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Le annunciate giornate di proteste del movimento no green pass non hanno bloccato l’Italia, mentre i porti hanno funzionato regolarmente, dimostrando in ogni caso l’equilibrio e la maturità della stragrande maggioranza del Paese.

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Molto rumore per nulla. Almeno per ora. Il primo dei due giorni segnati in rosso sul calendario, per le annunciate proteste del movimento no pass, è trascorso senza scossoni. Numerosi i presidii, tante le pacifiche proteste, diverse le persone scese in piazza per ribadire la legittima e ferma contrarietà al provvedimento scelto dal governo per gestire il nostro graduale ritorno alla normalità. Lavoro compreso. I porti, però, hanno funzionato regolarmente, a cominciare da quelli di Trieste e Genova da cui era sembrata partire la protesta più dura.

La logistica non si è fermata e l’annunciato blocco generale, che avrebbe dovuto generare grossi problemi e rilevanti danni economici al sistema di movimentazione e distribuzione delle merci, non c’è stato. Si è registrato, questo sì, un boom dei certificati medici, +23,3% rispetto a venerdì scorso, ma qui siamo in presenza soprattutto di un temporaneo escamotage all’italiana. Tanto è vero che l’aumento, rispetto a due settimane fa, cala al 5,5%.

Intendiamoci, il vero test sarà quello di oggi a Milano. Nel capoluogo lombardo è convocata la manifestazione di carattere nazionale, che nelle intenzioni dei promotori del movimento no pass dovrebbe dare una spallata tale da costringere il governo a una serie di concessioni.

A tal proposito, la questione dei tamponi gratuiti è ormai superata dallo stesso atteggiamento delle frange più estremiste della protesta e dalla giornata di ieri. I portuali di Genova e Trieste avevano urlato di voler andare avanti con i blocchi anche nel caso di un cedimento dell’esecutivo su questo fronte. Fallito, come detto, il tentativo di bloccare i porti, l’arma appare del tutto spuntata: la speranza è che, allora, a nessuno venga in mente di alzare il livello della tensione cercando lo scontro per lo scontro. Spetterà alle forze dell’ordine il compito di vigilare e, se necessario, reprimere. Perché, come scrivevamo 24 ore fa, non è ammissibile lasciar spazio a ribellisti che cercano solo di autoalimentarsi e che per farlo hanno bisogno dell’esposizione mediatica della propria violenza verbale e fisica.

A noi osservatori il compito di sottolineare l’equilibrio e la maturità della stragrande maggioranza del Paese, mostrata ancora una volta ieri. Perché la tutela delle minoranze e la massima attenzione alle loro distanze non può trasformarsi in un masso lasciato precipitare sulla compostezza e la voglia di riprendersi la vita di milioni di persone. L’Italia è un Paese che ha conosciuto i nefasti effetti degli estremismi e ne è uscito senza intaccare la solidità delle istituzioni democratiche. È questa la consapevolezza che deve accompagnarci in una giornata da vivere con attenzione, ma senza inutili isterismi.

di Fulvio Giuliani

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