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title: In Bosnia Erzegovina torna la minaccia separatista
description: Una nuova ondata separatista minaccia la Bosnia Erzegovina. Sono i serbi della Repubblica Srpska a mostrare maggior insofferenza.
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date: 2021-11-29
author: Maurizio Delli Santi
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categories: [Esteri, Evidenza]
tags: [esteri, politica]
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# In Bosnia Erzegovina torna la minaccia separatista

![In Bosnia Erzegovina torna la minaccia separatista](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2021/11/Evidenza-sito-40-2.png)

Una nuova ondata separatista minaccia la Bosnia Erzegovina. Sono i serbi della Repubblica Srpska a mostrare maggior insofferenza, capitanati da Milorad Diodik: "In caso di interventi dell'Occidente, chiamerò gli amici russi" avrebbe detto.

L’allarme è stato lanciato dal tedesco **Christian Schmidt**, Alto rappresentante della comunità internazionale in **Bosnia Erzegovina**, l’autorità istituita come garante degli accordi di pace sottoscritti a **Dayton** nel **1995**. Questi definirono una complessa architettura istituzionale del Paese, sancendo ufficialmente la presenza di due entità distinte: la **Federazione croato-musulmana** con il **51%** del **territorio bosniaco** e la **Repubblica Srpska**, di maggioranza serba, che occupa il restante **49%**. Dotate di autonomia in molti settori, anche in alcune componenti della polizia, hanno una cornice statale unitaria, con una presidenza collegiale tripartita nella quale un serbo, un croato e un musulmano si alternano ogni otto mesi nella carica di presidente.

Ma a inizio novembre **Schmidt** ha presentato un rapporto alle **Nazioni Unite** in cui ha denunciato le spinte dei separatisti serbi della Repubblica Srpska, che vogliono appropriarsi di alcuni poteri centrali in importanti settori della sicurezza, delle agenzie delle entrate e del controllo dei medicinali.

E una esplicita minaccia è stata considerata lo scorso mese una serie di esercitazioni antiterrorismo svolte dalla polizia serbo-bosniaca sul **monte Jahorina**, la simbolica postazione da cui le forze serbe lanciarono il bombardamento su Sarajevo nell’assedio del 1992-95.

### L’uomo della discordia è stato indicato in Milorad Dodik, il membro serbo della presidenza della Bosnia Erzegovina e leader del partito dei serbo-bosniaci (Snsd, Partito dei socialdemocratici indipendenti).

Dodik non si è fatto scrupolo di richiedere l’uso del cirillico nelle istituzioni e di promuovere una forza militare serba, annunciando che avrebbe costretto l’esercito bosniaco a **ritirarsi dalla Repubblica Srpska**. Avrebbe persino minacciato di assediare le caserme e, in caso di intervento dell’Occidente, di rivolgersi agli ‘amici’ sostenitori della causa serba: un chiaro riferimento non tanto alla madre Serbia, quanto alla Russia.

### L’ondata nazionalista promossa da Dodik era iniziata già con il precedente Alto rappresentante, l’austriaco Valentin Inzko, costretto a dimettersi dopo avere vietato il negazionismo sul genocidio di Srebrenica del 1995 sostenuto dallo stesso Dodik.

E il leader serbo ha soffiato sul fuoco della deriva nazionalista, sfruttando l’appoggio di Mosca – che si era opposta da subito alla nomina di un nuovo Alto rappresentante – e anche degli altri campioni del nazionalismo europeo: l’ungherese Orban e lo sloveno Janez Janša.

Sta di fatto che il **Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite**, nel rinnovare all’unanimità il mandato dei 600 militari della missione Eufor presente in Bosnia, ha omesso qualsiasi riferimento alla denuncia di Schmidt per evitare un possibile veto russo o cinese.

### Eppure la questione sembra tutta da chiarire. Alcuni analisti riferiscono dell’attenzione della diplomazia e degli apparati di intelligence degli Stati Uniti sui reali propositi di Dodik.

Il portavoce di **Josep Borrell**, Alto rappresentante per la politica estera dell’Ue, ha dichiarato che la situazione in Bosnia è «fonte di grande preoccupazione per l’Unione europea». Ma, intanto, a cantare vittoria sembra essere ancora lo stesso Dodik, che ha già annunciato più di un centinaio di atti legislativi per costituire le nuove istituzioni dei serbi separatisti.

 

Di *Maurizio Delli Santi*
