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title: La rabbia delle madri russe
description: Le madri non hanno bandiera. In questa guerra, che ha messo contro due popoli vicini, ci sono loro a dar voce a una disperazione che...
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date: 2022-03-12
modified: 2022-04-15
author: Annalisa Grandi
url: https://laragione.eu/evidenza/la-rabbia-delle-madri-russe/
categories: [Esteri, Evidenza, Il dolore della Guerra]
tags: [figli, guerra, russia, Ucraina]
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# La rabbia delle madri russe

![La rabbia delle madri russe](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2022/03/Evidenza-sito-31.jpg)

Nella guerra fra Russia e Ucraina, ci sono le madri dei giovanissimi soldati russi a dar voce a una disperazione che il Cremlino cerca in ogni modo di mettere a tacere.

**Le madri non hanno bandiera.** In questa guerra, che ha messo contro due popoli vicini, ci sono loro a dar voce a una disperazione che il **Cremlino** cerca in ogni modo di **mettere a tacere**. Sono le **mamme dei soldati russi**, per lo più giovanissimi. «Li hanno spediti a combattere con l’inganno, non sapevano neanche dove erano diretti» dice una di loro. «**Li hanno usati come carne da cannone.** Li hanno mandati a morire» dice un’altra, rivolgendosi in un video al governatore di una regione della Siberia che non fa altro che replicare ribadendo che si tratta di una **“operazione speciale”** e che «nessuno può fare commenti per ora».

Proprio la voce di queste donne racconta quello che **Putin ha tutto l’interesse a celare**: di come sia tutt’altro che compatto il suo popolo. Anche chi è andato a combattere lo sta facendo soltanto perché **costretto**. È il caso dei **giovanissimi militari di leva**: se non si presenteranno di loro spontanea volontà potranno essere reclutati anche con una lettera e non obbedire alla chiamata alle armi verrà considerato un reato di cui rispondere davanti alla **Corte marziale**.

Il presidente russo di fatto intende **obbligare ragazzi** poco più che maggiorenni ad **andare al fronte in Ucraina**, nonostante il divieto per legge di usarli nelle prime linee. Per le loro mamme, unite dalla paura e dalla disperazione, **Kiev ha istituito un numero di emergenza**. Possono chiamare gli ucraini per sapere se i loro figli siano vivi, morti o prigionieri. Per sapere se possono andare a ritirare i loro **cadaveri**, come hanno promesso le autorità ucraine. In pochi giorni sono arrivate **oltre 4mila chiamate**.

[LEGGI TUTTI GLI ARTICOLI “IL DOLORE DELLA GUERRA”](https://laragione.eu/category/esteri/il-dolore-della-guerra/)

Tantissimi sono poi gli **appelli pubblicati sui social**, in canali dedicati a chi ha un figlio al fronte. Nelle foto di quei documenti di identità si legge **2001, 2002** e ci si rende conto che molti di quei soldati sono davvero giovanissimi. Si usa la **Rete** perché da Mosca la direttiva è il silenzio, neanche a queste mamme vengono date notizie sui loro ragazzi. D’altronde all’ombra del **Cremlino si nega qualsiasi cosa**: confermare nomi e volti di morti, feriti e prigionieri significherebbe ammettere quello che sta avvenendo sul suolo ucraino.

É paradossale che a queste donne disperate le uniche notizie arrivino dal ‘nemico’, ma rende perfettamente l’idea di quanto vi sia un abisso – umano – nel modo di gestire il conflitto dall’una e dall’altra parte. Ed è incredibile, ma comprensibile, che la voce che si leva più forte, da dentro i confini russi, sia proprio quella di queste mamme.

**Non hanno paura di urlare**, non hanno paura di far sentire la loro voce perché lì al fronte c’è quello che hanno di più caro al mondo: quei ragazzi che sorridono in foto, che pensavano di partire per delle esercitazioni e che invece si sono trovati a **combattere una vera guerra**. Giovani che forse non diventeranno mai adulti. E che già oggi possono essere uno di quei **corpi in mimetica crivellati di colpi** ritratti nelle terribili foto postate in quegli stessi gruppi di ricerca.

Si può soltanto provare a immaginare lo strazio e l’angoscia di queste donne che rischiano di scoprire così, dai social, che il proprio figlio non c’è più. **Forse non fermeranno Putin** – nessuno oggi in Russia sembra in grado di farlo, almeno per il momento – ma ci restituiscono la giusta immagine di un popolo che non può e non deve essere interamente **identificato col suo presidente**.

 

Di *Annalisa Grandi*
