti** e infatti di quel** teatro bombardato a Mariupol** abbiamo solo immagini del “prima”. Come se si volesse creare un **blackout informativo**, accompagnato dall’incredibile propaganda russa e da chi ancora prova a sostenere assurde verità parallele.

Già quando fu **bombardato l’ospedale pediatrico** ci fu chi provò a dire che là dentro non c’erano donne e bambini ma il battaglione **Azov**, composto da ucraini della destra estremista. Non era vero, eppure la stessa versione è stata riproposta di nuovo. Anzi qualcuno ha pure sostenuto che i civili siano stati mandati in quel teatro proprio da quei miliziani, che li avrebbero poi bombardati per far ricadere la colpa sui russi. **Menzogne, naturalmente.**

Eppure aver trasformato le città, i palazzi, le case, insomma qualsiasi edificio civile in un obbiettivo rende ancora più difficile trasmettere all’esterno le informazioni.

**Putin vuole la resa incondizionata** e non c’è più alcun limite a quello che è disposto a ordinare, pur di ottenerla. A Mariupol così come nel resto del Paese. **Dove si uccide chi si mette in fila per mangiare.** Dove si spara su chi, disarmato, viene fermato a un checkpoint. Una carneficina, che sconvolge chiunque guardi per qualche minuto le immagini di quelle case sventrate, di quei palazzi abbattuti, di quelle persone in lacrime trasformate in bersagli senza alcuna colpa.

E se è vero che l’unica strada percorribile per evitare che il conflitto si estenda è proseguire nella **strada delle sanzioni e della diplomazia**, è doveroso che tutto il mondo civile sia fermo nella condanna e nel chiedere che chi ha ordinato tutto questo **non resti impunito**.

 

Di *Annalisa Grandi*
