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title: L’arroganza russa nemica delle sue flotte
description: "27 maggio 1905, acque vicino all’isola di Tsushima, nello stretto di Corea: dopo un viaggio lungo 33mila chilometri e durato circa un anno."
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date: 2022-04-17
modified: 2022-04-20
author: Camillo Bosco
url: https://laragione.eu/evidenza/l-arroganza-russa-nemica-delle-sue-flotte/
categories: [Cronache di guerra, Evidenza]
tags: [esteri, Evidenza, russia, Ucraina]
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# L’arroganza russa nemica delle sue flotte

![L’arroganza russa nemica delle sue flotte](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2022/04/Copertina-Bosco-e-Grandi-Cronache-e-Dolore-1.jpg)

Dopo 117 anni il trauma di Tsushima è ancora una sindrome per Mosca.

**27 maggio 1905**, acque vicino all’**isola di Tsushima**, nello stretto di **Corea**: dopo un viaggio lungo **33mila chilometri** e durato circa un anno, la flotta imperiale russa guidata dall’ammiraglio **Zinovy Rozhestvensky** è pronta finalmente ad affrontare la **flotta combinata giapponese** comandata dall’ammiraglio **Tōgō Heihachirō**. L’intento della **spedizione navale di Mosca** è quello di vendicare la recente sconfitta a **Shantung**, rompere quindi il blocco navale che l’impero del Giappone ha imposto alla base di **Port Arthur** (l’odierna Lüshun) e così riaffermare nel **Pacifico** la supremazia della marina dello zar.

Partite per spazzare via le **ambizioni talassocratiche** di un Paese non ancora considerato alla pari delle **potenze occidentali**, le navi russe vengono al contrario affondate in quantità dal tiro preciso dei cannoni di Tōgō, che distruggono persino l’ammiraglia **“Knyaz Suvorov”** e feriscono gravemente Rozhestvensky. Per i suoi effetti sulla proiezione della potenza imperiale russa, la battaglia di Tsushima è indicata dagli storici come uno dei momenti prodromici alla caduta del regime zarista e sicuramente una delle più grandi **disfatte navali di tutti i tempi**.

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Dopo 117 anni è allora normale che l’affondamento dell’incrociatore **“Moskva”**, ammiraglia della flotta russa del Mar Nero, da parte di un popolo che giudicano **“inferiore”** come quello ucraino, abbia scatenato uno psicodramma. Ironicamente, in questi stessi giorni i *siloviki* si stanno affannando a creare** *false flag ***– già sfatate da intercettazioni telefoniche – nelle città russe al confine ucraino per cercare di creare le condizioni per la dichiarazione di guerra vera e propria che permetterebbe la leva generale e soprattutto l’impossibilità per i militari di carriera di licenziarsi, come stanno facendo in massa. Al posto di ordire menzogne, sarebbe forse sufficiente ammettere invece la verità, cioè che l’**affondamento del “Moskva”** sia avvenuto per un attacco nemico, per scatenare nei russi una voglia di riscatto tale da sostenere una simile misura.

Il **criminale Putin** ha però paura di ammettere questa sconfitta e il suo scagnozzo **Peskov** ha già fatto sapere che non si terrà nessuna conferenza stampa sull’incidente né alcuna visita alla base navale di **Sebastopoli**: questo disastro navale così come l’ammissione del numero catastrofico dei caduti (che secondo Kyiv ammontano ormai a più di **20mila**) farebbero apparire deboli le forze armate russe. La perdita della copertura antiaerea fornita dalla “Moskva” è infatti un colpo durissimo per la strategia di isolamento della costa ucraina e ha *de facto* aperto alla navigazione la parte **Ovest del Mar Nero**. Odessa – ormai totalmente salva da un qualsivoglia attacco – può ora teoricamente esportare tramite il suo porto le granaglie del **Paese dei Girasoli** fin qui bloccate sulla terraferma.

Le navi russe possono certo ancora **minacciare le rotte commerciali**, ma solo esponendosi al rischio concreto di venire affondate dai droni o da un altro di quei missili **Neptune** che nel 2019 erano giudicati dagli analisti moscoviti non abbastanza potenti da rappresentare una minaccia per i loro navigli. Una sottovalutazione che si evidenzia come ennesima prova dell’arroganza del regime autocratico del **Cremlino**, colpevole nel condurre la Russia alla rievocazione forzata di uno dei più grandi **disastri bellici della sua storia**.

 

Di *Camillo Bosco*
