Intendere l’intesa
L’incontro tra Vladimir Putin e il presidente cinese Xi Jinping all’inaugurazione delle Olimpiadi invernali è il pretesto per siglare accordi commerciali e far sapere al mondo della loro nuovo alleanza. Quello che sfugge è che Cina e Russia si incontrano per via del ritrovato attivismo in politica estera degli Stati Uniti di Joe Biden.
Intendere l’intesa
L’incontro tra Vladimir Putin e il presidente cinese Xi Jinping all’inaugurazione delle Olimpiadi invernali è il pretesto per siglare accordi commerciali e far sapere al mondo della loro nuovo alleanza. Quello che sfugge è che Cina e Russia si incontrano per via del ritrovato attivismo in politica estera degli Stati Uniti di Joe Biden.
Intendere l’intesa
L’incontro tra Vladimir Putin e il presidente cinese Xi Jinping all’inaugurazione delle Olimpiadi invernali è il pretesto per siglare accordi commerciali e far sapere al mondo della loro nuovo alleanza. Quello che sfugge è che Cina e Russia si incontrano per via del ritrovato attivismo in politica estera degli Stati Uniti di Joe Biden.
AUTORE: Massimiliano Lenzi
«Quello che giova al nemico nuoce a te, e quel che giova a te nuoce al nemico. Sapere nella guerra conoscere l’occasione e pigliarla, giova più che niuna altra cosa». Nel libro “Dell’arte della guerra” Niccolò Machiavelli con la chirurgia della ragione indica ai governanti del suo tempo i mezzi adatti per vincere le sfide politiche e le guerre. Pare averlo ben compreso il presidente russo Vladimir Putin, primo leader straniero ad incontrare dal vivo, dopo i due anni di pandemia, il presidente cinese Xi Jinping. Il pretesto è stato offerto dall’inaugurazione delle Olimpiadi invernali a Pechino, un contorno sportivo usato dai due presidenti per siglare accordi commerciali e far sapere al mondo (soprattutto all’Occidente) della loro nuovo alleanza.
Non vi è dubbio che in questo momento, pur non essendosi mai amate, Cina e Russia abbiano interessi e contingenze convergenti per far arrabbiare gli Stati Uniti e l’Unione europea. L’Ucraina per la Russia e la questione di Taiwan per Pechino rappresentano infatti due elementi di frattura con il mondo libero.
Quello che sfugge in queste ore, e che va oltre l’ovvio di una convergenza dovuta alle circostanze, è che Cina e Russia si incontrano fra loro per via del ritrovato attivismo in politica estera degli Stati Uniti di Joe Biden. Gli Usa infatti stanno rompendo le uova nel paniere a Putin e Xi Jinping su due dei fronti a loro più cari – in Europa dell’Est sull’Ucraina per quanto riguarda la Russia, nel Pacifico e su Taiwan per quanto riguarda la Cina – con una politica di fermezza che ha portato anche al Patto dei 3 (Usa, Gran Bretagna, Australia) per contrastare l’espansionismo di Pechino.
Ecco allora che l’alleanza tra Cina e Russia è sì una mossa politica ma di reazione e non di progetto.
Anche perché la storia insegna che fra Mosca e Pechino i rapporti quando sono andati bene in passato sono stati neutri. Non di più. I due Paesi infatti son troppo vicini, diversi e antagonisti (dalla posizione geografica alle ambizioni) per poter andare in coppia a lungo. La Russia di Putin sogna l’impero sovietico che fu, ha risorse energetiche ma economicamente è una nazione molto debole. La Cina, anch’essa con reminiscenze imperiali, è invece una grande potenza economica globale. Visto lo squilibrio, è ovvio che un’alleanza del genere sul medio e lungo termine non possa reggere. Per la Russia, infatti, dal punto di vista commerciale ed economico sarebbe semplicemente suicida sostituire il mercato di esportazione europeo con quello cinese: significherebbe infatti consegnarsi mani e piedi a Pechino. Non certo una mossa machiavellica. Anzi. Anche per queste ragioni adesso l’Europa dovrebbe muoversi per recuperare la Russia. Le contingenze in politica cambiano velocemente, basta saperle coglierle. Come ha scritto Machiavelli: «Non è mai alcuna cosa sì disperata che non vi sia qualche via da poter sperare». Di Massimiliano LenziLa Ragione è anche su WhatsApp. Entra nel nostro canale per non perderti nulla!
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