Le ossessioni del dittatore
Il presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelensky è ormai un’icona della libertà e delle piazze dell’Occidente, contro il cupo totalitarismo di stampo sovietico. Vecchi errori, sempre gli stessi, di autocrati e dittatori, gente che non impara mai dalla storia.
Le ossessioni del dittatore
Il presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelensky è ormai un’icona della libertà e delle piazze dell’Occidente, contro il cupo totalitarismo di stampo sovietico. Vecchi errori, sempre gli stessi, di autocrati e dittatori, gente che non impara mai dalla storia.
Le ossessioni del dittatore
Il presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelensky è ormai un’icona della libertà e delle piazze dell’Occidente, contro il cupo totalitarismo di stampo sovietico. Vecchi errori, sempre gli stessi, di autocrati e dittatori, gente che non impara mai dalla storia.
AUTORE: Fulvio Giuliani
Proviamo a immaginarlo Vladimir Putin osservare la cartina dell’Ucraina e poi allargare lo sguardo a tutta l’Europa: ci sta mettendo troppo, un’infinità di tempo dal suo punto di vista, per stroncare la difesa di un Paese che pensava marcio fino alle fondamenta. Il suo grande avversario, l’ex attore Zelensky (un attore comico che mette alla frusta il colonnello del Kgb!), lo umilia ogni giorno sul piano dialettico ed è ormai un’icona della libertà e delle piazze dell’Occidente, contro il suo cupo totalitarismo di stampo sovietico.
L’Europa, che nella testa del dittatore di Mosca doveva essere ancora più marcia della stessa Ucraina – attaccata ai gasdotti russi come un bambino al biberon – non gli concede nulla. Continua a parlare con Macron e Scholz, ma questi ultimi gli ributtano in faccia la sua ‘disinformatia’ da quattro soldi. Non ha più una moneta, i soldi stanno finendo e sa di dover guardare sempre di più a Est, all’“amica“ Cina. ‘L’alleato fino alla fine dei tempi’, che non vede l’ora di comprarsi la Russia a prezzi di saldo. E Putin lo sa benissimo.
Vecchi errori, sempre gli stessi, di autocrati e dittatori, gente che non impara mai dalla storia. Pronti a puntare sull’Occidente imbelle, debole e indifeso. Sulle democrazie decadenti e desiderose di abbracciare il dittatore, l’uomo forte.
Sia chiaro, come abbiamo più volte scritto in questi giorni, di gente che risponda all’idea che Putin si è fatta di noi ce n’è tanta. Persino troppa. Eppure, resta un’infima minoranza (sempre la solita, dal populismo trionfante, al no tutto, al no vax), rispetto all’anima profonda delle società libere e democratiche.
Non siamo disposti a svendere i nostri principi con quella codardia che si aspettano regolarmente i dittatori. Siamo pieni di difetti, litigiosi e pronti a esaltare ciò che non facciamo bene, ma continuiamo a essere un faro nel mondo. Fate un semplice test, quando incrociate gli adoratori di Putin: chiedete loro come mai nessuno – ripetiamo, nessuno. A cominciare dai suoi stessi oligarchi che non vedono l’ora di scappare a Dubai – sogni di andarsene a vivere a Mosca o Pechino. Perché milioni di persone cercano di raggiungere il nostro mondo e non il loro?
Tranquilli, non sapranno rispondervi, schiumando rabbia e ipocrisia.
Di Fulvio Giuliani
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