La nuova ipocrisia
Le polemiche sui social per il discorso di ringraziamento di Adele ai Brit Awards, che ha sottolineato di essere un’artista donna, sembrano non tenere conto di valori molto importanti fino a poco fa, con il rischio di traviare il significato delle parole altrui.
La nuova ipocrisia
Le polemiche sui social per il discorso di ringraziamento di Adele ai Brit Awards, che ha sottolineato di essere un’artista donna, sembrano non tenere conto di valori molto importanti fino a poco fa, con il rischio di traviare il significato delle parole altrui.
La nuova ipocrisia
Le polemiche sui social per il discorso di ringraziamento di Adele ai Brit Awards, che ha sottolineato di essere un’artista donna, sembrano non tenere conto di valori molto importanti fino a poco fa, con il rischio di traviare il significato delle parole altrui.
AUTORE: Fulvio Giuliani
Ricordate la canzoncina dei bambini “La macchina del capo ha un buco della gomma“? Il giochino è semplice, man mano che la canzone va avanti si sostituisce alle parole un suono. La macchina diventa diventa ‘brum’, il capo ‘mmm’, il buco ‘psss’ e così via.
Temo fortemente che faremo questa fine, se insisteremo fra politicamente corretto, ossessioni linguistiche e negazioni dell’ovvio. In queste ore, tocca ad Adele essere massacrata sui social, per il suo discorso di ringraziamento al terzo dei Brit Awards vinti l’altra sera (dominatrice assoluta agli Oscar della musica britannica), nella categoria “Artista dell’anno“. Adele, nel ricevere il premio più ambito e prestigioso ha dichiarato: “amo essere donna e un’artista donna”. Apriti cielo.
Riavvolgiamo il nastro per capire: da quest’anno, ai Brit Awards non esistono più le categorie migliore artista maschile o femminile. Esiste la categoria generica “artista“. Questione di rispetto per chi non si identifichi in una distinzione binaria. Scelta più che legittima, in ossequio a tempi in cui per tantissimi dei nostri figli la distinzione binaria è appunto un retaggio del passato, uno scomodo orpello.
Ne ho recentemente scritto, partendo proprio dall’esperienza personale in famiglia con mia figlia adolescente e altri parenti più giovani. Che si arrivi, però, ad accusare Adele di aver offeso non si sa bene chi, per aver semplicemente osato ricordare i suoi sentimenti, la sua vita e anche i suoi dolori personali, cantati in un album di incredibile successo, ci sembra solo un omaggio all’ipocrisia e al neo-conformismo di questi tempi.
Solo pochi mesi fa, un discorso del genere sarebbe stato accolto da ovazioni, nel sottolineare l’orgoglio femminile portato su un grande palco. Oggi, siamo qui a contare gli insulti social, come capitato anche alla creatrice di Harry Potter, J.K. Rowling, colpevole di avere più volte espresso la personale opinione che di sessi ne esistano due.
Da icone a paladine della transfobia è un attimo, in questi tempi di nuovi formalismi. Riflettiamoci.
di Fulvio Giuliani
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