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title: La leadership del silenzio di Draghi fa impallidire Mosé
description: Incuriosisce il silenzio di Draghi che lascia parlare quasi solamente i fatti, quanti più possibile e verificabili.
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date: 2021-09-22
author: Carlo Fusi
url: https://laragione.eu/evidenza/la-leadership-del-silenzio-di-draghi-fa-impallidire-mose/
categories: [Evidenza, Politica]
tags: [Draghi, governo, Italia]
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# La leadership del silenzio di Draghi fa impallidire Mosé

![La leadership del silenzio di Draghi fa impallidire Mosé](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2021/09/Evidenza-sito-3-5.png)

Incuriosisce il silenzio di Draghi che lascia parlare quasi solamente i fatti, quanti più possibile e verificabili.

La leggenda racconta che Michelangelo, di fronte alla statua di Mosè appena completata, affascinato dal suo realismo abbia esclamato **«Perché non parli?»**, rabbuiandosi al punto di colpirne con lo scalpello il ginocchio. In maniera alquanto stravagante, **Mario Draghi si ritrova** suo malgrado a rinverdire l’epopea del Buonarroti,** con nugoli di giornalisti e uno stuolo di prime firme che gli rivolgono, con malcelata stizza, il medesimo interrogativo**. Ottenendo peraltro lo stesso risultato: muto il capolavoro, muto (o quasi) il presidente del Consiglio.

In effetti la *leadership* del silenzio è una novità assoluta nel panorama politico italiano *post* Prima Repubblica. Da quando Silvio Berlusconi compì, a modo suo per carità, un altro capolavoro mandando in giro la cassetta che esordiva «L’Italia è il Paese che amo» col sottinteso «e che voglio governare qui e ora», **la comunicazione è diventata la cornucopia del consenso politico.** Chi era bravo a farla, magari circondandosi di uno stuolo di esperti e di una calza da piazzare sul video, diventava *leader*. Peraltro subito comprendendo: non per quello che diceva bensì per come.

Passo dopo passo la comunicazione si è fatta **stentorea nei toni e obnubilatrice nei contenuti.** Nei duelli tv e nei *talk show* il mondo delle promesse diventava tanto facilmente fattibile quanto rivelarsi fallace non appena spento il televisore o guadagnato il potere. Scadendo sempre più di livello fino a diventare insulto col Vaffa, la comunicazione si è trasformata in affabulazione e **la distanza tra il detto e il fatto un abisso incolmabile**. La gente si è assuefatta mutuando il meccanismo e facendo diventare altrettanto abissale la distanza tra sé e il Palazzo: vedere alla voce astensionismo.

**Mario Draghi ha rovesciato lo schema: più che le parole (poche e prive di enfasi), contano i fatti (quanti più possibile e verificabili)**. Logico che la comunicazione, via via trasformatasi in teatrino sia da parte dei protagonisti che di chi sta in platea e prende appunti, ne risulti stordita e inebetita. Forse è uno sbaglio, forse un progresso. Ma è difficile contestare il metodo di SuperMario che non è né mai sarà un emulo del pifferaio di Hamelin. Il potere, è noto, ama circondarsi dell’oscurità e del silenzio per meglio gestire i suoi ambiti. Però alzi la mano chi crede che Draghi non vada nell’universo rutilante dei *talk* per nascondere i suoi atti. **Il suo è un silenzio operoso e andrà valutato alla fine del percorso governativo**. È il regista che intima «Ciak si gira!» con gli attori che parlano per lui attraverso la recitazione. Non sarà mai Michelangelo, ma vuoi vedere che ne viene fuori un quasi capolavoro?

*di* Carlo Fusi
